Premi per ascoltare l'articolo!

NEWS: Ora è possibile ascoltare i nostri contenuti cliccando sulla icona “audio"

Premi per aprire il sito LMF International

  Premi per ascoltare l'articolo! Video in inglese (Dawn Adams) Alcune delle tradizioni britanniche in questo periodo dell’anno sono la decorazione dell’albero di Natale, festeggiare il conto alla rovescia con dei piccoli cioccolatini prima di colazione e, ovviamente, l’invio delle letterine a Babbo Natale. Quest’anno, in cima alla liste dei desideri del team obbligazionario di Kames Capital, c’è la richiesta di una maggiore volatilità nei mercati, per favore. Da inizio anno i rendimenti sui titoli decennali americani sono oscillati di circa 60 punti base, l’intervallo più piccolo dal 1965. Anche l’indice MOVE, che misura la volatilità ad un anno delle options sui Treasury, sta registrando valori ai minimi da 25 anni, così come il VIX, indice della volatilità azionaria. Indubbiamente c’è una discreta dose di noncuranza da parte dei mercati, ma un po’ di brio è proprio ciò che potrebbe servire al mercato obbligazionario. Tutto ciò non vuol dire che non ci sia stata volatilità, visibile soprattutto a livello intraday e di dispersione nei mercati. Esempi sono riscontrabili nel comparto high yield, più precisamente nel settore retail, particolarmente colpito dalla crescita delle vendite online. Un nome tra questi è New Look, i cui bond hanno visto un deprezzamento di circa l’85%. Un altro settore che ha sofferto quest’anno è quello healthcare dei grandi produttori di farmaci generici, i cui margini sono stati compressi dalle modifiche a livello regolamentare. E’ da chiedersi perché i nostri desideri convergano su una maggiore volatilità. Sono i periodi più turbolenti che permettono a chi è in grado di operare una selezione oculata di aggiungere valore al proprio portafoglio. Questo non solo traendo vantaggio dai cosiddetti “vincitori”, ma anche evitando potenziali perdite. Una maggiore dispersione nei mercati, inoltre, andrebbe a creare ottime opportunità su base cross-market, scambiando, ad esempio, titoli spagnoli con italiani o bond investment grade in dollari contro obbligazioni similari in euro alla ricerca di valore relativo. Abbiamo chiesto troppo? Al momento siamo cautamente ottimisti sul futuro del mercato del credito, riconoscendone la solida struttura fondamentale e tecnica, anche grazie al proseguo del Corporate Sector Purchase Programme (programma di acquisto di titoli obbligazionari corporate) da parte della Banca Centrale Europea. Guardiamo comunque con fiducia verso un aumento della volatilità e crediamo che il tema dispersione sia un elemento che terrà banco tra gli investitori nel corso del 2018. Alcuni fattori potrebbero giocare un ruolo in questo senso. Ad esempio se le banche centrali dovessero rivelarsi più aggressive di quanto non sia già prezzato dal mercato. Non ci aspettiamo che ciò accada, a meno che non si verifichi un drastico cambio dell’outlook inflazionistico, anche se, allo stesso modo, non crediamo che il mercato stia incorporando nella sua totalità le intenzioni degli istituti centrali. Spazio, infine, alla politica. La situazione in Europa potrebbe non essere così chiara come in molti pensano. Non scordiamoci di come la Germania abbia fallito nella formazione di una coalizione per la prima volta dai tempi della seconda guerra mondiale, delle prossime elezioni in Italia e di come il populismo possa risorgere all’interno del Vecchio Continente. Ancora aperto, poi, è il capito Tax Reform, il cui compimento è dato per garantito e, si sa, grandi aspettative possono dare grosse delusioni. Nel complesso, quindi, un pizzico di volatilità in più farebbe bene ai gestori attivi come noi. Manteniamo le dita incrociate. Dawn Adams - Fixed Income Investment Specialist - Kames Capital

Alcune delle tradizioni britanniche in questo periodo dell’anno sono la decorazione dell’albero di Natale, festeggiare il conto alla rovescia con dei piccoli cioccolatini prima di colazione e, ovviamente, l’invio delle letterine a Babbo Natale. Quest’anno, in cima alla liste dei desideri del team obbligazionario di Kames Capital, c’è la richiesta di una maggiore volatilità nei mercati, per favore.

Da inizio anno i rendimenti sui titoli decennali americani sono oscillati di circa 60 punti base, l’intervallo più piccolo dal 1965. Anche l’indice MOVE, che misura la volatilità ad un anno delle options sui Treasury, sta registrando valori ai minimi da 25 anni, così come il VIX, indice della volatilità azionaria. Indubbiamente c’è una discreta dose di noncuranza da parte dei mercati, ma un po’ di brio è proprio ciò che potrebbe servire al mercato obbligazionario.
Tutto ciò non vuol dire che non ci sia stata volatilità, visibile soprattutto a livello intraday e di dispersione nei mercati. Esempi sono riscontrabili nel comparto high yield, più precisamente nel settore retail, particolarmente colpito dalla crescita delle vendite online. Un nome tra questi è New Look, i cui bond hanno visto un deprezzamento di circa l’85%. Un altro settore che ha sofferto quest’anno è quello healthcare dei grandi produttori di farmaci generici, i cui margini sono stati compressi dalle modifiche a livello regolamentare.

E’ da chiedersi perché i nostri desideri convergano su una maggiore volatilità. Sono i periodi più turbolenti che permettono a chi è in grado di operare una selezione oculata di aggiungere valore al proprio portafoglio. Questo non solo traendo vantaggio dai cosiddetti “vincitori”, ma anche evitando potenziali perdite. Una maggiore dispersione nei mercati, inoltre, andrebbe a creare ottime opportunità su base cross-market, scambiando, ad esempio, titoli spagnoli con italiani o bond investment grade in dollari contro obbligazioni similari in euro alla ricerca di valore relativo.

Abbiamo chiesto troppo? Al momento siamo cautamente ottimisti sul futuro del mercato del credito, riconoscendone la solida struttura fondamentale e tecnica, anche grazie al proseguo del Corporate Sector Purchase Programme (programma di acquisto di titoli obbligazionari corporate) da parte della Banca Centrale Europea. Guardiamo comunque con fiducia verso un aumento della volatilità e crediamo che il tema dispersione sia un elemento che terrà banco tra gli investitori nel corso del 2018.

Alcuni fattori potrebbero giocare un ruolo in questo senso. Ad esempio se le banche centrali dovessero rivelarsi più aggressive di quanto non sia già prezzato dal mercato. Non ci aspettiamo che ciò accada, a meno che non si verifichi un drastico cambio dell’outlook inflazionistico, anche se, allo stesso modo, non crediamo che il mercato stia incorporando nella sua totalità le intenzioni degli istituti centrali.

Spazio, infine, alla politica. La situazione in Europa potrebbe non essere così chiara come in molti pensano. Non scordiamoci di come la Germania abbia fallito nella formazione di una coalizione per la prima volta dai tempi della seconda guerra mondiale, delle prossime elezioni in Italia e di come il populismo possa risorgere all’interno del Vecchio Continente. Ancora aperto, poi, è il capito Tax Reform, il cui compimento è dato per garantito e, si sa, grandi aspettative possono dare grosse delusioni. Nel complesso, quindi, un pizzico di volatilità in più farebbe bene ai gestori attivi come noi. Manteniamo le dita incrociate.


Dawn Adams - Fixed Income Investment Specialist - Kames Capital

Premi per ascoltare l'articolo!