Stretto di Hormuz e petrolio, rischio rialzo prezzi. Cosa succede se lo stretto resta bloccato

L’attacco USA-Iran e i mercati dell’energia: catena di cause, effetti concreti e scenari di prezzo nel breve e medio termine

La minaccia ormai reale di un conflitto prolungato che coinvolga Stati Uniti e Iran ha riportato sotto i riflettori uno dei nodi più sensibili del mercato energetico globale: lo Stretto di Hormuz. Questo stretto corridoio marittimo nel Golfo Persico è uno dei punti di transito più critici per il petrolio mondiale. Una sua chiusura, totale o parziale, rischia di far tremare i mercati con conseguenze sul prezzo del petrolio di portata significativa.

Cos’è lo Stretto di Hormuz e perché è strategico

Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman e all’Oceano Indiano. Attraverso questo breve tratto di mare passa circa un quinto del petrolio scambiato a livello globale e una quota ancor più alta di gas naturale liquefatto (LNG).

Paesi come Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Iran esportano una parte importante del loro petrolio tramite questo passaggio. Per questo motivo, qualunque minaccia sul suo utilizzo genera premi di rischio sui prezzi dell’energia.

La situazione attuale: tensione USA-Iran e blocco

Negli ultimi mesi, la tensione tra Stati Uniti e Iran si è intensificata, con attacchi, contro-attacchi e sanzioni che hanno costantemente alimentato l’incertezza. Nel contesto dell’attuale blocco di Hormuz, i mercati reagiscono considerando non solo l’attuale disponibilità di greggio, ma la percezione del rischio sistemico che un simile evento comporterebbe.

La probabile conseguenza è che gli operatori finanziari e le compagnie petrolifere prezzino nei futures petroliferi un aumento dei costi, proprio perché una parte consistente della fornitura globale potrebbe essere immediatamente esclusa dal mercato.

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Scenario shock: prezzi alle stelle?

Analisti energetici e istituzioni elaborano più scenari in base all’entità dell’interruzione:

Scenario 1 – Blocco parziale o temporaneo

Se lo stretto fosse solo parzialmente ostacolato oppure aperto a fasi alternate, il mercato potrebbe rispondere con un rimbalzo dei prezzi, ma non con un crollo sistemico dell’offerta. In questo caso:

  • il Brent potrebbe superare rapidamente i 90-100 $ al barile nel breve termine
  • i consumatori europei noterebbero un aumento dei carburanti e dei costi di trasporto

Questo scenario è percepito come probabile da diversi istituti di ricerca se l’instabilità aumenta ma non diventa totale.

Scenario 2 – Chiusura prolungata

Nel caso di una chiusura prolungata o definitiva dello Stretto, i prezzi possono reagire in modo molto più marcato:

  • stimati oltre 120-150 $ al barile in poche settimane
  • aumento dell’inflazione globale
  • spinta di nuovi picchi nei mercati petroliferi spot

Questa valutazione è coerente con le simulazioni storiche condotte per crisi simili negli anni passati (ad esempio durante conflitti nel Golfo), dove una riduzione significativa delle esportazioni attraverso Hormuz ha portato a forti rialzi dei prezzi globali.

Perché i mercati “tremano”?

I prezzi del petrolio non rispondono soltanto ai dati di produzione e domanda: reagiscono anche a percezioni di rischio geopolitico. In termini pratici:

  • Premium di rischio: gli operatori includono nei prezzi un “extra” per rischi futuri.
  • Futures e contratti derivati: investitori speculativi prezzano nei mercati a termine possibili shock d’offerta.
  • Flussi commerciali alternativi: una perdita di capacità di passaggio significa dover deviare verso rotte più costose o terminali alternativi.

In tali condizioni, anche senza una chiusura reale, è sufficiente che le tensioni restino elevate perché i prezzi siano spinti verso l’alto.

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Reazioni dei mercati finanziari

Negli ultimi giorni le borse petrolifere hanno mostrato:

  • aumenti dei futures sul Brent e sul WTI;
  • maggiore volatilità intraday nei prezzi;
  • incremento dei premi assicurativi per le navi che transitano nel Golfo.

Questi segnali sono anticipatori: spesso i mercati prezzano un rischio prima che si manifestino gli eventi reali.

Impatto sull’economia reale

Un rialzo sostenuto del petrolio colpisce:

Inflazione – aumentano i prezzi energetici, con effetti sui trasporti, produzione industriale e consumi;
Consumi delle famiglie – carburanti più costosi erodono reddito disponibile;
Politiche monetarie – banche centrali potrebbero essere costrette a rivedere i piani di normalizzazione dei tassi se l’inflazione resta alta.

Economisti americani ed europei hanno già sottolineato come un shock petrolifero, specie in una fase di fragilità economica, possa rallentare la crescita globale e rendere più difficili le strategie di controllo dell’inflazione.

Cosa significa per chi produce e consuma petrolio

Per i paesi esportatori è un vantaggio di prezzo, ma anche un rischio di domanda se le economie rallentano. Per i paesi importatori — come l’Europa — è un problema strutturale:

  • costi energetici più elevati;
  • rischi per la bilancia commerciale;
  • maggior pressione sui prezzi al dettaglio.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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