IA: non una moda, ma un cambiamento di paradigma
Che cosa significa l’intelligenza artificiale per la vita quotidiana, per l’economia e per gli investimenti.
A cura di Bob Homan, Chief Investment Officer di ING
In un arco di tempo sorprendentemente breve, l’intelligenza artificiale (IA) è diventata mainstream. Un tempo appannaggio di appassionati di tecnologia e di fantascienza, oggi è ovunque: nei nostri smartphone, sul posto di lavoro, nel settore della sanità – e anche nei portafogli di investimento. Molti investitori guardano all’IA con entusiasmo, ma al contempo si pongono una domanda cruciale: che cosa implica davvero questa ascesa vertiginosa? Siamo di fronte a una bolla destinata a scoppiare, o siamo solo all’inizio di una rivoluzione destinata a durare?
Dalla fantascienza alla realtà quotidiana
La velocità del cambiamento è impressionante. Solo tre anni fa l’IA era poco più di una parola di moda. Oggi è una tecnologia concreta che alimenta assistenti smart, traduzioni istantanee e sistemi di riconoscimento facciale. L’intelligenza artificiale suscita entusiasmo, ma anche preoccupazione. Alcuni investitori temono una ripetizione della bolla dot-com dei primi anni Duemila, quando i titoli tecnologici raggiunsero valutazioni record prima di crollare. Un timore comprensibile, ma il contesto attuale presenta differenze rilevanti. E vale la pena considerare l’intelligenza artificiale in una prospettiva più ampia.
Perché l’IA cresce così rapidamente
La crescita esplosiva dell’IA è stata resa possibile da microprocessori (chip all’interno di computer e smartphone) sempre più potenti. Nel corso dei decenni, questi componenti sono diventati più veloci ed efficienti, consentendo ai computer di svolgere attività un tempo ritenute impossibili: riconoscere immagini, sostenere conversazioni e analizzare enormi quantità di dati. L’intelligenza artificiale funge oggi da ponte tra tecnologia ed economia, migliorando la produttività, attirando investimenti e contribuendo persino a compensare la carenza di manodopera grazie alla robotica avanzata.
ChatGPT: un punto di svolta
Un esempio emblematico della rapidità di adozione è ChatGPT, lanciato nel novembre 2022. In appena due mesi ha raggiunto 100 milioni di utenti; oggi sfiora il miliardo. Anche le imprese stanno adottando l’IA: tra il 30% e il 70% ora utilizza applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. Secondo la Federal Reserve Bank di St. Louis, l’adozione dell’IA procede a una velocità doppia rispetto a quella di internet – se la rete ha impiegato dieci anni per raggiungere il 40% della popolazione, l’IA ha raggiunto lo stesso traguardo in soli tre anni.
L’IA promette un boom di produttività
Una delle opportunità più rilevanti dell’IA è rappresentata dalla possibilità di un forte aumento della produttività, ovvero la possibilità di fare di più in meno tempo. Da un punto di vista storico, l’impatto delle nuove tecnologie sulla produttività si è sempre manifestato lentamente. L’adozione rapida dell’IA potrebbe invece innescare un vero e proprio “shock di produttività”. Alcuni studi prevedono una crescita economica annua intorno al 3%, paragonabile al boom del dopoguerra e agli anni Sessanta.
L’IA può inoltre contribuire ad affrontare la carenza di manodopera nelle economie caratterizzate da una popolazione che invecchia. Robot smart e AI agent possono prendersi carico di una parte crescente delle attività, mentre modelli avanzati sono oggi in grado di svolgere compiti un tempo riservati a professionisti altamente qualificati, come la programmazione o la risoluzione di problemi scientifici complessi.
Le aziende stanno investendo miliardi
Gli investimenti nell’IA sono in forte accelerazione: giganti tecnologici come Microsoft, Alphabet (Google), Amazon, Meta e Oracle – i cosiddetti hyperscaler – investono complessivamente circa 350 miliardi di dollari all’anno nell’IA. Secondo Jensen Huang, CEO di Nvidia, questa cifra potrebbe salire a 3-4 mila miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. Negli Stati Uniti, la spesa per i data center è ormai paragonabile a quella negli investimenti in edifici per uffici. L’intelligenza artificiale è diventata un importante motore di crescita economica, in particolare in America.
