Pensioni, lo 0,1% di mancata inflazione non sarà recuperato

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La variazione negativa dei prezzi non solo non fa scattare la rivalutazione, ma avrebbe dovuto comportare la restituzione di una quota all’Inps. Ma Poletti annuncia lo stop

La deflazione del 2016 rischiava di costringere i pensionati a restituire all’Inps una percentuale (lo 0,1%) di quanto incassato. Invece, come già era accaduto per il 2015, un decreto del Governo proroga il rinvio all’anno seguente.

“In riferimento al recupero del differenziale negativo dello 0,1% sulle pensioni a fronte dell’inflazione più bassa registrata nel 2015 rispetto a quella prevista, il ministero del Lavoro informa di aver predisposto un emendamento al decreto “Milleproroghe”, con il quale si prevede di prorogare al 2017 la norma che ha consentito di non procedere al recupero nel corso del 2016″, ha comunicato infatti, ieri sera, lo stesso ministero: il recupero quindi sarà rinviato al 2018.

Nei giorni scorsi l’Inps ha informato che nel 2016 e nel 2017 le pensioni non avranno nessuna perequazione, nessun adeguamento cioè all’aumento dei prezzi. Un decreto del ministero dell’Economia ha infatti fissato a “0,0% l’aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni, in via definitiva, per il 2016. A seguito di tale conferma nessun conguaglio è stato effettuato rispetto alla rivalutazione attribuita in via previsionale per il 2016”. Il trattamento minimo resta di 501,89 euro. I valori provvisori del 2017 sono identici a quelli definitivi del 2016.

Considerando poi che l’inflazione registrata nel 2015 è stata più bassa di quella prevista, l’Inps avrebbe dovuto recuperare lo 0,1% già corrisposto nel 2015. Il recupero avrebbe dovuto essere effettuato in quattro rate, a partire da aprile. Invece è intervenuto il ministero del Lavoro che, per il secondo anno, proroga il recupero all’anno prossimo. 

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