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  Premi per ascoltare l'articolo! la crescita globale dovrebbe infatti rallentare leggermente, passando dal 3,75% circa dell’anno in corso al 3,6%, rimanendo però sopra la media in tutte le principali economie sviluppate. Nel 2018 abbiamo assistito ad una ripresa della crescita negli Stati Uniti, sostenuta da stimoli fiscali, più lenta invece nell’Eurozona e in Giappone. Queste divergenze non dovrebbero intensificarsi ma mantenersi per lanno a venire. Una crescita superiore alla media dovrebbe comportare un’ulteriore erosione della capacità produttiva inutilizzata nelle principali economie, con un ulteriore e conseguente calo della disoccupazione ed un lieve aumento dellinflazione salariale. Questo dovrebbe portare ad un tasso di inflazione di fondo più elevato, che dovrebbe raggiungere o avvicinarsi nel 2019 al target delle banche centrali, anche se linflazione complessiva calerà a seguito del minor prezzo del petrolio. È probabile che la Federal Reserve aumenti i tassi di interesse tre volte - entrando in un territorio leggermente restrittivo - anche se il mercato sta prezzando un solo aumento nel corso del 2019. La BCE potrebbe iniziare ad allontanarsi dai tassi negativi nella seconda metà del prossimo anno, mentre si concretizza la prospettiva che la Banca del Giappone modifichi il proprio quadro politico per ottenere una curva dei rendimenti più ripida. Michael Grady, Head of Investment Strategy e Chief Economist di Aviva Investors, ha dichiarato: In un contesto di rallentamento della crescita, gli investitori tendono a concentrarsi sui rischi di revisione al ribasso. Sebbene il contesto economico continui a fornire una base per rendimenti positivi per le attività di rischio, la prevista moderazione della crescita, insieme alla minore liquidità globale e allimpatto di tali rischi giustificano un posizionamento più bilanciato. Preferiamo sovrappesare i titoli azionari statunitensi e i mercati emergenti data la prevista sovraperformance relativa della crescita. Le valutazioni in Europa appaiono più interessanti in alcune aree, ma i rischi al ribasso come Brexit e il bilancio italiano continuano a pesare sulle prospettive. Siamo moderatamente sottoesposti sui titoli di Stato, in quanto i rendimenti continueranno ad aumentare in base alle aspettative di un inasprimento della politica delle banche centrali nel 2019. Con spread relativamente ristretti secondo gli standard storici, sottopensaimo maggiormente invece il credito, compresa la duration. In merito all’high yield, la nostra preferenza è per quello europeo rispetto a quello statunitense, a causa della minore leva finanziaria e della ridotta sensibilità al prezzo del petrolio. Abbiamo una leggera preferenza per un posizionamento long sul dollaro USA, con la principale sottoponderazione nei confronti dellAustralia, date le difficoltà domestiche, e dei rischi legati alla crescita cinese.

la crescita globale dovrebbe infatti rallentare leggermente, passando dal 3,75% circa dell’anno in corso al 3,6%, rimanendo però sopra la media in tutte le principali economie sviluppate.

Nel 2018 abbiamo assistito ad una ripresa della crescita negli Stati Uniti, sostenuta da stimoli fiscali, più lenta invece nell’Eurozona e in Giappone. Queste divergenze non dovrebbero intensificarsi ma mantenersi per l'anno a venire.

Una crescita superiore alla media dovrebbe comportare un’ulteriore erosione della capacità produttiva inutilizzata nelle principali economie, con un ulteriore e conseguente calo della disoccupazione ed un lieve aumento dell'inflazione salariale. Questo dovrebbe portare ad un tasso di inflazione di fondo più elevato, che dovrebbe raggiungere o avvicinarsi nel 2019 al target delle banche centrali, anche se l'inflazione complessiva calerà a seguito del minor prezzo del petrolio.

È probabile che la Federal Reserve aumenti i tassi di interesse tre volte - entrando in un territorio leggermente restrittivo - anche se il mercato sta prezzando un solo aumento nel corso del 2019. La BCE potrebbe iniziare ad allontanarsi dai tassi negativi nella seconda metà del prossimo anno, mentre si concretizza la prospettiva che la Banca del Giappone modifichi il proprio quadro politico per ottenere una curva dei rendimenti più ripida.

Michael Grady, Head of Investment Strategy e Chief Economist di Aviva Investors, ha dichiarato: "In un contesto di rallentamento della crescita, gli investitori tendono a concentrarsi sui rischi di revisione al ribasso. Sebbene il contesto economico continui a fornire una base per rendimenti positivi per le attività di rischio, la prevista moderazione della crescita, insieme alla minore liquidità globale e all'impatto di tali rischi giustificano un posizionamento più bilanciato.

Preferiamo sovrappesare i titoli azionari statunitensi e i mercati emergenti data la prevista sovraperformance relativa della crescita. Le valutazioni in Europa appaiono più interessanti in alcune aree, ma i rischi al ribasso come Brexit e il bilancio italiano continuano a pesare sulle prospettive.

Siamo moderatamente sottoesposti sui titoli di Stato, in quanto i rendimenti continueranno ad aumentare in base alle aspettative di un inasprimento della politica delle banche centrali nel 2019. Con spread relativamente ristretti secondo gli standard storici, sottopensaimo maggiormente invece il credito, compresa la duration. In merito all’high yield, la nostra preferenza è per quello europeo rispetto a quello statunitense, a causa della minore leva finanziaria e della ridotta sensibilità al prezzo del petrolio. Abbiamo una leggera preferenza per un posizionamento long sul dollaro USA, con la principale sottoponderazione nei confronti dell'Australia, date le difficoltà domestiche, e dei rischi legati alla crescita cinese".

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