Schroders Global Investor

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Investitori italiani: Robo Advisor sì, ma con giudizio

Dietro lo schermo serve comunque un consulente finanziario

Più della metà degli italiani è pronta ad affidare la gestione dei propri risparmi ai cosiddetti Robo Advisor, piattaforme online che offrono soluzioni di investimento tramite sofisticati algoritmi. Ma con giudizio: se il 60% degli investitori coinvolti dalla ricerca Schroders Global Investor Study 2016 è infatti pronto ad abbracciare questa nuova frontiera degli investimenti, ben il 49% condiziona la sua disponibilità alla possibilità di interagire con un consulente, mentre solo l’11% si dice pronto a percorrere questa strada in autonomia.

Il restante 40% del campione di investitori[1] sondato da Schroders in Italia (1.000 rispondenti, su un dato globale di 20.000 in 28 Paesi) si divide tra chi al momento dice no a questa possibilità, ma lascia uno spiraglio aperto per il futuro (31%), e chi la esclude completamente, sentendo il bisogno di un contatto diretto, in prima persona, con un consulente (9%). A livello demografico, prevedibilmente i millennial italiani (18-35 anni) sembrano più propensi a sfruttare le nuove tecnologie: il 70% è pronto infatti, autonomamente o con il supporto online di un consulente, ad affidarsi a un Robo Advisor. La percentuale scende invece al 45% tra gli investitori italiani con più di 55 anni.

Consulenti finanziari italiani: più pragmatici rispetto ai colleghi esteri

L’avvento dei Robo Advisor sembra quindi costituire un’opportunità per i consulenti finanziari, più che una minaccia. Gli investitori evidenziano infatti, pur con modalità evolute, il bisogno di continuare a essere supportati nei processi decisionali dai consulenti finanziari.

Questi ultimi, in base ai dati sull’Italia che emergono dallo studio di Schroders su un campione di 1.836 consulenti a livello globale, di cui 215 italiani, potrebbero godere di un buon grado di fiducia da parte degli investitori per via del profilo distintivo di maggiore pragmatismo e cautela rispetto ai colleghi esteri. Sono infatti mediamente più propensi a sensibilizzare i loro clienti a una prospettiva di medio-lungo periodo e più realisti in termini di ritorni conseguibili. Mentre il lasso di tempo raccomandato agli investitori dai consulenti finanziari a livello globale è di poco superiore ai 4 anni (4,3 anni), i consulenti italiani in media consigliano ai clienti di detenere un investimento per quasi sei anni (5,8 anni). Ciò evidenzia una maggiore attenzione a “educare” gli investitori a obiettivi e logiche di lungo termine.

Più nel dettaglio, il 65% dei consulenti finanziari italiani interpellati dichiara di adottare un orizzonte superiore ai 3 anni (47% il dato globale), mentre solo il 4% consiglia di investire a un anno (10% globale). Per quanto riguarda le aspettative di rendimento, i consulenti italiani, in media, puntano a ottenere un ritorno del 5,9% annuo dagli investimenti dei loro clienti, ben due punti percentuali sotto la media globale (7,9% annuo), denotando un maggior realismo.


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