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  Premi per ascoltare l'articolo! Video (Daniel Morris) Stiamo vivendo un momento economico e finanziario straordinariamente favorevole. La crescita è sostenuta e superiore alle aspettative, l’inflazione è moderata e non preoccupa le banche centrali, la politica monetaria è un po’ più restrittiva ma ancora accomodante, gli utili aziendali crescono a ritmi robusti e i margini di profitto sono in miglioramento: sono gli ingredienti che richiamano alla memoria degli americani la fiaba della piccola Goldilocks, la bambina che gradiva mangiare il suo porridge alla giusta temperatura, non troppo caldo ma nemmeno troppo freddo. E’ lo scenario che abbiamo già vissuto nel 2017, ma che prevedo continui senza grossi scossoni anche per l’anno prossimo. Passando ai consigli di asset allocation, raccomando di dare maggior peso agli investimenti azionari rispetto a quelli obbligazionari, perché le azioni saranno favorite dalla crescita sostenuta degli utili aziendali, mentre i bond soffriranno a causa della graduale risalita dei tassi d’interesse guidata dalle banche centrali e per l’erosione dei rendimenti reali, provocata dal leggero aumento dell’inflazione. Nel panorama delle borse internazionali occorre sottolineare le forti potenzialità dei mercati emergenti, dove la crescita degli utili sarà superiore alle altre aree geografiche e le valutazioni sono ancora in ritardo rispetto ai livelli raggiunti dai mercati più maturi. Una considerazione a parte la merita la borsa americana, che deve le sue straordinarie performance al contributo del settore tecnologico: un elemento che la distingue dall’Europa e che la fa sembrare sopravvalutata, quando in effetti rappresenta una unicità nel panorama mondiale. L’ottimismo che domina l’umore degli investitori non deve farci dimenticare dei potenziali rischi che possono mettere in pericolo questo scenario ideale. Il rischio maggiore è un ritorno inaspettato dell’inflazione: se il ritmo di crescita dei prezzi dovesse superare l’obiettivo del 2% a cui aspirano la Fed e la Banca Centrale Europa, le autorità monetarie sarebbero indotte ad una stretta altrettanto improvvisa sui tassi d’interesse che provocherebbe una caduta delle quotazioni di borsa sia nel comparto obbligazionario che in quello azionario. Da questo punto di vista, vedo con una certa preoccupazione il divario attuale tra le dichiarazioni della Federal Reserve e le aspettative di mercato: la prima prevede per il 2018 tre rialzi dei tassi ufficiali, mentre gli operatori ne scontano appena uno. Nella Zona Euro l’elemento che può mettere a rischio la ripresa economica è un apprezzamento eccessivo dell’euro nei confronti del dollaro: uno scenario che non rientra nelle nostre previsioni, ma che potrebbe presentarsi qualora la crescita Usa dovesse deludere. Daniel Morris – Global Investment Strategist - BNP Paribas Asset Management

Stiamo vivendo un momento economico e finanziario straordinariamente favorevole.

La crescita è sostenuta e superiore alle aspettative, l’inflazione è moderata e non preoccupa le banche centrali, la politica monetaria è un po’ più restrittiva ma ancora accomodante, gli utili aziendali crescono a ritmi robusti e i margini di profitto sono in miglioramento: sono gli ingredienti che richiamano alla memoria degli americani la fiaba della piccola Goldilocks, la bambina che gradiva mangiare il suo porridge alla giusta temperatura, non troppo caldo ma nemmeno troppo freddo.

E’ lo scenario che abbiamo già vissuto nel 2017, ma che prevedo continui senza grossi scossoni anche per l’anno prossimo.

Passando ai consigli di asset allocation, raccomando di dare maggior peso agli investimenti azionari rispetto a quelli obbligazionari, perché le azioni saranno favorite dalla crescita sostenuta degli utili aziendali, mentre i bond soffriranno a causa della graduale risalita dei tassi d’interesse guidata dalle banche centrali e per l’erosione dei rendimenti reali, provocata dal leggero aumento dell’inflazione.

Nel panorama delle borse internazionali occorre sottolineare le forti potenzialità dei mercati emergenti, dove la crescita degli utili sarà superiore alle altre aree geografiche e le valutazioni sono ancora in ritardo rispetto ai livelli raggiunti dai mercati più maturi. Una considerazione a parte la merita la borsa americana, che deve le sue straordinarie performance al contributo del settore tecnologico: un elemento che la distingue dall’Europa e che la fa sembrare sopravvalutata, quando in effetti rappresenta una unicità nel panorama mondiale.

L’ottimismo che domina l’umore degli investitori non deve farci dimenticare dei potenziali rischi che possono mettere in pericolo questo scenario ideale. Il rischio maggiore è un ritorno inaspettato dell’inflazione: se il ritmo di crescita dei prezzi dovesse superare l’obiettivo del 2% a cui aspirano la Fed e la Banca Centrale Europa, le autorità monetarie sarebbero indotte ad una stretta altrettanto improvvisa sui tassi d’interesse che provocherebbe una caduta delle quotazioni di borsa sia nel comparto obbligazionario che in quello azionario. Da questo punto di vista, vedo con una certa preoccupazione il divario attuale tra le dichiarazioni della Federal Reserve e le aspettative di mercato: la prima prevede per il 2018 tre rialzi dei tassi ufficiali, mentre gli operatori ne scontano appena uno. Nella Zona Euro l’elemento che può mettere a rischio la ripresa economica è un apprezzamento eccessivo dell’euro nei confronti del dollaro: uno scenario che non rientra nelle nostre previsioni, ma che potrebbe presentarsi qualora la crescita Usa dovesse deludere.


Daniel Morris – Global Investment Strategist - BNP Paribas Asset Management

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