Siamo di fronte a una bolla dell’IA?
Di fronte a somme così ingenti e all’impennata dei titoli azionari legati all’IA, i timori di una bolla sono naturali. Esistono analogie con l’era dot-com: i titoli dell’IA sono saliti di quasi il 160% dalla fine del 2022 e i cosiddetti Magnificent Seven (Microsoft, Apple, Nvidia, Amazon, Alphabet, Meta e Tesla) rappresentano oggi il 36% dell’indice S&P 500, contro il 19% detenuto dalle prime sette società internet nel 2000.
Le differenze, tuttavia, sono sostanziali. Le valutazioni attuali, pur elevate, si attestano in media a 26 volte gli utili attesi, circa la metà delle 52 volte registrate nel 2000. Inoltre, queste aziende sono oggi molto più redditizie, con margini intorno al 30% e rendimenti del capitale proprio prossimi al 46%, quasi il doppio rispetto a vent’anni fa. Gli investimenti sono finanziati in larga misura dai flussi di cassa e non dal debito, rendendo il ciclo attuale decisamente più solido.
La diversificazione è fondamentale
Nonostante il grande potenziale dell’IA, è essenziale non concentrare eccessivamente gli investimenti. Il settore tecnologico è fortemente concentrato negli Stati Uniti, ma esistono opportunità interessanti anche altrove. Corea del Sud e Taiwan offrono titoli tecnologici attraenti, mentre le società IT cinesi restano innovative, ben capitalizzate e valutate in modo interessante. La tecnologia rappresenta meno del 10% dell’indice MSCI China, contro il 40% negli Stati Uniti, e scambia a un rapporto prezzo/utili di 25 rispetto a 30 negli USA.
Un altro settore in cui l’IA sta avendo un significativo impatto trasformativo è quello della sanità. Si tratta di un comparto relativamente conveniente e leader nell’adozione dell’IA, settore nel quale le grandi aziende farmaceutiche investono massicciamente dal 2018. Una svolta significativa è arrivata con AlphaFold, lo strumento di DeepMind per la previsione delle strutture proteiche. Durante la pandemia, l’intelligenza artificiale ha accelerato lo sviluppo dei vaccini. Nell’arco di dieci anni, le applicazioni di IA approvate dalla FDA in ambito sanitario sono passate da due o tre all’anno a oltre 200.
Opportunità oltre i mercati quotati
Le migliori opportunità legate all’IA non sono sempre accessibili attraverso i mercati azionari. Il numero di società quotate è sceso da 7.300 nel 1996 a 4.300 oggi. Le aziende tecnologiche attendono in media 12 anni prima di approdare in Borsa – o non si quotano affatto – contro il periodo di quattro anni caratteristico del 1999. La quota della tecnologia nelle IPO è diminuita dal 70% nel 2017 al 30% nel 2021. Il private equity rappresenta quindi una via per accedere a questi innovatori nelle fasi iniziali di sviluppo.
Abbracciare l’IA, ma con prudenza
Il settore dell’intelligenza artificiale è molto più di una moda: è una rivoluzione che sta ridefinendo economie, lavoro e vita quotidiana. È però fondamentale investire con criterio, diversificando per aree geografiche, settori e asset class. Occorre evitare un’eccessiva concentrazione sulla tecnologia statunitense e includere comparti come la sanità e strategie come il private equity.
L’ING Investment Office mantiene una visione positiva sul tema tecnologico nel suo complesso, ma all’interno di un approccio fortemente diversificato: selezione attiva dei titoli, ampia distribuzione geografica – che comprende anche Cina e i Paesi dei Mercati Emergenti – e diversificazione settoriale. Chi vuole beneficiare del potenziale dell’IA deve adottare una prospettiva ampia, evitando di puntare tutto su un singolo settore o su una sola area geografica.

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