Dopo il G7 fari puntati su FED e BCE

Olivier De Berranger -

Sul fronte sia economico che politico a giugno l’agenda è fitta di appuntamenti importanti.

Sul fronte della politica monetaria per il 13 e il 14 giugno sono in programma le riunioni della Fed e della BCE. Il trend, in entrambi i casi, è segnato dalla normalizzazione. L’attenzione, infatti, non si concentrerà tanto sulla nuova risalita dei tassi ufficiali da parte della banca centrale americana, data ormai per scontata, quanto sul comunicato del FOMC in modo da capire se la Fed deciderà di fare altri due aumenti di tassi quest’anno o uno solo. In Europa, invece, le vicende italiane avevano fatto emergere dei dubbi sullo scenario da tutti condiviso secondo cui la BCE, al termine della sua riunione, avrebbe dato comunicazioni circa la fine del QE. Le ultime dichiarazioni rilasciate da alcuni membri della banca centrale hanno sciolto queste incertezze.

A livello geopolitico si è concluso il G7 in Canada che è stato più un «G6 + 1» dove gli Stati Uniti erano soli contro tutti. Tra i principali temi in agenda sono stati inseriti la guerra commerciale e l’accordo sul nucleare iraniano. Giovedì scorso Emmanuel Macron aveva affermato che gli europei, i giapponesi e canadesi non erano «pronti a rinunciare a tutto pur di ottenere la firma» di Donald Trump apposta su una dichiarazione comune. Nel frattempo, con un tweet il presidente americano accusava la Francia e il Canada di imporre dei «diritti doganali esorbitanti» agli Stati Uniti. Lo stesso, tra l’altro, annunciava che avrebbe lasciato il G7 in anticipo per preparare il suo incontro con Kim Jong-un il 12 giugno, un altro appuntamento importante sul piano geopolitico che si annuncia – paradossalmente – più cordiale per il presidente americano.

Sul versante politico, infine, due grandi tematiche saranno discusse durante il Consiglio europeo dei 28 e 29 giugno prossimi. La Brexit da un lato, con Londra che sta preparando nuove proposte e l’esecutivo britannico che deve affrontare dissensi al vertice dello Stato relativi al confine con l’Irlanda del Nord, che vedono opporsi Theresa May e David Davis, il ministro incaricato della Brexit. Un fallimento delle trattative farebbe aumentare il rischio di no-deal nel marzo del 2019. L’Eurozona, dall’altro, e l’attuale modello politico dell’Unione Monetaria saranno la seconda grande tematica in agenda. Alla luce del recente stress provocato dalla situazione italiana il dibattito assume ora un’altra dimensione. A integrazione di un calendario già denso sono in programma elezioni in Turchia (24 giugno e 8 luglio) e in Messico (1° luglio). Anche se questi appuntamenti si annunciano meno cruciali visto il peso dei paesi coinvolti negli indici emergenti globali (il 4,5% cumulato circa), andranno nondimeno monitorati data la fragilità di entrambi.

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In un momento in cui i mercati fanno fatica a individuare un nuovo trend, questo inanellarsi di appuntamenti dovrebbe contribuire a ravvivare i colori della nostra estate.


Olivier De Berranger – Chief Investment Officer – La Financière de l’Echiquier

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