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  Premi per ascoltare l'articolo! Le crescenti divergenze economiche a livello globale e le turbolenze politiche stanno contribuendo ad aumentare la volatilità sui mercati. Per questo, oggi più che mai, occorre un approccio attivo e selettivo negli investimenti. Sviluppo dell’intelligenza artificiale, espansione dell’influenza cinese nel continente asiatico e benefici potenziali dei fattori ESG per ottenere maggiori rendimenti, rappresentano temi di investimento attraenti nel lungo termine. Il rialzo dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, oltre che la riduzione del quantitative easing da parte della Federal Reserve (Fed) e della Banca Centrale Europea (BCE), con ogni probabilità nel 2019 comporteranno una diminuzione della liquidità e un aumento della volatilità. Affrontare con successo le sfide dei mercati potrebbe richiedere maggiori competenze: gli investitori dovrebbero puntare sulla selezione attiva degli investimenti piuttosto che accettare passivamente l’andamento di mercato, anche se nessuna strategia è in grado di offrire garanzie in termini di sovraperformance. È probabile che l’economia globale, il cui andamento si mantiene positivo, evidenzi un’ulteriore riduzione della sincronizzazione e una maggiore frammentazione, proseguendo nella tendenza iniziata nel 2018 quando le performance dei mercati sono entrate in territorio negativo. I principali ostacoli alla performance saranno presumibilmente le tensioni commerciali e l’incertezza politica, mentre l’elevato prezzo del petrolio e le condizioni di saturazione del mercato del lavoro negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania e Giappone potrebbero accrescere i timori di rialzo dei tassi e dell’inflazione. Negli ultimi anni, gli investitori si sono potuti permettere di “andare a traino” perché i mercati erano in rialzo, ma continuare oggi con questo approccio rischia di portare alla distruzione di valore anziché alla sua creazione. Entrando in un periodo di ridotta correlazione fra le asset class, maggiore volatilità e rendimenti inferiori, soprattutto sul fronte azionario, adottare un approccio attivo nell’allocazione degli investimenti e nella selezione dei titoli assumere un ruolo sempre più rilevante. 4 temi di investimento chiave per il 2019 1 Una nuova “tech cold war” potrebbe provocare una disruption nel settore tecnologico Nel corso del 2018, l’amministrazione Trump ha individuato nella Cina una minaccia sul fronte strategico delle tecnologie. Ciò ha prodotto timori in Cina in merito alla possibile inaccessibilità futura alle tecnologie americane, che rappresenterebbe una minaccia strategica per la sua sicurezza economica. Sia l’America che la Cina potrebbero pertanto essere indotte a sviluppare propri ecosistemi tecnologici distinti, instaurando una “tech cold war” (guerra fredda sulle tecnologie) che tra le possibili conseguenze potrebbe avere la riduzione dei margini di profitto, l’inibizione dell’innovazione e la disruption nelle supply chain mondiali delle aziende tecnologiche in Asia e negli Stati Uniti. 2 Il “Quantitative Tightening” potrebbe implicare minor crescita e maggiore volatilità Le Banche Centrali hanno cominciato a ridurre le azioni di stimolo attraverso le quali avevano immesso massicce dosi di liquidità sui mercati per sostenere l’economia mondiale nel periodo successivo alla crisi finanziaria. Negli Stati Uniti, la Fed sta alzando i tassi e cominciando il cosiddetto “quantitative tightening” (QT), con le dismissioni dei titoli acquistati nel periodo post-crisi. A mano a mano che il suo esempio verrà seguito dalle altre Banche Centrali, la volatilità nei mercati potrebbe aumentare. A fronte del successo ottenuto dal Presidente Trump nell’ “innescare il turbo” alla crescita già solida degli Stati Uniti, altri governi stanno considerando l’introduzione di stimoli fiscali nelle proprie economie. Potremmo quindi assistere ad un aumento delle emissioni di obbligazioni governative sui mercati, nel momento in cui anche le Banche Centrali stanno riversando i titoli in proprio possesso. Con ogni probabilità questo comporterà l’incremento dei tassi richiesti per ottenere finanziamenti e colpirà i soggetti più indebitati nell’economia globale, soprattutto i mercati emergenti. Qualora ciò si verificasse, dovremmo aspettarci un rallentamento della crescita e maggiori possibilità di default. 