Consumi in ripresa in Italia, ma la qualità della vita è ancora a due velocità. Le previsioni Confesercenti-CER
Il quadro delle famiglie italiane tra spese obbligate, divari territoriali e fiducia incerta
Il recupero dei consumi delle famiglie italiane nel 2026 resta un dato positivo nel contesto macroeconomico nazionale, ma le spese obbligate continuano a condizionare fortemente i bilanci familiari e frenano la ripresa dei consumi complessivi e delle vendite. È quanto emerge dalle previsioni sui consumi 2026 presentate da Confesercenti-CER (Centro Europa Ricerche) secondo cui, nonostante un moderato aumento della spesa, il potere d’acquisto delle famiglie è ancora sotto pressione e la qualità della vita risente di dinamiche di costo che non sono uniformi sul territorio nazionale.

Il quadro dei consumi: ripresa moderata, ma condizionamenti persistenti
Secondo Confesercenti, che ha diffuso i dati insieme al centro studi CER, il 2026 conferma la tendenza al recupero dei consumi in Italia, sospinta da una moderata crescita dei redditi disponibili reali e da un clima di fiducia di fondo migliorato rispetto agli anni più critici post-pandemia. Tuttavia, la stessa associazione evidenzia come le spese obbligate come affitti, utenze, trasporti, assicurazioni e approvvigionamenti energetici assorbano ancora una quota rilevante del reddito familiare, riducendo la capacità di spesa per beni non di prima necessità.
Questa struttura dei consumi fa sì che, pur aumentando la spesa complessiva, la domanda di beni e servizi da parte delle famiglie resti sottotono, con riflessi diretti sulle vendite del commercio al dettaglio e sui servizi di consumo.
La stampa italiana ha rilanciato più volte questi elementi. Il Sole 24 Ore ha parlato di una “ripresa tiepida e non generalizzata dei consumi”, dove il dato aggregato nasconde forti differenze tra fasce di reddito e territori. Dal canto suo, La Repubblica ha insistito sui limiti del potere d’acquisto reale delle famiglie italiane, alle prese con spese fisse in crescita e costi energetici ancora elevati rispetto alla media europea.
Qualità della vita in Italia: i driver che pesano sui bilanci
La qualità della vita non dipende solo dai consumi, ma anche da una serie di fattori che influenzano direttamente la serenità economica delle famiglie:
- Costo delle abitazioni: negli ultimi anni, nonostante una lieve stabilizzazione nei canoni di affitto in alcune grandi città, il costo della casa resta elevato soprattutto nelle aree metropolitane del Nord.
- Energia e utenze: la spesa per servizi energetici continua a rappresentare una voce significativa nel bilancio familiare, con effetti più marcati nelle zone con minore efficienza energetica degli immobili.
- Servizi socio-sanitari e trasporti: l’accessibilità e qualità dei servizi pubblici influiscono sulla percezione complessiva della qualità della vita.
Anche sotto questo profilo si riscontrano criticità strutturali. La Stampa ha evidenziato che molti nuclei familiari riscontrano difficoltà nel conciliare le spese per casa, trasporti e utenze con la capacità di consumo discrezionale.
Il Corriere della Sera ha messo in luce l’effetto combinato di inflazione sui prezzi dei servizi e stagnazione salariale, che riduce la capacità di risparmio delle famiglie.
Il divario Nord–Sud: un tema centrale nella narrativa dei media
Un elemento chiave emerso dalle valutazioni di Confesercenti, ripreso dalla stampa, è il forte divario territoriale nella qualità della vita e nei consumi tra regioni del Nord e regioni del Sud:
Nord
Nel Nord Italia, dove l’economia è storicamente più dinamica e il mercato del lavoro più strutturato, i consumi mostrano segnali di ripresa più solidi. Qui le famiglie beneficiano di redditi medi più elevati e di un più facile accesso a servizi di qualità, come sanità, istruzione e trasporti. Il Sole 24 Ore ha sottolineato come le province settentrionali mostrino anche tassi di disoccupazione inferiori alla media nazionale, sostenendo così una maggiore stabilità del reddito disponibile.
Centro
Nel Centro, i consumi si mantengono stabili, trainati da un tessuto produttivo diversificato e da un ruolo centrale nelle interazioni culturali e turistiche. Tuttavia, anche qui spese obbligate e costi della vita compressi riducono l’elasticità della domanda.
Sud
La stampa italiana ha insistito sulle criticità del Mezzogiorno. RegionI come Sicilia, Calabria e Puglia mostrano livelli di reddito disponibile significativamente inferiori alla media nazionale, tassi di occupazione più bassi e maggiore dipendenza da occupazioni precarie. La Repubblica e Il Messaggero hanno evidenziato come queste condizioni si traducano in consumi pro capite più bassi, maggiore difficoltà a far fronte alle spese fisse e una qualità della vita mediamente più bassa.
Il divario si riflette anche nella capacità di risparmio: mentre nel Nord molte famiglie riescono a mettere da parte risorse per investimenti o spese future, nel Sud una quota maggiore dei redditi è assorbita dalle spese essenziali, con minore spazio per consumi discrezionali. Questa dinamica accentua le differenze regionali e rischia di avere effetti a catena su investimenti, capitale umano e prospettive di sviluppo locale.
Alcune proposte emerse dal dibattito
Nel corso delle presentazioni di Confesercenti e nei commenti editoriali, sono emerse proposte e raccomandazioni:
- Alleggerire il peso delle spese obbligate attraverso politiche di sostegno mirate ai costi energetici e abitativi;
- Incentivare la domanda interna con strumenti fiscali e incentivi al consumo;
- Interventi per la coesione territoriale, per ridurre il divario di opportunità tra Nord e Sud;
- Investimenti in servizi pubblici di qualità, per migliorare la qualità della vita nelle aree meno servite.
Il recupero dei consumi nel 2026 è un segnale importante, ma da solo non basta a restituire piena fiducia agli italiani. La qualità della vita resta condizionata da spese obbligate elevate, costi dell’abitare, servizi pubblici e, soprattutto, da forti differenze territoriali. Il Nord mostra segnali di resilienza maggiori, mentre al Sud il potere di acquisto resta più debole e i consumi faticano a decollare.
In questo quadro, le politiche pubbliche e le strategie di sostegno all’economia familiare e alla coesione territoriale appaiono non più rinviabili se si vuole tradurre la ripresa dei consumi in un miglioramento reale e diffuso della qualità della vita nel Paese.





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