Ue, sale il deficit italiano

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Nelle ultime stime di Bruxelles viaggia al 2,5% invece che al 2,3%, con riflessi negativi sul Pil. A rischio anche la crescita dell’eurozona

Proprio mentre l’Italia chiede maggiore flessibilità nei conti, l’Unione Europea rende note le sue ultime stime sul nostro deficit. Naturalmente peggiorate.

Per l’anno in corso, l’Ue aggiorna le previsioni del deficit italiano al 2,5% invece che al precedente livello di 2,3%.
Si tratta di un decimo oltre il 2,4% cui punta il governo, che ha chiesto di sfruttare tutte le clausole di flessibilità e ancora attende il giudizio – congelato fino a primavera – sulla legge di Stabilità 2016.

“Nel 2016 – recita il documento dell’Ue – nonostante la crescita positiva, il deficit si riduce solo marginalmente”. Questo riflette l’impatto espansionistico della legge di stabilità, compresi i 3,2 miliardi di spese aggiuntive per sicurezza e cultura che hanno aumentato il deficit previsto nel def da 2,2% a 2,4%”. E “come risultato, il deficit strutturale peggiora di tre quarti di punto nel 2016”.

In dettaglio, scrive la Commissione, dopo “il picco del 2015”, il debito italiano nel 2016 scenderà “solo leggermente anche perché il deficit strutturale si deteriora”. L’Ue nelle nuove stime economiche rivede al rialzo il debito 2016 che sarà 132,4%, dal 132,2% previsto a novembre.
La stima per il 2015 è stata invece rivista al ribasso (132,8% dal 133% di novembre).
Nel 2017, infine, il debito è previsto a 130,6%, stima rivista al rialzo dal 130% delle ultime previsioni. E il saldo strutturale peggiora più del previsto: da -1% nel 2015 a -1,7% del 2016.

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Quanto alle previsioni di crescita economica, Bruxelles rivede leggermente al ribasso le stime per l’Italia: 0,8% nel 2015, 1,4% nel 2016, 1,3% nel 2017. A novembre stimava 0,9%, 1,5% e 1,4%.
“Dopo essere cresciuta moderatamente nel 2015, l’economia italiana guadagna slancio nel 2016 e 2017 col rafforzarsi della domanda interna”, scrive Bruxelles, secondo cui “la caduta dei prezzi del petrolio e una posizione di bilancio espansiva sosterranno la domanda e compenseranno il rallentamento degli export” registrato nella seconda metà del 2015.
Concludendo le stime italiane, l’Ue scrive circa la disoccupazione che vede a quota 11,9% nel 2015, 11,4% nel 2016 e 11,3% nel 2017. A novembre scorso le stime erano per 12,2%, 11,8% e 11,6%.

Allargando lo sguardo all’Eurozona, le previsioni non sono migliori: il Pil per il 2016 è rivisto al ribasso all’1,7% rispetto all’1,8% calcolato a novembre. Per il 2017 sarà all’1,9%.
L’ultima nota dolente è riservata alla dinamica dei prezzi al consumo, il vero incubo: “Per il 2016 nel suo complesso, l’inflazione annuale dell’eurozona è ora prevista solo allo 0,5%” , dimezzata rispetto all’1% preventivato a novembre.
Il calo viene imputato principalmente al crollo dei prezzi del petrolio e nel 2016 pesa anche una “crescita dei salari tenue”.
Il tasso dovrebbe invece salire all’1,5% nel 2017 con salari più elevati, maggiore domanda interna e un aumento moderato del prezzo del petrolio.

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