3 I criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG) si stanno affermando tra gli investitori, che ne riconoscono il potenziale ai fini di gestire i rischi e generare performance I valori di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (Environmental, Social and Governance) sono diventati di grande interesse per gli investitori. Le aziende che considerano e gestiscono questi fattori, dedicando attenzione ad aspetti come una governance solida, il cambiamento climatico e la diversità nella composizione degli organi aziendali (board diversity) probabilmente vedranno rafforzata la propria posizione negli anni a venire. Gli investitori che valutano i criteri ESG possono trarne ulteriori spunti per individuare le opportunità in un mercato che richiede una sempre maggiore selettività. Il crescente interesse per questi fattori di sostenibilità ha comportato la creazione di numerose categorie per classificare e differenziare i diversi approcci in termini di filosofia e di risposta alle esigenze degli investitori. Per questa ragione è importante essere chiari sull’approccio adottato. L’approccio “Integrated ESG” – ovvero l’integrazione delle valutazioni dei fattori ESG all’interno di un processo di investimento esistente – sta riscuotendo sempre maggior favore. In AllianzGI adottiamo un approccio rigoroso, non affidandoci interamente a rating ESG esterni e a metodologie di terzi: i nostri professionisti degli investimenti mettono in discussione potenziali investimenti in titoli caratterizzati da un rating ESG basso, contribuendo ad un dibattito interno all’azienda. Poiché i nostri gestori possono avere nei loro portafogli anche titoli “rischiosi” sotto il profilo ESG, ci troviamo in una posizione privilegiata per fare attività di engagement con le società stesse in cui investiamo, al fine di introdurre cambiamenti volti a ridurre tali rischi e a migliorare il potenziale di rendimento nel lungo termine. Alcuni investitori sono interessati a indirizzare i propri investimenti in modo tale da raggiungere obiettivi attraenti non solo dal punto di vista finanziario, ma anche extra finanziario. Ciò può avvenire applicando screening negativi, oppure, ed è sempre più così, attraverso screening positivi, contribuendo a realizzare un più ampio impatto sociale.----------La sostenibilità ESG nelle sue diverse forme sarà uno dei temi d’investimento rilevanti nel 2019 e negli anni successivi. Per consolidare gli investimenti ESG come attività mainstream, gli asset manager dovranno essere chiari rispetto all’approccio adottato e alle modalità con cui vengono soddisfatte le diverse esigenze e aspettative dei propri clienti. 4 Le crescenti disuguaglianze stanno danneggiando l’economia e trasformando la politica Le disuguaglianze economiche che stanno aumentando nei vari Paesi del mondo, sono un fattore rilevante nella spinta alla diffusione di sentimenti contrari alla globalizzazione, una tendenza che pare possa ulteriormente acuirsi. Tali disuguaglianze rappresentano un tema politico che ha contribuito all’ascesa di partiti nazionalisti e populisti, e possono frenare la crescita, destabilizzare i sistemi sociali e mettere sotto pressione i bilanci pubblici.Le crescenti disuguaglianze stanno portando nelle urne sempre più voti di elettori disillusi e scontenti dello status quo, favorendo lo sviluppo di nuove proposte politiche che potrebbero aumentare ulteriormente la volatilità sui mercati. Inoltre, sembra che i Millennial siano destinati a diventare una forza politica sempre più potente nel prossimo decennio e, considerate le loro caratteristiche come gruppo demografico, appare probabile che le loro istanze siano volte a chiedere equità, trasparenza e chiarezza sul contributo delle aziende al bene comune. Outlook 2019 per area geografica Stati UnitiIl Presidente Trump probabilmente si focalizzerà in misura crescente sulla campagna per le presidenziali del 2020. Ciò potrebbe creare contrasti tra Donald Trump, che spinge per aumentare la spesa pubblica, ridurre le tasse e realizzare nuove infrastrutture, e la Fed, alla guida dell’economia USA nella fase avanzata del ciclo. Fino ad ora hanno prevalso gli effetti del pacchetto di stimoli implementato da Trump: l’espansione economica ha ridotto il tasso di disoccupazione al 3,7% di fine ottobre, il livello più basso degli ultimi 48 anni. È probabile tuttavia che l’inflazione aumenti per effetto della crescita dei salari, date le condizioni di piena occupazione sul mercato del lavoro. Ciò rende più probabili ulteriori rialzi dei tassi, e i segmenti più ciclici dell’economia statunitense, come il settore automobilistico e quello immobiliare, potrebbero reagire negativamente. Inoltre, il protrarsi delle tensioni sul fronte commerciale fra Stati Uniti e gli altri Paesi potrebbe danneggiare tutte le parti coinvolte. Prevediamo un raffreddamento dell’economia statunitense, con un tasso di crescita che dovrebbe riportarsi al 2%, ma nell’immediato non intravvediamo alcun segnale di recessione per il 2019. Le due diverse maggioranze al Congresso potrebbero trovarsi d’accordo sulla revisione dei prezzi dei farmaci, l’aumento della spesa pubblica per lo sviluppo di infrastrutture e la riduzione dell’accesso da parte della Cina alle tecnologie statunitensi. È probabile che non approvino invece altre misure di riforma fiscale, che fornirebbero ulteriori stimoli all’economia ma aumenterebbero il deficit del Paese. Regno UnitoIl 2019 sarà un anno fondamentale per il Regno Unito: il 29 marzo 2019 è infatti la data ufficiale della sua uscita dall’Unione Europea. Resta da vedere a che tipo di accordo si sarà giunti a quella data, e quali decisioni verranno rinviate, ma probabilmente l’economia britannica manifesterà ulteriore debolezza se si protrarranno le incertezze sulla Brexit. Il “rischio estremo” di un cambio di governo aggiungerebbe altro nervosismo. Nel caso in cui non si raggiunga nessun