Tfr, conferimento flessibile ai fondi pensione

di Walter Quattrocchi -

Secondo un emendamento approvato dalla commissione Industria del Senato, la quota da attribuire alla previdenza complementare potrà essere determinata dai contratti di lavoro, e quindi essere inferiore al 100%

Più flessibilità nella scelta della quota di Tfr da destinare alla previdenza complementare.

Nel disegno di legge sulla concorrenza, in discussione in commissione Industria al Senato, è stato inserito un emendamento che concede la possibilità, in sede di contrattazione collettiva, di determinare la quota minima di Tfr maturando da destinare alla previdenza complementare, mentre il restante continuerebbe a essere mantenuto in azienda.

Lo scopo è agevolare le adesioni anche nelle aziende con meno di 50 dipendenti, per le quali si registra una difficoltà nella raccolta di adesioni alla previdenza integrativa, come sottolineato dalla Covip nell’ultima udienza nella stessa commissione.

La modifica approvata ieri precisa che, in assenza di indicazioni da parte della contrattazione collettiva circa la quota da destinare alla previdenza complementare, il conferimento presso il fondo pensione continuerà a corrispondere al 100% del Tfr annualmente maturato dal lavoratore.

Questa norma, sulla flessibilità del Tfr da destinare alla previdenza complementare, potrà essere adottata anche da accordi aziendali oltre che dai contratti collettivi, per andare incontro alle esigenze dei soggetti interessati.

In commissione Industria hanno ricevuto il via libera altri due emendamenti riguardanti la previdenza complementare. Una modifica rende più flessibili i tempi per il riscatto totale della posizione maturata presso un fondo pensione in alcuni casi di invalidità o per inoccupazione superiore a 48 mesi; un’altra prevede maggiore informazione mirata all’accrescimento dell’educazione finanziaria e previdenziale.

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