Draghi dimezzerà il QE usando il guanto di velluto

Arnaud Masset -

La prossima settimana sarà davvero un testa o croce per gli investitori con la BCE che si riunirà per una penultima volta quest’anno.

Si stanno infatti chiedendo se Mario Draghi annuncerà finalmente la riduzione del programma di acquisti (QE), tagliando la quantità di titoli acquistati mensilmente, o se attenderà il mese di dicembre. Crediamo sussista un’elevata probabilità che la decisione venga presa il prossimo giovedì in quanto posticipare la decisione di due mesi significherebbe dare un segnale negativo ai mercati in quanto suggerirebbe che la Bce è preoccupata riguardo lo scenario economico europeo.

Non è mai una buona idea infatti quella di aspettare l’ultimo minuto utile prima di decidere e i market participants non gradiscono questo genere di sorprese. Ricordiamo inoltre che la banca centrale non ha mai fornito alcuna guidance circa il futuro del QE dopo il mese di dicembre. Crediamo che sia probabile che la Bce a partire da gennaio tagli i suoi acquisti di 30 miliardi di euro al mese (ma potrebbe anche decidere in una forchetta tra 20 e 40 miliardi di euro).

Le attese sono per una dilazione del programma di acquisti di sei-nove mesi (fino a giugno o a settembre del 2018). Per evitare di commettere errori gravi, è verosimile che Draghi sarà molto cauto nei toni che utilizzerà per l’annuncio, reiterando allo stesso tempo che la Bce si lascia le mani libere di tornare sui suoi passi aumentando nuovamente il suo supporto all’economia qualora la situazione dovesse richiederlo. La cosa che il Presidente della Bce vorrà il più possibile evitare è un apprezzamento della moneta unica che non solo danneggerebbe le previsioni di crescita ma peserebbe su un’inflazione ancora troppo bassa.

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Oltre a ciò, l’Unione Europea sta affrontando l’ennesima situazione che ne mette a rischio l’unità e la coesione (che potrebbero apparire più come un work-in-progress che come elementi stabili e garantiti). Pertanto, a questo punto gli investitori si sono posizionati come se né l’euro né i titoli azionari europei potessero essere bersagliati da un sell-off, per quanto le Borse del Vecchio Continente non siano riuscite a seguire le orme di Wall Street e ad inanellare nuovi massimi.

Tutto sommato, riteniamo dunque che non vi sarà una reazione forte da parte del mercato alle parole di Draghi, che farà del suo meglio per fornire rassicurazioni. A parte qualche spike di volatilità da mettere in conto durante la conferenza stampa, l’annuncio non sarà un game changer in quanto la maggiorparte di ciò che verrà detto è già nei prezzi.


Arnaud Masset – analista – Swissquote

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