Trimestrali: qualche timore legato ai tassi USA a lungo termine

Olivier De Berranger -

Sull’onda di una nuova serie di risultati aziendali, tra cui quelli rassicuranti dei giganti del «Tech», Facebook, Microsoft e Amazon, è proseguito sui mercati azionari il rimbalzo iniziato a fine marzo. Qualche dubbio, non scatenato una volta tanto da un tweet di Donald Trump, è però aleggiato.

A motivare questi timori sono i tassi a lungo termine americani, con il decennale che ha superato la soglia del 3%, anche se il movimento di risalita non è stato lineare, la sua dinamica non è stata smentita: in 6 mesi, il decennale USA è passato dal 2,05% al 3%. La prudenza dimostrata dai mercati di fronte al superamento di questa soglia, puramente simbolica, desta un interrogativo: questo rialzo dei tassi di interesse deve preoccupare gli investitori?

Va detto che quando è conseguente a una risalita dei tassi reali, alimentati dalla vitalità dell’economia, l’aumento dei tassi nominali non è di per sé problematico. Lo è maggiormente quando è provocato da un incremento delle aspettative legate all’inflazione, come sta succedendo oggi.

E’ essenziale sapere se tassi di interesse più elevati possono sortire un impatto negativo sull’economia americana. Attestato al 3%, il decennale americano è ancora lontano dal livello raggiunto nel 2007 (5%) e la struttura dell’economia americana è nel frattempo cambiata. Si è contratto il peso del debito delle famiglie, ormai non più sovraindebitate. Del resto, se l’impatto di un incremento dei tassi può pesare sui consumi portando le famiglie a chiedere meno prestiti, l’aumento dei redditi disponibili a seguito della riforma fiscale andrà a compensare questo effetto.

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Le aziende americane, dal canto loro, si sono nuovamente indebitate negli ultimi anni, anche se con una certa moderazione. I bassi tassi di interesse dell’ultimo decennio hanno contribuito a limitare l’aumento del servizio del debito, tornato vicino ai livelli di inizio 2012. Ancora una volta, la riforma fiscale potrebbe svolgere un effetto compensazione. Il taglio alle imposte e gli incentivi fiscali per il rimpatrio degli utili hanno consentito alle aziende di migliorare la loro capacità di autofinanziamento, limitando in questo modo la necessità di tornare a indebitarsi a tassi più elevati.

Sui mercati, tuttavia, esistono dei rischi di fondo. Il rialzo dei tassi aumenta in modo implicito il premio del rischio azionario e rafforza, inoltre, il dollaro. Non sono fattori che depongono a favore delle azioni USA. Nonostante gli episodi «Trump» li abbiano momentaneamente allontanati dal centro dell’attenzione, è chiaro che l’inflazione e i tassi di interesse rimangono gli argomenti dell’anno.


Olivier De Berranger – Chief Investment Officer – La Financière de l’Echiquier

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