Economia circolare e tecnologie green. L’attuazione di una politica industriale sostenibile non è più rinviabile

L’Italia sta affrontando sfide significative nella definizione e attuazione di una politica industriale sostenibile, ma il governo non ha ancora presentato piani e programmi concreti in questa direzione. Il settore industriale italiano soffre di una cronica carenza di investimenti in ricerca e sviluppo (R&S), e dedicava solo l’1,5% del PIL a R&S (dati del 2022) rispetto alla media dell’Unione Europea del 2,2%. Nel dicembre 2024, Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, ha sottolineato l’urgenza di una politica industriale pragmatica e lungimirante per evitare il declino della potenza industriale italiana. Inoltre, Confindustria ha evidenziato la necessità di puntare su filiere nazionali per le energie rinnovabili e l’economia circolare, stimando una domanda di tecnologie green in Italia di circa 118 miliardi di euro all’anno nei prossimi sette anni.

A livello europeo, la Commissione Europea ha emanato nel febbraio 2024 una raccomandazione per la riduzione del 90% delle emissioni di CO2 entro il 2040. Tuttavia, l’Italia sembra essere in ritardo nell’adottare misure concrete per allinearsi a questi obiettivi. Inoltre, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato nel 2021, includeva iniziative per la transizione ecologica e digitale, ma l’attuazione di queste misure richiede un impegno continuo e aggiornato da parte del governo,

L’attuazione di una politica industriale sostenibile non è più rinviabile. In questo contesto, è fondamentale che il governo italiano sviluppi una politica industriale sostenibile che promuova l’innovazione, aumenti gli investimenti in ricerca e sviluppo e favorisca la transizione ecologica, in linea con le raccomandazioni europee e le esigenze del settore industriale nazionale.

Intervista ad Alessia Potecchi

Alessia Potecchi fa parte del Dipartimento Economia e Finanze PD Nazionale.

Quanto ritiene urgente lo sviluppo di una politica industriale pragmatica e lungimirante?

Non possiamo aspettare: il governo deve agire per una politica industriale sostenibile. Occorre una politica industriale seria, il Governo non sta andando in questa direzione, non ci sono piani e programmi concreti rispetto anche ai passaggi non più rinviabili che dovremo affrontare come la transizione e la decarbonizzazione che vanno affrontate con competenza e lungimiranza. Il futuro industriale va inserito in primis nel contesto europeo e i passaggi che ci attendono devono essere governati portando avanti di pari passo il fattore economico e quello sociale evitando la deindustrializzazione del paese.

L’obiettivo è molto impegnativo

Sì, è un lungo e complesso lavoro, ma dobbiamo essere pronti e non arrivare impreparati, la transizione ecologica e digitale sarà una grande opportunità per il nostro Paese per riportare al centro dell’agenda politica le politiche industriali e una sfida per l’Italia e per l’Europa per mettere in campo strumenti innovativi per gestire nel modo migliore la ricollocazione dei lavoratori e contenere le perdite occupazionali. Anche questo tema si deve trasformare in una opportunità operativa per fare passi in avanti in settori considerati strategici per l’economia e lo sviluppo del nostro Paese, un’opportunità che dobbiamo cogliere e non sprecare guardando al futuro con fiducia e operatività.

Che interazione vede fra la politica industriale e le grandi questioni sociali?

La politica Industriale, anche sul piano nazionale, va fatta procedere di pari passo e in connessione alla risoluzione delle grandi questioni sociali ed ambientali del pianeta: il cambiamento climatico, l’invecchiamento della popolazione, la qualità della vita, lo spostamento della ricchezza globale. Le agevolazioni fiscali e i finanziamenti sul piano nazionale devono essere dati alla condizione che le imprese che ne usufruiscano attuino seriamente il rispetto dei contratti, le norme di sicurezza sul lavoro, la parità di genere e il sostegno ad investimenti ambientalmente sostenibili. È necessaria una nuova complementarità tra intervento pubblico ed iniziativa privata.

Che cosa pensa dell’uso non sostenibile delle risorse?

Fondamentale è la questione delle risorse, l’Europa, come ha affermato anche Draghi, deve rispondere con una sola voce e con grande sinergia, occorre un fondo europeo per la transizione e l’innovazione dell’industria, ammortizzatori sociali europei per sostenere e riqualificare i lavoratori. La politica del Governo non risponde a queste problematiche. La pressione fiscale sulle imprese si è fatta più pesante e i provvedimenti che sono state inseriti nella Manovra di Bilancio non sono efficaci, il programma Transizione 5.0 non è decollato perché le imprese non aderiscono in quanto troppo complesso, vengono drasticamente ridotte le risorse per le politiche industriali a partire dal fondo automotive che era stato istituito dal Governo Draghi e non ci sono provvedimenti seri per contrastare il caro energia che sta mettendo in grande difficoltà le famiglie e le imprese.

🔥 DA NON PERDERE ▷  BCE, Draghi guadagna tempo sui dettagli del QE

Che provvedimenti prenderebbe?

Abbiamo fatto delle proposte concrete per affrontare questi passaggi: il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas con la stipula di contratti di lungo termine, gli aiuti alle imprese riducendo gli oneri di sistema e riconoscendo un credito d’imposta straordinario, mettere le risorse di Transizione 5.0 su Transizione 4.0 per potenziare quest’ultima e aiutare le PMI che in Manovra sono state penalizzate: ci vuole un piano concreto nazionale indirizzato verso il settore automotive in linea con quello dell’Europa che ripristini il fondo per aiutare il settore che è tra i più impattati per affrontare la transizione e la decarbonizzazione, che incentivi l’acquisto dei veicoli elettrici e sostenga i progetti di riconversione delle imprese adottando strumenti di carattere innovativo che guardino alle ricadute sociali.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
🔥 DA NON PERDERE ▷  Revenge spending e banche centrali i driver di mercato del 2022 per gli investitori istituzionali
Fact Checked & Editorial Guidelines

Our Fact Checking Process

We prioritize accuracy and integrity in our content. Here's how we maintain high standards:

  1. Expert Review: All articles are reviewed by subject matter experts.
  2. Source Validation: Information is backed by credible, up-to-date sources.
  3. Transparency: We clearly cite references and disclose potential conflicts.
Reviewed by: Subject Matter Experts

Our Review Board

Our content is carefully reviewed by experienced professionals to ensure accuracy and relevance.

  • Qualified Experts: Each article is assessed by specialists with field-specific knowledge.
  • Up-to-date Insights: We incorporate the latest research, trends, and standards.
  • Commitment to Quality: Reviewers ensure clarity, correctness, and completeness.

Look for the expert-reviewed label to read content you can trust.