accordo, sono probabili contraccolpi sulla sterlina e sui rendimenti obbligazionari. In generale gli investimenti in asset britannici in questo momento non godono di grande favore e non sono molto presenti nei portafogli. La loro performance nel 2019 dipenderà sia dalla fase finale del ciclo economico che dal grado di incertezza sulla Brexit. Le grandi aziende che esportano, sono diversificate e hanno una quota significativa del loro business al di fuori dell’UE potrebbero essere quelle meglio posizionate. EuropaL’andamento dell’economia europea attualmente è piuttosto positivo, ma ci sono alcune criticità: I segnali di debolezza sul fronte delle esportazioni stanno frenando la locomotiva tedesca. Il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha annunciato la sua uscita dalla politica nel 2021 e questo può comportare ulteriori problemi per la maggior economia europea. Le tensioni in Italia, e il suo scontro con l’Unione Europea sulla manovra finanziaria, possono frenare il cammino dell’UE verso quelle riforme di cui c’è molto bisogno: l’unione dei mercati dei capitali, la garanzia comune sui depositi bancari e una politica fiscale comune. Le elezioni per il Parlamento Europeo del maggio 2019 saranno il momento della verità per il continente europeo, stretto nella contesa fra populisti euroscettici e candidati più tradizionali appartenenti all’establishment. La direzione futura dell’UE diventerà un tema rilevante, visto che i suoi pilastri fondamentali, scossi dalla crisi dell’Eurozona del 2010-2012, non sono stati ancora sufficientemente rafforzati. L’UE continua ad essere sensibile al momentum sulla crescita economica globale, in quanto una parte consistente delle attività e degli investimenti dell’area è orientata alle esportazioni. CinaLa Cina è impegnata a riequilibrare la propria economia, spostandone sempre di più l’asse trainante dalle esportazioni ai servizi e ai consumi interni. Il Paese vuole inoltre liberarsi dell’elevato livello di debito e incoraggia le aziende di stato a privilegiare la massimizzazione dei profitti rispetto all’occupazione. Con queste sfide da affrontare, la Cina non ha certo bisogno di una guerra commerciale né di una guerra con gli Stati Uniti sul fronte delle tecnologie. Riteniamo tuttavia che il governo cinese possa raggiungere i propri obiettivi in molti modi. La chiarezza delle sue politiche, la determinazione e la forte leadership centrale dovrebbero aiutare il Paese a raggiungere i target economici. I giganti tecnologi cinesi, come i cosiddetti BAT* (Baidu, Alibaba, Tencent), potrebbero essere più inclini ad allinearsi con la posizione del governo rispetto ai loro omologhi statunitensi, i cosiddetti FANG* (Facebook, Amazon, Netflix, Google). I BAT inoltre hanno più facile accesso ad un mercato geografico di maggiori dimensioni. In ultima analisi, la Cina deve evitare la “trappola del basso reddito” che ha afflitto tanti Paesi emergenti, ecco perché è così concentrata sulle politiche del piano “Made in China 2025” per portare la sua industria a salire nella catena del valore. Asia PacificoIl Giappone e gli altri Paesi asiatici sono legati alle fortune della Cina, soprattutto ora che l’influenza statunitense nell’area è in declino. La serie di investimenti strategici nell’ambito del progetto della “Nuova Via della Seta” (One belt, One road) rappresenta una fonte rilevante di finanziamento per importanti progetti infrastrutturali in tutta l’area geografica. Un altro tema rilevante è rappresentato dalle riforme, soprattutto in India e in Indonesia, entrambi Paesi che andranno alle urne nel 2019. In tutta l’area, i governi punteranno su ulteriore liberalizzazione economica e riforme strutturali a sostegno della crescita. Quelli che avranno successo dovrebbero vedere la propria azione rafforzata da una popolazione giovane e lavoratrice di Millennial. Implicazioni per gli investimenti Non si devono escludere interi mercati o aree geografiche sulla base di singoli eventi, per esempio la Brexit. È importante capire quali titoli o settori saranno favoriti basandosi su scenari specifici. A livello globale stanno aumentando le pressioni inflazionistiche al crescere dei prezzi al consumo; gli investitori dovrebbero guardare all’azionario, alle materie prime e all’immobiliare, che sono strumenti classici per proteggersi dall’inflazione. Sui mercati globali, azioni e materie prime appaiono ancora complessivamente ben posizionate. La “ricerca di income” resta importante in un mondo ancora dominato da bassi tassi d’interesse. Le obbligazioni investment grade e high yield statunitensi ed europee potrebbero trovarsi sotto pressione il prossimo anno, anche se i fondamentali del credito a livello globale sono stabili. La diversificazione da sola come strategia potrebbe non essere più sufficiente, in quanto il quantitative easing ha distorto i prezzi di molte asset class; idee contrarian e temi diversi da quelli del consensus possono risultare premianti. Dalla disruption sul fronte politico e della tecnologia a livello globale emergeranno vincitori e vinti; l’approccio attivo a livello di ricerca e analisi può incrementare le possibilità di generare alfa.

