Pronti per un cambiamento nel regime di mercato?

James Clunie -

Nel 2017 molti mercati azionari hanno beneficiato di un trend positivo senza battute d’arresto, ma gli investitori dovrebbero comunque prestare attenzione all’eccessivo compiacimento.

In seguito all’avvio del nuovo anno, una domanda importante da porsi è: quanto a lungo continuerà il regime di mercato a cui abbiamo assistito nel 2017? Sfortunatamente, siamo in grado di valutare i cambiamenti di tale regime solo col senno di poi: se avessimo certezze sul futuro, potremmo giocarci il tutto per tutto. Tuttavia, dal mercato sono arrivati alcuni segnali interessanti nel corso degli ultimi mesi. E sarebbe quanto meno imprudente essere troppo compiacenti riguardo a ciò che potrebbe accadere in futuro.

I mercati sono stati insolitamente stabili

Diversi indici azionari hanno raggiunto livelli record e la volatilità di questi indici è stata insolitamente bassa per gran parte dell’anno passato. Le dinamiche interne del mercato raccontano, però, una dinamica diversa. Ad esempio, i Turbolence Indices di State Street si attestano adesso a livelli eccezionalmente elevati[1]. Ciò suggerisce che i movimenti tra gli asset agiscono in modo diversi rispetto ai modelli storici di comportamento. L’evidenza suggerisce che periodi di turbolenza eccessiva spesso coincidono con “un’eccessiva avversione al rischio, illiquidità e una svalutazione degli asset rischiosi” [2]. Pertanto, quando questo indicatore ha un valore elevato, è ragionevole che gli investitori considerino di assumere meno rischi.

Un’altra dinamica che stiamo osservando con attenzione è la differenza di valore tra titoli “growth” e “value”*. Di recente, le azioni growth sono state il motore principale della performance del mercato, mentre le azioni value sono scese. Abbiamo riscontrato nuovi segnali di un’inversione di tendenza che potrebbero essere importanti, dato che una rotazione di mercato dalgrowth al value è qualcosa a cui si assiste nelle fasi che precedono le crisi finanziarie (ad esempio, nelle ultime fasi della bolla delle dotcom, quando le azioni delle società tecnologiche erano prezzate a livelli elevati).

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Avidità contro necessità

Ci sono altri indizi che fanno pensare a possibili rischi sui mercati: il fervore speculativo che circonda il Bitcoin, per esempio, o i recenti eccessi nel mercato dell’arte, dove un dipinto è stato venduto a 450 milioni di dollari e potrebbe non essere opera di Leonardo da Vinci.

Tuttavia, ciò che è peculiare in questa fase finale del ciclo economico è che questa “avidità” è stata un elemento chiave di un personaggio creato da anni di liquidità da parte delle banche centrali: la necessità. Per anni, i fondi pensione sono stati costretti a trovare asset simili a obbligazioni per coprire passività a lungo termine. Analogamente, gli ETF e i fondi indicizzati sono stati obbligati ad acquistare asset indipendentemente dal prezzo, poiché gli investitori si sono riversati su tali fondi. A mio parere, la “necessità” sembra fare da guida a molti comportamenti. A differenza dell'”avidità”, che comporta una scelta di investimento, la necessità ha sempre come risultato una transazione. A mio avviso, questa è la vera fonte di fragilità del mercato attuale. Con la Federal Reserve statunitense e le banche centrali nel Regno Unito e in Europa che cominciano a revocare il loro sostegno dopo anni di quantitative easing e bassi tassi d’interesse, sembra che sia solo questione di tempo prima che alcune di queste fragilità vengano a galla.

Sebbene non possiamo prevedere esattamente un cambiamento del regime di mercato, crediamo sia importante rimanere aperti alla possibilità che uno di essi possa essere vicino. Puntare contro questa fase finale del ciclo economico è di per sé difficile, dati gli eccessi che ciò spesso genera, con prezzi azionari che potenzialmente riflettono aspettative irragionevoli. In quest’ottica, la nostra strategia è quella di “appoggiarci” alle tendenze prevalenti sui mercati, assumendo posizioni modeste e agendo in modo incrementale, invece che deciso, sulla base di nuove informazioni e storie sulle azioni. Riteniamo che questo possa aiutarci ad evitare una reazione eccessiva al cambiamento e ci consente di ricontrollare continuamente la nostra visione originaria su una posizione, soppesando attentamente il valore delle informazioni nuove e vecchie. Crediamo che una maggiore consapevolezza del rischio da parte degli altri operatori di mercato andrebbe probabilmente a vantaggio della nostra strategia.

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* Le azioni “growth” sono quelle con una crescita storica o attesa dei ricavi e dei guadagni superiore alla media. Le azioni “value” sono quelle che appaiono a buon mercato considerati determinati parametri.


James Clunie – Head of Strategy, Absolute Return – Jupiter Asset Management

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