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  Premi per ascoltare l'articolo! Il cielo si sta rannuvolando per gli investitori obbligazionari, che presto potrebbero dover dire addio alla tranquillità a cui si sono abituati dal 2008. Vi sono infatti diversi elementi che stanno turbando la calma del periodo post crisi finanziaria. Vediamo quali. Si è passati da un problema significativo di disoccupazione nel dopo crisi alla situazione attuale, in cui si sfiora la carenza di forza lavoro. La disoccupazione negli Usa è sui minimi degli ultimi 50 anni, in Giappone il rapporto tra offerte di lavoro e candidature ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 45 anni e in UK, nonostante i timori legati alla Brexit, la disoccupazione è sui minimi dal 1975. Le banche centrali sembrano sempre più convinte che il QE abbia fatto il suo tempo e che sia necessario alzare i tassi. Persino in Europa, che è in ritardo sulla ripresa economica rispetto al resto del mondo, la Banca Centrale ha annunciato la probabile fine del programma di QE. I governi stanno spendendo di più. Dalla più evidente prodigalità fiscale del Presidente Trump, nella forma di tagli significativi alla tassazione, al più ponderato budget 2018 del Regno Unito, accolto come un segnale di fine del lungo periodo di austerity, quasi in tutto il mondo i governi si stanno muovendo per facilitare la vita dei propri elettori. Che ciò dipenda dalla crescita del populismo o dalle maggiori disponibilità finanziarie dei Paesi, le politiche fiscali stanno diventando più favorevoli all’economia globale. Le tendenze protezioniste si stanno rafforzando. La decisione del Presidente Trump di imporre dazi sulle importazioni dalla Cina ha avuto un impatto negativo sul sentiment economico in Asia. L’outlook per il commercio globale rimane incerto. L’atteggiamento di Donald Trump verso la Cina e verso la politica commerciale più in generale rimarrà un fattore determinante per l’andamento futuro dell’economia e dei mercati globali. Dopo un decennio di politiche monetarie estremamente accomodanti, non sorprende che ci sia un certo livello di turbolenza sui mercati nel momento in cui le banche centrali iniziano a interrompere gradualmente queste misure. I mercati si stanno acclimatando a questo cambiamento e alcuni degli asset rischiosi più sopravvalutati, in particolare le azioni, hanno sofferto di recente. Prevediamo che vi saranno alcuni sviluppi positivi, altri più neutrali, altri invece negativi. Le buone notizie: la crescita degli Usa sembra più duratura di quanto suggerito dalla maggior parte degli osservatori. I nostri analisti ritengono che la produttività possa ancora aumentare. Ciò da una parte potrebbe comportare che i tassi di interesse si assestino su un livello più alto; dall’altra parte, può implicare un maggiore livello di crescita. Gli effetti positivi di questo aumento di produttività potrebbero estendersi anche al di fuori dei confini degli Stati Uniti. Le notizie neutrali: l’attività economica domestica nella maggior parte dei Paesi del mondo procede in modo positivo, la maggioranza dei consumatori mantiene un tenore di vita commensurato alle proprie disponibilità economiche e non si sono ancora visti molti degli eccessi che spesso caratterizzano la fase avanzata del ciclo dopo un lungo periodo di espansione. In generale, l’occupazione e la crescita dei redditi salariali sono su livelli ragionevoli, piuttosto che eccessivi. L’inflazione, pur in lieve aumento, non sta dando alcun segnale di avvertimento di un possibile eccesso. Se il contesto attuale dovesse proseguire, le banche centrali, pur continuando a rimuovere le politiche monetarie accomodanti, potranno muoversi in modo graduale, evitando di soffocare l’economia. Le cattive notizie: è improbabile che i prezzi degli asset continuino ad aumentare in modo rapido e costante come negli ultimi 5-10 anni. A mano a mano che le politiche monetarie verranno normalizzate, molti asset dovranno essere prezzati senza più il significativo sostegno offerto dalle misure delle banche centrali: ciò potrebbe comportare consistenti aggiustamenti. I mercati saranno probabilmente più volatili in futuro. Di conseguenza, i default aziendali potrebbero aumentare. Sarà necessario prezzare i rischi in modo preciso e realistico: occorre quindi abbandonare un certo ottimismo eccessivo, soprattutto in parti del mondo dove il debito è silenziosamente cresciuto fino a livelli da record. Ciò non deve necessariamente avere un impatto disastroso sui prezzi degli asset; tuttavia, potrebbe significare che il tempo delle tattiche ‘buy and hold’ – tenere in portafoglio azioni e obbligazioni e beneficiare della crescita stabile dei prezzi – è quasi al termine. Ci aspettiamo che emergano opportunità consistenti adottando un approccio più attivo, non solo nel fixed income, ma potenzialmente in tutte le asset class. Bob Jolly - Head of Global Macro Strategy - Schroders

Il cielo si sta rannuvolando per gli investitori obbligazionari, che presto potrebbero dover dire addio alla tranquillità a cui si sono abituati dal 2008. Vi sono infatti diversi elementi che stanno turbando la calma del periodo post crisi finanziaria. Vediamo quali.