Le crescenti divergenze economiche a livello globale e le turbolenze politiche stanno contribuendo ad aumentare la volatilità sui mercati. Per questo, oggi più che mai, occorre un approccio attivo e selettivo negli investimenti. Sviluppo dell’intelligenza artificiale, espansione dell’influenza cinese nel continente asiatico e benefici potenziali dei fattori ESG per ottenere maggiori rendimenti, rappresentano temi di investimento attraenti nel lungo termine.

Il rialzo dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, oltre che la riduzione del quantitative easing da parte della Federal Reserve (Fed) e della Banca Centrale Europea (BCE), con ogni probabilità nel 2019 comporteranno una diminuzione della liquidità e un aumento della volatilità. Affrontare con successo le sfide dei mercati potrebbe richiedere maggiori competenze: gli investitori dovrebbero puntare sulla selezione attiva degli investimenti piuttosto che accettare passivamente l’andamento di mercato, anche se nessuna strategia è in grado di offrire garanzie in termini di sovraperformance.

È probabile che l’economia globale, il cui andamento si mantiene positivo, evidenzi un’ulteriore riduzione della sincronizzazione e una maggiore frammentazione, proseguendo nella tendenza iniziata nel 2018 quando le performance dei mercati sono entrate in territorio negativo.

I principali ostacoli alla performance saranno presumibilmente le tensioni commerciali e l’incertezza politica, mentre l’elevato prezzo del petrolio e le condizioni di saturazione del mercato del lavoro negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania e Giappone potrebbero accrescere i timori di rialzo dei tassi e dell’inflazione.

Negli ultimi anni, gli investitori si sono potuti permettere di “andare a traino” perché i mercati erano in rialzo, ma continuare oggi con questo approccio rischia di portare alla distruzione di valore anziché alla sua creazione. Entrando in un periodo di ridotta correlazione fra le asset class, maggiore volatilità e rendimenti inferiori, soprattutto sul fronte azionario, adottare un approccio attivo nell’allocazione degli investimenti e nella selezione dei titoli assumere un ruolo sempre più rilevante.

