World Liberty Financial, la crypto firm legata ai Trump, chiede una licenza bancaria negli Stati Uniti, tra innovazione e conflitti di interesse
La World Liberty Financial (WLFI), società di criptovalute fondata nel 2024 con il coinvolgimento di membri della famiglia Trump, ha avanzato una richiesta formale alla Office of the Comptroller of the Currency (OCC) per ottenere un national trust bank charter, ossia una licenza bancaria federale statunitense, con l’obiettivo di integrare l’emissione e la gestione della sua stablecoin USD1 all’interno di un’entità regolamentata.
Attualmente USD1 – lanciata nel marzo 2025 – ha raggiunto una capitalizzazione in circolazione di circa 3,3–3,4 miliardi di dollari, collocandosi tra le principali stablecoin sul mercato. Se la richiesta della banca fiduciaria fosse approvata, World Liberty Trust Company potrebbe emettere, custodire e convertire USD1 sotto vigilanza federale, offrendo anche servizi di custodia di asset digitali e conversione tra stablecoin per clienti istituzionali.
Qual è il significato di un bank charter per una crypto firm
Nel sistema finanziario statunitense, ottenere un bank charter federale specialmente come trust bank è un passo importante per un’azienda crypto: consente di operare sotto un quadro regolamentare chiarito e di accedere a infrastrutture chiave del sistema bancario, pur senza essere una banca tradizionale con deposito e prestiti. Questo può includere emissione e rimborso di stablecoin direttamente dall’entità regolata, custodia di riserve e asset digitali, servizi di conversione tra fiat e criptovalute senza dover dipendere da terze parti.
Nell’ultimo periodo altre fintech e società cripto come Circle, Ripple, Paxos e BitGo hanno già ottenuto approvazioni condizionate per charter simili, cioè un’apertura normativa verso l’integrazione dei digital asset nel sistema finanziario regolato.
Le reazioni dei principali quotidiani finanziari
La vicenda è stata seguita da testate internazionali come Fortune e Financial Times, che hanno offerto inquadramenti sia economici sia politici.
Fortune sottolinea che World Liberty è diventata “l’ultima crypto company” a presentare domanda di licenza bancaria sotto l’amministrazione Trump, evidenziando come l’innovazione nel settore delle stablecoin si intrecci con l’ecosistema politico e con i commenti sulla regolamentazione del comparto negli Stati Uniti.
Il Financial Times segnala che, trattandosi di una società legata alla famiglia del presidente con partecipazioni e ruoli ufficiali di membri della famiglia Trump, la richiesta di bank charter si inserisce in un contesto più ampio di potenziali conflitti di interesse, dato il ruolo di Trump nella politica e nella supervisione finanziaria.
Questi articoli evidenziano come la domanda di World Liberty non sia solo una questione tecnica di regolamentazione bancaria, ma una vicenda che tocca nodi sensibili: la supervisione delle criptovalute, l’integrazione dei digital asset nei sistemi finanziari tradizionali e il rapporto tra politica, regolazione e interessi economici privati.

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