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  Premi per ascoltare l'articolo! Il valore aggiunto delle strategie Smart Beta è sempre più riconosciuto dagli investitori europei, tanto che gli asset investiti in ETF Smart Beta a fine maggio 2017 rappresentavano il 9,6% degli aum totali in ETF, mentre a fine 2015 la percentuale era al 7,2%. Confrontando questi dati con quelli del mercato USA degli ETF, poi, si evince quale grande potenziale abbia questa tipologia di strumento nel Vecchio Continente. Negli Stati Uniti, infatti, gli asset gestiti da ETF Smart Beta rappresentavano a maggio 2017 addirittura il 22% del totale. Guardando alle strategie Smart Beta più popolari, poi, in questa prima parte del 2017 in Europa l’attenzione si è concentrata soprattutto su multi-factor (1.357 USD mil di Net New Asset, nuova raccolta da inizio 2017) e Value (920 USD mil di NNA da inizio 2017)*. I flussi sul mercato italiano confermano i trend presenti in Europa, con un interesse sulla strategia Value si è fatto molto consistente nelle ultime settimane. Le strategie Smart Beta sono considerate l’ultima frontiera dell’innovazione, ma analizzando nel dettaglio l’evoluzione dell’offerta, possiamo individuare diverse fasi. In un primo momento, sono state applicate agli ETF strategie già in voga nella gestione attiva, es. high dividend, value, growth, small cap. Successivamente, si è arrivati a offrire ETF più specifici, su altri singoli fattori, multifactor o con filtro ESG, che rappresenta un trend molto solido in tutta l’industria del risparmio gestito. Ma, in un contesto dove il numero di ETF Smart Beta è sempre più elevato, e molti replicano il medesimo indice o comunque si assomigliano, occorre saper individuare quello più adatto al proprio profilo di rischio/ rendimento e, di conseguenza, avere ben chiari i criteri più importanti per selezionarli. Ad esempio, la capacità dei fattori di generare performance emerge con maggiore evidenza se si eliminano gli effetti valutari, sono quindi più efficienti i factor ETF che investono su area euro o su area dollaro piuttosto che sull’intero Azionario Europa oppure sull’Azionario Globale. Per quanto riguarda i multifactor, invece, è la diversificazione che premia maggiormente, sia in termini di numero di fattori presi in considerazione che di dimensioni dell’universo azionario sui quali consente di investire, in quanto chi li sceglie è alla ricerca di uno strumento che gli consenta di beneficiare di un percorso di extra-rendimenti rispetto al mercato più omogeneo, contribuendo a una maggiore stabilizzazione della crescita del valore del portafoglio. L’innovazione è premiante anche quando si parla di Smart Beta più “tradizionali”. Ad esempio è importante notare la differenza tra l’approccio Value (una delle strategie più richieste da inizio anno) e quello Prime Value. Il primo consente di puntare in maniera mirata su titoli azionari value, che presentano una valutazione relativamente bassa. Per individuare tali titoli si ricorre a parametri quali il rapporto prezzo/utili, il rapporto prezzo/valore contabile, il rapporto prezzo/fatturato e il rapporto prezzo/cash flow. Oltre a tutto ciò, l’approccio Prime Value prevede anche una pre-verifica con un filtro di qualità, il che riduce notevolmente il rischio di incappare in una value trap (trappola del valore): un titolo, infatti, potrebbe essere sottovalutato a causa della debolezza del suo bilancio societario.

Il valore aggiunto delle strategie Smart Beta è sempre più riconosciuto dagli investitori europei, tanto che gli asset investiti in ETF Smart Beta a fine maggio 2017 rappresentavano il 9,6% degli aum totali in ETF, mentre a fine 2015 la percentuale era al 7,2%.

Confrontando questi dati con quelli del mercato USA degli ETF, poi, si evince quale grande potenziale abbia questa tipologia di strumento nel Vecchio Continente. Negli Stati Uniti, infatti, gli asset gestiti da ETF Smart Beta rappresentavano a maggio 2017 addirittura il 22% del totale.

Guardando alle strategie Smart Beta più popolari, poi, in questa prima parte del 2017 in Europa l’attenzione si è concentrata soprattutto su multi-factor (1.357 USD mil di Net New Asset, nuova raccolta da inizio 2017) e Value (920 USD mil di NNA da inizio 2017)*.

I flussi sul mercato italiano confermano i trend presenti in Europa, con un interesse sulla strategia Value si è fatto molto consistente nelle ultime settimane.

Le strategie Smart Beta sono considerate l’ultima frontiera dell’innovazione, ma analizzando nel dettaglio l’evoluzione dell’offerta, possiamo individuare diverse fasi.

In un primo momento, sono state applicate agli ETF strategie già in voga nella gestione attiva, es. high dividend, value, growth, small cap. Successivamente, si è arrivati a offrire ETF più specifici, su altri singoli fattori, multifactor o con filtro ESG, che rappresenta un trend molto solido in tutta l’industria del risparmio gestito.

Ma, in un contesto dove il numero di ETF Smart Beta è sempre più elevato, e molti replicano il medesimo indice o comunque si assomigliano, occorre saper individuare quello più adatto al proprio profilo di rischio/ rendimento e, di conseguenza, avere ben chiari i criteri più importanti per selezionarli. Ad esempio, la capacità dei fattori di generare performance emerge con maggiore evidenza se si eliminano gli effetti valutari, sono quindi più efficienti i factor ETF che investono su area euro o su area dollaro piuttosto che sull’intero Azionario Europa oppure sull’Azionario Globale. Per quanto riguarda i multifactor, invece, è la diversificazione che premia maggiormente, sia in termini di numero di fattori presi in considerazione che di dimensioni dell’universo azionario sui quali consente di investire, in quanto chi li sceglie è alla ricerca di uno strumento che gli consenta di beneficiare di un percorso di extra-rendimenti rispetto al mercato più omogeneo, contribuendo a una maggiore stabilizzazione della crescita del valore del portafoglio.

L’innovazione è premiante anche quando si parla di Smart Beta più “tradizionali”. Ad esempio è importante notare la differenza tra l’approccio Value (una delle strategie più richieste da inizio anno) e quello Prime Value. Il primo consente di puntare in maniera mirata su titoli azionari value, che presentano una valutazione relativamente bassa. Per individuare tali titoli si ricorre a parametri quali il rapporto prezzo/utili, il rapporto prezzo/valore contabile, il rapporto prezzo/fatturato e il rapporto prezzo/cash flow. Oltre a tutto ciò, l’approccio Prime Value prevede anche una pre-verifica con un filtro di qualità, il che riduce notevolmente il rischio di incappare in una value trap (trappola del valore): un titolo, infatti, potrebbe essere sottovalutato a causa della debolezza del suo bilancio societario.

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