Indici Pmi: bene l’Italia, ferma l’Eurozona

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L’indicatore, basato sulle interviste ai direttori degli acquisti, in giugno è salito a 51,9 punti nel nostro paese

In salita l’indice Pmi (purchasing manager index) italiano: in giugno l’indicatore composito è salito a 52,6 punti, dai 50,8 punti che, in maggio, avevano segnato il livello più basso dal dicembre 2014.

Il progresso, precisa Markit, l’istituto di ricerca che cura gli indici, realizzati sulla base delle interviste ai direttori degli acquisti delle imprese, riguarda entrambe le componenti: sia il manifatturiero (salito, come comunicato venerdì scorso, a 53,5 punti da 52,4) sia i servizi.

Quest’ultimo settore registra una crescita a 51,9 punti, dopo la contrazione di maggio a 49,8 punti. È importante sottolineare che il valore torna così sopra quota 50 punti, la soglia che separa la crescita dalla contrazione. Il dato è inoltre superiore alle attese degli analisti, che avevano previsto una risalita a 50,2 punti.

Nella zona euro l’indice Pmi composito, calcolato sempre da Markit, in giugno è rimasto invariato a 53,1 punti. In discesa il valore relativo ai servizi, da 53,3 a 52,8 punti, mentre il Pmi manifatturiero è risultato in salita a 52,8 punti da 51,5.

Markit precisa che tutti gli indicatori relativi al mese di giugno sono stati calcolati prima che si conoscesse il risultato del referendum con cui la Gran Bretagna ha scelto di uscire dall’Unione europea.

Tra i singoli paesi, la Germania segna un lieve calo dell’indice composito (54,4 da 54,5), con un rallentamento più deciso per i servizi (da 55,2 punti di maggio a 53,7, il minimo degli ultimi 13 mesi).

Sotto quota 50 l’indice Pmi servizi della Francia, sceso a 49,9 dai 51,6 punti di maggio

Dopo questi dati macro, a Piazza Affari l’indice Ftse Mib si conferma in ribasso dell’1,11% a 15.835 punti, Parigi scende dell’1,52%, Londra dello 0,29%, Madrid dell’1,67% e Francoforte dell’1,34%. Il cambio euro/dollaro viaggia pressoché stabile a 1,1144.

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