State Street Global Advisors pubblica delle linee guida per un sistema pensionistico sostenibile a livello globale

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State Street Global Advisors ha pubblicato il suo ultimo libro bianco, intitolato Global Demographics & Retirement Implications. Lo studio ribadisce la necessità di adottare nuove politiche per allineare i sistemi pensionistici alla nuova realtà demografica, in modo da salvaguardare il futuro dei sistemi pensionistici a livello globale.

I progressi compiuti negli ultimi decenni nel campo della medicina e della salute hanno portato la longevità a livelli record. D’altro canto, per quanto riguarda la popolazione più giovane, le persone nei paesi avanzati entrano nel mondo del lavoro più tardi, ovvero dopo aver conseguito un titolo di studio superiore. Questi cambiamenti comportamentali richiedono nuovi modelli di ciclo di vita e nuovi approcci al finanziamento del sistema pensionistico.

Ad esempio, gli ultimi dati1 disponibili sul mercato italiano evidenziano che nella popolazione attiva i pensionati sono 41 su 100 unità, presupponendo che l’età lavorativa vada dai 25 ai 64 anni. Il dato è salito rispetto a quello del 1980, quando c’erano 27 pensionati ogni 100 lavoratori. In base ai trend demografici, si prevede che tale percentuale continuerà ad aumentare. Estendere la vita lavorativa a 69 anni farebbe scendere il rapporto di dipendenza a un livello più sostenibile, pari a 27 pensionati ogni 100 lavoratori.

Sulla base delle proprie analisi, State Street Global Advisors raccomanda a livello globale l’implementazione di una serie di modifiche per migliorare gli indicatori demografici e creare sistemi previdenziali più sostenibili:

  1. Introduzione di cambiamenti alle politiche di pensionamento, genere, istruzione, immigrazione e tecnologia per ottenere dei mercati del lavoro dinamici ed efficienti: è necessario (a) abolire l’età pensionabile obbligatoria, prevedendo la possibilità di introdurre un pensionamento flessibile e l’uso della tecnologia per favorire l’apprendimento costante; (b) eliminare i gap di genere nella partecipazione al lavoro e quelli salariali; (c) riconsiderare l’immigrazione per colmare i gap di competenze e rivedere il rapporto costi/benefici dell’immigrazione, sia nel breve che nel lungo termine; e (d) esternalizzare i lavori non rientranti nel core business aziendale.
  2. Sistemi pensionistici statali più flessibili: rendere più facile per i beneficiari andare in pensione più tardi – qualora possibile – e adottare nuovi modelli di lavoro come la combinazione tra il lavoro part-time e il pensionamento parziale.
  3. Migliorare i sistemi di risparmio previdenziale: attraverso l’introduzione di una partecipazione obbligatoria o semi obbligatoria a tassi di contribuzione adeguati e l’adozione di soluzioni di investimento predefinite e integrate che consentano una transizione agevole dalla fase di accumulo a quella di pensionamento.
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“I molteplici cambiamenti demografici stanno avendo un grande impatto sul modo in cui le persone lavorano, spendono e risparmiano. Tutto questo crea sfide per governi, istituzioni e individui nel garantire che i sistemi pensionistici siano sostenibili”, ha affermato Amlan Roy, global chief retirement strategist di State Street Global Advisors. “La nostra call to action mette in evidenza i principali cambiamenti da apportare alle politiche per adattare in modo olistico i sistemi pensionistici ai dati demografici in continua evoluzione e che variano significativamente anche tra i vari paesi”.

Nel caso dell’Italia, “la transizione verso un sistema pensionistico a contribuzione definita dovrebbe supportare l’accelerazione all’adeguamento alla maggior aspettativa di vita”, ha affermato Antonio Iaquinta, responsabile clienti istituzionali di State Street Global Advisors in Italia. “In poche parole, un sistema di pensionamento sostenibile con un indice di dipendenza adeguato spinge i lavoratori a risparmiare di più e ad andare in pensione più tardi. Inoltre sono necessarie riforme politiche olistiche per incentivare un maggior livello di risparmio e una vita lavorativa più lunga”.

[1] Dati 2015.

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