Ubi Banca, chiusa l’inchiesta sui vertici

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L’indagine riguarda l’istituto insieme all’ad Victor Massiah, Giovanni Bazoli e altre 35 persone per ostacolo all’autorità di vigilanza e illecita influenza sull’assemblea. La banca afferma la correttezza del proprio operato

E’ stata chiusa dalla procura di Bergamo, con il deposito di un avviso, l’inchiesta condotta nei confronti di Ubi Banca e dell’amministratore delegato Victor Massiah, del presidente e del vicepresidente del consiglio di sorveglianza Andrea Moltrasio e Mario Cera, dell’ex presidente del consiglio di gestione Franco Polotti, dell’ex presidente del Cdg di Banca Lombarda e Piemontese Giovanni Bazoli, e di altre 34 persone.
L’inchiesta ha riguardato la governance di Ubi Banca e ipotizza a vario titolo i reati di ostacolo all’autorità di vigilanza e illecita influenza sull’assemblea.

In dettaglio, la banca lombarda è indagata in base alla legge 231 sulla responsabilità delle persone giuridiche per reati presupposti ascritti a loro dirigenti.
Ubi afferma “la correttezza del proprio operato e confida che in tutte le sedi giudiziarie potrà essere confermato l’avvenuto rispetto delle norme di legge e delle regole organizzative”.
L’ad Massiah ha espresso in una nota separata la “piena convinzione di aver sempre agito in modo tale da non ostacolare le autorità di vigilanza e da non influenzare in maniera illecita l’esito di un’assemblea”.

La chiusura inchiesta, scrive l’agenzia Reuters, è l’atto prodromico alla presentazione da parte della procura delle richiesta di rinvio a giudizio nei confronti degli indagati, che hanno ora 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare memorie o atti di indagini difensive a loro discarico.

In particolare, le ipotesi d’accusa dell’inchiesta, coordinata dal Pm Fabio Pelosi, sono quella di ostacolo alle funzioni di vigilanza per presunti patti parasociali nell’iter che diede vita a Ubi, e quella di influenza indebita sull’assemblea per l’ipotesi che in occasione dell’assemblea del 20 aprile 2013 che rinnovò le cariche del consiglio di sorveglianza vennero raccolte deleghe in bianco, sia attraverso la struttura e le filiali della banca sia attraverso strutture esterne per garantirsi il voto desiderato.
A proposito del presunto ostacolo alla vigilanza, il presidente del Comitato di sorveglianza (Cds) Moltrasio ha sottolineato in una nota che si tratta di una contestazione “che confonde atti fondativi di Ubi Banca da sempre pubblici e pienamente conosciuti, anche nella loro evoluzione, dai mercati e dall’Autorità di vigilanza bancaria, con presunti patti parasociali”.

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Quanto all’accusa di illecita interferenza sull’assemblea – riferisce sempre la Reuters – Moltrasio ricorda la sentenza del Tribunale civile di Brescia che ha riconosciuto “la piena legittimità” dell’assemblea del 2013 e i numeri di quella assise “assolutamente incontestabili quanto all’esito chiarissimo del voto liberamente espresso dai soci”
Un filone “minore” dell’inchiesta, con l’ipotesi di reato di truffa, riguarda l’acquisto e poi la vendita di un’imbarcazione da parte di Ubi Leasing a Giampiero Pesenti, il cui legale, l’avvocato Giuseppe Bana, in una dichiarazione scritta precisa che si trattò di una operazione personale che non coinvolse le società da lui presiedute, che il prezzo pagato “è da ritenersi più che congruo” e che la barca è stata immatricolata in Italia, “segno di totale trasparenza”.

Tutti gli indagati hanno sempre sostenuto la legittimità del loro operato, assicurando la massima collaborazione alle autorità.

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