Il settore agroalimentare può vincere la sfida della sostenibilità?

Alexander Roose -

In un momento in cui gli investimenti sostenibili e responsabili stanno diventando sempre più popolari, il settore agricolo viene spesso lasciato da parte in quanto talvolta associato a pratiche speculative sui beni alimentari.

Un settore che, insieme a quello agroalimentare, rappresenta il più grande consumatore d’acqua e che è tra i principali emittenti di gas serra. Allo stesso tempo, esso subisce il diretto impatto delle sfide legate all’aumento demografico, al cambiamento climatico e al rischio di insicurezza nell’accesso al cibo. Pertanto, è proprio in quest’ambito che gli investitori possono fare tanto al di là della lotta alla speculazione.

Al contempo però, per tutelare il diritto ad avere accesso a un’alimentazione sostenibile, è necessario che gli investimenti garantiscano:

  • disponibilità, per una popolazione globale in crescita indipendentemente dalle condizioni ambientali;
  • accessibilità, economica e fisica alle risorse alimentari con prezzi abbordabili;
  • approvvigionamento alimentare, da calcolare sul fabbisogno nutrizionale individuale.

Negli ultimi anni queste tematiche, soprattutto quest’ultima condizione, hanno acquisito rilevanza: da un lato, a causa di diversi scandali agroalimentari, dall’altro, in seguito al cambiamento delle abitudini alimentari, in particolare dei millennials, che hanno riscoperto e fatto proprio il detto “mens sana in corpore sano”. Sulla scia di questo trend, infatti, sono molti ad aver imboccato la strada salutista, tra cui aziende alimentari e perfino catene di fast-food.

Rendere il settore agroalimentare più sostenibile è possibile, ma per farlo bisogna iniziare a investire in maniera responsabile puntando su:

  • la qualità, producendo meglio piuttosto che in quantità maggiore, anche avvalendosi dell’aiuto della ricerca in campo di innovazione tecnologica (ad esempio tramite una gestione più efficiente delle risorse idriche);
  • l’adeguamento della composizione degli alimenti, investendo in aziende che prediligono ingredienti salutari senza compromettere la struttura o il gusto, come ad esempio la stevia per ridurre il quantitativo di zuccheri;
  • la sicurezza agroalimentare, guardando ad aziende specializzate in controllo di sicurezza sul cibo come l’Eurofins, o aziende specializzate nella catena del freddo come Gea Group;
  • la tutela della biodiversità, investendo in programmi educativi di sostenibilità ambientale destinati a contadini e comunità, come quelli promossi da Yara, azienda specializzata nell’aumentare la consapevolezza sull’utilizzo di azoto nei fertilizzanti dei paesi emergenti.
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In sostanza, fornire una soluzione in grado di rispondere alle esigenze agroalimentari di una popolazione globale di 9.6 miliardi di persone con abitudini in radicale mutamento e allo stesso tempo promuovere un’agricoltura sostenibile, è possibile solo attraverso flussi d’investimento miranti a uno sviluppo responsabile della catena produttiva e alla ricerca di tecniche innovative.


Alexander Roose – Head of International Equities – Degroof Petercam AM

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