Fmi lima le stime sul Pil italiano

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Per il 2016 le previsioni coincidono con quelle del governo. Per il 2017 il Pil è rivisto a +0,9% contro +1% delle attese di luglio e del quadro aggiornato del Def

Al nutrito numero di istituzioni nazionali e internazionali che hanno rivisto al ribasso le stime della crescita italiana si aggiunge anche il Fondo Monetario Internazionale.
L’istituto diretto dalla francese Cjristine Lagarde, per la verità, ha lasciato immutate le sue previsioni per quest’anno – che coincidono con quelle appena aggiornate dal governo Renzi – ma ha limato leggermente le sue proiezioni per il Pil del 2017.

In dettaglio, nell’ultimo “World Economic Outlook” appena presentato dal Fmi a Washington la stima dice +0,8% per il 2016, valore identico alla proiezione approvata dal consiglio dei ministri di fine settembre e leggermente inferiore al +0,9% ipotizzato dal Fondo a luglio scorso.
Per l’anno prossimo, invece, il Fondo prevede il Pil a +0,9% contro 1% delle attese di luglio scorso e del quadro aggiornato del Def governativo.

Dove più si evidenzia il pessimismo degli economisti di Washington è però nella dinamica del debito, da sempre punto dolente per Roma, dopo l’ammissione da parte del governo stesso che la prevista discesa slitterà all’anno prossimo.
Da Fmi il debito pubblico è visto a 133,2% quest’anno e 133,4% il prossimo per arrivare a 125% nel 2021, orizzonte in cui si chiudono le stime Fmi.
Il quadro programmatico del governo Renzi vede invece 132,8% per il 2016 e 132,5% l’anno prossimo.

Per il Fondo Monetario la “combinazione letale” che impedisce il rientro del debito pubblico è costituita da bassa crescita e inflazione inesistente, nel caso di quest’anno addirittura negativa.
Dopo lo 0,1% medio dello scorso anno, secondo il Fondo il costo della vita dovrebbe in media diminuire di 0,1% quest’anno e crescere di un modesto 0,5% il prossimo.

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L’istituto diretto da Lagarde cita poi i temi delle difficoltà del sistema bancario europeo e la demografia avversa che contribuiscono a frenare la possibile ripresa economica nella zona euro.
Sul tema della sostenibilità del sistema finanziario gli economisti di Washington si soffermeranno meglio nello studio denominato ‘Global Financial Stability Report’ che verrà diffuso domani.

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