Inquinamento da plastica: sfide e soluzioni

Nicolas Jacob, Equity Fund Manager ODDO BHF Asset Management SAS. -

Il processo di attuazione di un trattato globale contro l’inquinamento da plastica, avviato nel 2022 a Nairobi, in Kenya, in occasione dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente, è entrato nella sua fase finale alla fne di novembre a Busan, in Corea del Sud. La plastica è responsabile di circa il 3,4% delle emissioni globali di CO₂ e la sua produzione è destinata a raddoppiare entro il 2050, in assenza di sforzi significativi nel settore del riciclo e nella ricerca di soluzioni alternative. In questa fase del dibattito, si scontrano due visioni: una che insiste sull’adozione di obiettivi quantificati di riduzione della produzione di plastica, parallelamente al riciclo; l’altra che difende un approccio focalizzato su azioni correttive, tra cui il riciclo. Qualunque sia l’esito della discussione, i futuri accordi contro l’inquinamento da plastica stimoleranno la crescita del settore del riciclo e dei produttori di sostituti della plastica.

Un problema ambientale e sanitario di primaria importanza

A partire dagli anni 70, la produzione di plastica è aumentata più rapidamente di qualsiasi altro materiale: se questo trend dovesse continuare, la produzione globale di plastica primaria aumenterà da 460 milioni di tonnellate nel 2023 a 1.100 milioni di tonnellate nel 2050, guidata dalla plastica monouso, che rappresenta il 76% della produzione annuale. Attualmente, solo il 15% dei rifiuti di plastica viene riciclato, il 17% viene incenerito e il 68% finisce in discarica o nell’ambiente: la posta in gioco è alta, poiché i rifiuti di plastica vengono trasportati dai fiumi agli oceani, dove si stima che esistano 150 milioni di tonnellate, tra cui 20.000 miliardi di particelle microplastiche. Ciò influisce sugli ecosistemi marini, con 700 specie che ingeriscono microplastiche, con rischi per la salute umana.

Le soluzioni esistono, ma la sfida è distribuirle su larga scala

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Produrre meno plastica richiede alternative su larga scala con resistenza, peso e versatilità simili. Le innovazioni, come le plastiche ricavate da alghe, semi di oliva, cactus o residui di zucchero di canna, rimangono attualmente limitate, a causa di modelli commerciali non sostenibili. Il riciclo è il metodo principale per ridurre l’inquinamento da plastica, ma richiede sforzi considerevoli in tre aree.

La prima è quella delle normative. I Paesi sviluppati hanno registrato una crescita del riciclo (7-10% a seconda della regione), con l’Asia-Pacifico in testa. L’Ue punta al 55% di riciclo degli imballaggi in plastica entro il 2030, gli Stati Uniti stanno limitando l’uso di plastica vergine e il Giappone promuove la strategia delle “3R” (Ridurre, Riutilizzare, Riciclare). Segue lo sviluppo tecnologico, infatti il riciclo meccanico funziona per le termoplastiche come il PET, ma non per gli elastomeri e i termoindurenti. I processi di recupero chimico emergenti, come la depolimerizzazione, la dissoluzione o la pirolisi, possono trasformare i rifiuti in materiali identici alle plastiche vergini, ma rimangono ancora sperimentali. L’ultima area è infine quella delle infrastrutture: per soddisfare le normative e le crescenti richieste dell’economia circolare, le autorità pubbliche devono espandere le infrastrutture di riciclo, soprattutto in Nord America e in Europa. Dopo il divieto di importazione dei rifiuti di plastica imposto dalla Cina nel 2018, ognuna di queste regioni deve gestire il proprio riciclo.

 

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