AXA Investment Managers Cambio della guardia

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Comprensibilmente, le elezioni francesi e la corsa presidenziale statunitense hanno attirato l’attenzione sul potenziale di sperimentazione politica radicale. Riteniamo, tuttavia, che si debba anche prestare attenzione al modo in cui persino le forze politiche mainstream possono essere influenzate da un nuovo approccio alla gestione macroeconomica che si allontana dai principi fondamentali che hanno guidato i policymaker fin dagli anni Ottanta. Un atteggiamento circospetto nei confronti del ruolo delle politiche fiscali nell’ottimizzazione del ciclo, il primato della politica monetaria e la sfiducia nell’intervento diretto dello Stato nell’allocazione del capitale stanno infatti lasciando il posto all’entusiasmo verso l’attivismo fiscale, a una visione critica della capacità della sola politica monetaria di gestire gli shock inflazionistici e a un certo appetito per il controllo dei prezzi. Certamente, senza un’azione decisa da parte del Governo durante la pandemia da Covid e relativamente allo shock dei prezzi dell’energia innescato dalla guerra in Ucraina non si sarebbe potuta evitare una dolorosa recessione, tuttavia esiste il rischio che quella che era una gestione d’emergenza si trasformi in un cambiamento strutturale.

Paradossalmente, le Banche Centrali sono oggetto di pesanti critiche proprio quando sono sul punto di vincere lo shock inflazionistico. Non ci attendiamo alcuna decisione definitiva questa settimana, ma la riunione del Consiglio direttivo della Bce dovrebbe essere l’occasione per chiarire che il taglio di giugno è stato solo l’inizio di un processo, e ci aspettiamo che il prossimo taglio di 25 punti base arrivi a settembre.

La preferenza del Consiglio direttivo – almeno per ora – sembra essere quella di programmare i tagli dei tassi in concomitanza con la pubblicazione di nuove proiezioni, e la prossima è prevista per settembre. Il mercato valuta all’87% la probabilità di un taglio in quella data, e noi la valutiamo ancora più alta. È vero che la disinflazione si trova su un plateau, ma le indagini convergono nel delineare un quadro di pressione sottostante sui prezzi sufficientemente mite da indurre la BCE a non aspettare troppo.

Negli Stati Uniti, intanto, i dati di giugno del CPI hanno probabilmente sancito l’accordo su un primo taglio dei tassi a settembre.

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Continuiamo a monitorare gli ultimi sviluppi politici in Francia. Il Presidente ha fatto capire di voler aspettare che emergano dei compromessi tra le varie famiglie politiche prima di nominare un nuovo Primo Ministro – un processo che potrebbe richiedere ancora del tempo. Vogliamo inoltre sottolineare il fatto che, oltre alla legge di bilancio per il 2025, un nuovo governo dovrà produrre un piano credibile a medio termine per consentire all’Ue di concedere alla Francia un tempo supplementare per portare il deficit al 3% – e questo richiederà molto di più che mettere insieme un bilancio non vincolante.

 

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