Conti correnti, meglio rottamare i più vecchi

di Rosaria Barrile -

Per il nostro sistema creditizio, più si cambia e meglio è. Non tanto per le banche, quanto per il portafoglio dei risparmiatori. Lo dice Bankitalia

Anno nuovo, storia vecchia. Utilizzare sempre lo stesso conto corrente non conviene. Anzi, per il nostro sistema creditizio, più si cambia e meglio è. Non tanto per le banche, quanto per il portafoglio dei risparmiatori.

A dirlo questa volta non è un’associazione dei consumatori ma la stessa Banca d’Italia che già più di un anno fa aveva segnalato il paradosso.

Secondo la consueta indagine annuale svolta da via Nazionale sui costi dei conti correnti, emerge come nel 2014, i più vecchi siano arrivati a costare fino al 20% in più rispetto alla media.

La rilevazione, svolta nel 2015 e basata su un campione di 13.291 conti, acquisiti presso 627 sportelli di 150 banche oltre a 47 sportelli postali, ha raccolto le informazioni sulle spese di gestione effettivamente sostenute dalle famiglie, così come documentate negli estratti conto di fine anno. Oltre agli oneri effettivi di gestione del conto, ripartiti tra spese fisse e variabili, sono stati considerati anche il profilo Isc (indicatore sintetico di costo) di ciascun conto osservato, le commissioni e gli interessi connessi ad eventuali scoperti e affidamenti in conto corrente.

In sintesi, nel 2014 la spesa media di gestione dei conti correnti è cresciuta di 0,3 euro, attestandosi a 82,2 euro in crescita dello 0,4% rispetto al 2013.

Come nell’indagine precedente, risulta che la fedeltà non paga: i conti aperti da almeno dieci anni, e mai cambiati, costano il 20% in più del costo medio (97,5 euro). I conti aperti da un anno, invece, costano il 36% in meno del costo medio (52,7 euro). Lo scostamento dal valore medio è dovuto in larga misura alle spese fisse, tra le quali figurano principalmente i canoni, più favorevoli per i contratti sottoscritti più di recente.

Al costo complessivo si arriva sommando due voci: l’ammontare delle spese fisse, che aumentano con l’anzianità dei conti, e il numero di operazioni effettuate nel corso dell’anno.

La spesa per i canoni e per gli altri oneri fissi è rimasta sostanzialmente invariata con una leggera diminuzione (meno 0,1 euro); le spese variabili sono invece leggermente aumentate (0,4 euro) per effetto di una maggiore operatività dei titolari del conto corrente (da 131 a 140,4 operazioni per anno), che ha compensato la riduzione delle commissioni unitarie (pari a 50 centesimo di euro).

In pratica gli aumenti dei canoni delle carte di credito e delle “altre spese fisse” sono stati bilanciati dalla riduzioni degli altri canoni e delle spese per invio estratto conto.

Le commissioni unitarie sono invece diminuite per il secondo anno, andando a interessare quasi tutte le tipologie di operazioni; fanno eccezione le commissioni riferibili ai pagamenti automatici e le spese di scrittura per le operazioni effettuate presso gli sportelli. I conti correnti postali rimangono tuttavia di gran lunga meno costosi rispetto ai corrispondenti prodotti bancari. La differenza è pari a 28,5 euro (28,8 nel 2013) ed è ripartita tra spese fisse (16,5) e variabili (12 euro).

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