4 temi di investimento chiave per il 2019

1 Una nuova “tech cold war” potrebbe provocare una disruption nel settore tecnologico

Nel corso del 2018, l’amministrazione Trump ha individuato nella Cina una minaccia sul fronte strategico delle tecnologie. Ciò ha prodotto timori in Cina in merito alla possibile inaccessibilità futura alle tecnologie americane, che rappresenterebbe una minaccia strategica per la sua sicurezza economica. Sia l’America che la Cina potrebbero pertanto essere indotte a sviluppare propri ecosistemi tecnologici distinti, instaurando una “tech cold war” (guerra fredda sulle tecnologie) che tra le possibili conseguenze potrebbe avere la riduzione dei margini di profitto, l’inibizione dell’innovazione e la disruption nelle supply chain mondiali delle aziende tecnologiche in Asia e negli Stati Uniti.

2 Il “Quantitative Tightening” potrebbe implicare minor crescita e maggiore volatilità

Le Banche Centrali hanno cominciato a ridurre le azioni di stimolo attraverso le quali avevano immesso massicce dosi di liquidità sui mercati per sostenere l’economia mondiale nel periodo successivo alla crisi finanziaria. Negli Stati Uniti, la Fed sta alzando i tassi e cominciando il cosiddetto “quantitative tightening” (QT), con le dismissioni dei titoli acquistati nel periodo post-crisi. A mano a mano che il suo esempio verrà seguito dalle altre Banche Centrali, la volatilità nei mercati potrebbe aumentare.

A fronte del successo ottenuto dal Presidente Trump nell’ “innescare il turbo” alla crescita già solida degli Stati Uniti, altri governi stanno considerando l’introduzione di stimoli fiscali nelle proprie economie. Potremmo quindi assistere ad un aumento delle emissioni di obbligazioni governative sui mercati, nel momento in cui anche le Banche Centrali stanno riversando i titoli in proprio possesso. Con ogni probabilità questo comporterà l’incremento dei tassi richiesti per ottenere finanziamenti e colpirà i soggetti più indebitati nell’economia globale, soprattutto i mercati emergenti. Qualora ciò si verificasse, dovremmo aspettarci un rallentamento della crescita e maggiori possibilità di default.

3 I criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG) si stanno affermando tra gli investitori, che ne riconoscono il potenziale ai fini di gestire i rischi e generare performance

I valori di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (Environmental, Social and Governance) sono diventati di grande interesse per gli investitori. Le aziende che considerano e gestiscono questi fattori, dedicando attenzione ad aspetti come una governance solida, il cambiamento climatico e la diversità nella composizione degli organi aziendali (board diversity) probabilmente vedranno rafforzata la propria posizione negli anni a venire. Gli investitori che valutano i criteri ESG possono trarne ulteriori spunti per individuare le opportunità in un mercato che richiede una sempre maggiore selettività.

Il crescente interesse per questi fattori di sostenibilità ha comportato la creazione di numerose categorie per classificare e differenziare i diversi approcci in termini di filosofia e di risposta alle esigenze degli investitori. Per questa ragione è importante essere chiari sull’approccio adottato.

L’approccio “Integrated ESG” – ovvero l’integrazione delle valutazioni dei fattori ESG all’interno di un processo di investimento esistente – sta riscuotendo sempre maggior favore. In AllianzGI adottiamo un approccio rigoroso, non affidandoci interamente a rating ESG esterni e a metodologie di terzi: i nostri professionisti degli investimenti mettono in discussione potenziali investimenti in titoli caratterizzati da un rating ESG basso, contribuendo ad un dibattito interno all’azienda. Poiché i nostri gestori possono avere nei loro portafogli anche titoli “rischiosi” sotto il profilo ESG, ci troviamo in una posizione privilegiata per fare attività di engagement con le società stesse in cui investiamo, al fine di introdurre cambiamenti volti a ridurre tali rischi e a migliorare il potenziale di rendimento nel lungo termine.

Alcuni investitori sono interessati a indirizzare i propri investimenti in modo tale da raggiungere obiettivi attraenti non solo dal punto di vista finanziario, ma anche extra finanziario. Ciò può avvenire applicando screening negativi, oppure, ed è sempre più così, attraverso screening positivi, contribuendo a realizzare un più ampio impatto sociale.
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La sostenibilità ESG nelle sue diverse forme sarà uno dei temi d’investimento rilevanti nel 2019 e negli anni successivi. Per consolidare gli investimenti ESG come attività mainstream, gli asset manager dovranno essere chiari rispetto all’approccio adottato e alle modalità con cui vengono soddisfatte le diverse esigenze e aspettative dei propri clienti.