Si è passati da un problema significativo di disoccupazione nel dopo crisi alla situazione attuale, in cui si sfiora la carenza di forza lavoro. La disoccupazione negli Usa è sui minimi degli ultimi 50 anni, in Giappone il rapporto tra offerte di lavoro e candidature ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 45 anni e in UK, nonostante i timori legati alla Brexit, la disoccupazione è sui minimi dal 1975.

Le banche centrali sembrano sempre più convinte che il QE abbia fatto il suo tempo e che sia necessario alzare i tassi. Persino in Europa, che è in ritardo sulla ripresa economica rispetto al resto del mondo, la Banca Centrale ha annunciato la probabile fine del programma di QE.

I governi stanno spendendo di più. Dalla più evidente prodigalità fiscale del Presidente Trump, nella forma di tagli significativi alla tassazione, al più ponderato budget 2018 del Regno Unito, accolto come un segnale di fine del lungo periodo di austerity, quasi in tutto il mondo i governi si stanno muovendo per facilitare la vita dei propri elettori. Che ciò dipenda dalla crescita del populismo o dalle maggiori disponibilità finanziarie dei Paesi, le politiche fiscali stanno diventando più favorevoli all’economia globale.

Le tendenze protezioniste si stanno rafforzando. La decisione del Presidente Trump di imporre dazi sulle importazioni dalla Cina ha avuto un impatto negativo sul sentiment economico in Asia. L’outlook per il commercio globale rimane incerto. L’atteggiamento di Donald Trump verso la Cina e verso la politica commerciale più in generale rimarrà un fattore determinante per l’andamento futuro dell’economia e dei mercati globali.

Dopo un decennio di politiche monetarie estremamente accomodanti, non sorprende che ci sia un certo livello di turbolenza sui mercati nel momento in cui le banche centrali iniziano a interrompere gradualmente queste misure. I mercati si stanno acclimatando a questo cambiamento e alcuni degli asset rischiosi più sopravvalutati, in particolare le azioni, hanno sofferto di recente. Prevediamo che vi saranno alcuni sviluppi positivi, altri più neutrali, altri invece negativi.

Le buone notizie: la crescita degli Usa sembra più duratura di quanto suggerito dalla maggior parte degli osservatori. I nostri analisti ritengono che la produttività possa ancora aumentare. Ciò da una parte potrebbe comportare che i tassi di interesse si assestino su un livello più alto; dall’altra parte, può implicare un maggiore livello di crescita. Gli effetti positivi di questo aumento di produttività potrebbero estendersi anche al di fuori dei confini degli Stati Uniti.

Le notizie neutrali: l’attività economica domestica nella maggior parte dei Paesi del mondo procede in modo positivo, la maggioranza dei consumatori mantiene un tenore di vita commensurato alle proprie disponibilità economiche e non si sono ancora visti molti degli eccessi che spesso caratterizzano la fase avanzata del ciclo dopo un lungo periodo di espansione. In generale, l’occupazione e la crescita dei redditi salariali sono su livelli ragionevoli, piuttosto che eccessivi.

L’inflazione, pur in lieve aumento, non sta dando alcun segnale di avvertimento di un possibile eccesso. Se il contesto attuale dovesse proseguire, le banche centrali, pur continuando a rimuovere le politiche monetarie accomodanti, potranno muoversi in modo graduale, evitando di soffocare l’economia.

Le cattive notizie: è improbabile che i prezzi degli asset continuino ad aumentare in modo rapido e costante come negli ultimi 5-10 anni. A mano a mano che le politiche monetarie verranno normalizzate, molti asset dovranno essere prezzati senza più il significativo sostegno offerto dalle misure delle banche centrali: ciò potrebbe comportare consistenti aggiustamenti.

I mercati saranno probabilmente più volatili in futuro. Di conseguenza, i default aziendali potrebbero aumentare. Sarà necessario prezzare i rischi in modo preciso e realistico: occorre quindi abbandonare un certo ottimismo eccessivo, soprattutto in parti del mondo dove il debito è silenziosamente cresciuto fino a livelli da record.

Ciò non deve necessariamente avere un impatto disastroso sui prezzi degli asset; tuttavia, potrebbe significare che il tempo delle tattiche ‘buy and hold’ – tenere in portafoglio azioni e obbligazioni e beneficiare della crescita stabile dei prezzi – è quasi al termine. Ci aspettiamo che emergano opportunità consistenti adottando un approccio più attivo, non solo nel fixed income, ma potenzialmente in tutte le asset class.


Bob Jolly - Head of Global Macro Strategy - Schroders

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