4 Le crescenti disuguaglianze stanno danneggiando l’economia e trasformando la politica

Le disuguaglianze economiche che stanno aumentando nei vari Paesi del mondo, sono un fattore rilevante nella spinta alla diffusione di sentimenti contrari alla globalizzazione, una tendenza che pare possa ulteriormente acuirsi. Tali disuguaglianze rappresentano un tema politico che ha contribuito all’ascesa di partiti nazionalisti e populisti, e possono frenare la crescita, destabilizzare i sistemi sociali e mettere sotto pressione i bilanci pubblici.
Le crescenti disuguaglianze stanno portando nelle urne sempre più voti di elettori disillusi e scontenti dello status quo, favorendo lo sviluppo di nuove proposte politiche che potrebbero aumentare ulteriormente la volatilità sui mercati. Inoltre, sembra che i Millennial siano destinati a diventare una forza politica sempre più potente nel prossimo decennio e, considerate le loro caratteristiche come gruppo demografico, appare probabile che le loro istanze siano volte a chiedere equità, trasparenza e chiarezza sul contributo delle aziende al bene comune.

Outlook 2019 per area geografica

Stati Uniti
Il Presidente Trump probabilmente si focalizzerà in misura crescente sulla campagna per le presidenziali del 2020. Ciò potrebbe creare contrasti tra Donald Trump, che spinge per aumentare la spesa pubblica, ridurre le tasse e realizzare nuove infrastrutture, e la Fed, alla guida dell’economia USA nella fase avanzata del ciclo.

Fino ad ora hanno prevalso gli effetti del pacchetto di stimoli implementato da Trump: l’espansione economica ha ridotto il tasso di disoccupazione al 3,7% di fine ottobre, il livello più basso degli ultimi 48 anni. È probabile tuttavia che l’inflazione aumenti per effetto della crescita dei salari, date le condizioni di piena occupazione sul mercato del lavoro. Ciò rende più probabili ulteriori rialzi dei tassi, e i segmenti più ciclici dell’economia statunitense, come il settore automobilistico e quello immobiliare, potrebbero reagire negativamente. Inoltre, il protrarsi delle tensioni sul fronte commerciale fra Stati Uniti e gli altri Paesi potrebbe danneggiare tutte le parti coinvolte.

Prevediamo un raffreddamento dell’economia statunitense, con un tasso di crescita che dovrebbe riportarsi al 2%, ma nell’immediato non intravvediamo alcun segnale di recessione per il 2019. Le due diverse maggioranze al Congresso potrebbero trovarsi d’accordo sulla revisione dei prezzi dei farmaci, l’aumento della spesa pubblica per lo sviluppo di infrastrutture e la riduzione dell’accesso da parte della Cina alle tecnologie statunitensi. È probabile che non approvino invece altre misure di riforma fiscale, che fornirebbero ulteriori stimoli all’economia ma aumenterebbero il deficit del Paese.

Regno Unito
Il 2019 sarà un anno fondamentale per il Regno Unito: il 29 marzo 2019 è infatti la data ufficiale della sua uscita dall’Unione Europea. Resta da vedere a che tipo di accordo si sarà giunti a quella data, e quali decisioni verranno rinviate, ma probabilmente l’economia britannica manifesterà ulteriore debolezza se si protrarranno le incertezze sulla Brexit. Il “rischio estremo” di un cambio di governo aggiungerebbe altro nervosismo.

Nel caso in cui non si raggiunga nessun accordo, sono probabili contraccolpi sulla sterlina e sui rendimenti obbligazionari. In generale gli investimenti in asset britannici in questo momento non godono di grande favore e non sono molto presenti nei portafogli. La loro performance nel 2019 dipenderà sia dalla fase finale del ciclo economico che dal grado di incertezza sulla Brexit. Le grandi aziende che esportano, sono diversificate e hanno una quota significativa del loro business al di fuori dell’UE potrebbero essere quelle meglio posizionate.

Europa
L’andamento dell’economia europea attualmente è piuttosto positivo, ma ci sono alcune criticità:

  • I segnali di debolezza sul fronte delle esportazioni stanno frenando la locomotiva tedesca. Il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha annunciato la sua uscita dalla politica nel 2021 e questo può comportare ulteriori problemi per la maggior economia europea.
  • Le tensioni in Italia, e il suo scontro con l’Unione Europea sulla manovra finanziaria, possono frenare il cammino dell’UE verso quelle riforme di cui c’è molto bisogno: l’unione dei mercati dei capitali, la garanzia comune sui depositi bancari e una politica fiscale comune.
  • Le elezioni per il Parlamento Europeo del maggio 2019 saranno il momento della verità per il continente europeo, stretto nella contesa fra populisti euroscettici e candidati più tradizionali appartenenti all’establishment.

La direzione futura dell’UE diventerà un tema rilevante, visto che i suoi pilastri fondamentali, scossi dalla crisi dell’Eurozona del 2010-2012, non sono stati ancora sufficientemente rafforzati. L’UE continua ad essere sensibile al momentum sulla crescita economica globale, in quanto una parte consistente delle attività e degli investimenti dell’area è orientata alle esportazioni.

Cina
La Cina è impegnata a riequilibrare la propria economia, spostandone sempre di più l’asse trainante dalle esportazioni ai servizi e ai consumi interni. Il Paese vuole inoltre liberarsi dell’elevato livello di debito e incoraggia le aziende di stato a privilegiare la massimizzazione dei profitti rispetto all’occupazione. Con queste sfide da affrontare, la Cina non ha certo bisogno di una guerra commerciale né di una guerra con gli Stati Uniti sul fronte delle tecnologie.

Riteniamo tuttavia che il governo cinese possa raggiungere i propri obiettivi in molti modi. La chiarezza delle sue politiche, la determinazione e la forte leadership centrale dovrebbero aiutare il Paese a raggiungere i target economici. I giganti tecnologi cinesi, come i cosiddetti BAT* (Baidu, Alibaba, Tencent), potrebbero essere più inclini ad allinearsi con la posizione del governo rispetto ai loro omologhi statunitensi, i cosiddetti FANG* (Facebook, Amazon, Netflix, Google). I BAT inoltre hanno più facile accesso ad un mercato geografico di maggiori dimensioni. In ultima analisi, la Cina deve evitare la “trappola del basso reddito” che ha afflitto tanti Paesi emergenti, ecco perché è così concentrata sulle politiche del piano “Made in China 2025” per portare la sua industria a salire nella catena del valore.

Asia Pacifico
Il Giappone e gli altri Paesi asiatici sono legati alle fortune della Cina, soprattutto ora che l’influenza statunitense nell’area è in declino. La serie di investimenti strategici nell’ambito del progetto della “Nuova Via della Seta” (One belt, One road) rappresenta una fonte rilevante di finanziamento per importanti progetti infrastrutturali in tutta l’area geografica.

Un altro tema rilevante è rappresentato dalle riforme, soprattutto in India e in Indonesia, entrambi Paesi che andranno alle urne nel 2019. In tutta l’area, i governi punteranno su ulteriore liberalizzazione economica e riforme strutturali a sostegno della crescita. Quelli che avranno successo dovrebbero vedere la propria azione rafforzata da una popolazione giovane e lavoratrice di Millennial.

Implicazioni per gli investimenti

  1. Non si devono escludere interi mercati o aree geografiche sulla base di singoli eventi, per esempio la Brexit. È importante capire quali titoli o settori saranno favoriti basandosi su scenari specifici.
  2. A livello globale stanno aumentando le pressioni inflazionistiche al crescere dei prezzi al consumo; gli investitori dovrebbero guardare all’azionario, alle materie prime e all’immobiliare, che sono strumenti classici per proteggersi dall’inflazione. Sui mercati globali, azioni e materie prime appaiono ancora complessivamente ben posizionate.
  3. La “ricerca di income” resta importante in un mondo ancora dominato da bassi tassi d’interesse. Le obbligazioni investment grade e high yield statunitensi ed europee potrebbero trovarsi sotto pressione il prossimo anno, anche se i fondamentali del credito a livello globale sono stabili.
  4. La diversificazione da sola come strategia potrebbe non essere più sufficiente, in quanto il quantitative easing ha distorto i prezzi di molte asset class; idee contrarian e temi diversi da quelli del consensus possono risultare premianti.
  5. Dalla disruption sul fronte politico e della tecnologia a livello globale emergeranno vincitori e vinti; l’approccio attivo a livello di ricerca e analisi può incrementare le possibilità di generare alfa.
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