UBP Union Bancaire Privée: Venezuela, quale scenario per i mercati energetici globali
UBP: Venezuela, quale scenario per i mercati energetici globali
A cura degli esperti di UBP Union Bancaire Privée
Sul fronte energetico, è improbabile che quanto sta accadendo in Venezuela abbia un impatto significativo nel breve termine. Attualmente il Venezuela esporta circa 800.000-900.000 barili di greggio al giorno (meno dell’1% dell’offerta globale). Tuttavia, sebbene gli impatti sul mercato a breve termine siano modesti, le implicazioni a lungo termine per la politica globale in materia di risorse energetiche meritano grande attenzione. Le esportazioni petrolifere venezuelane hanno subito una battuta d’arresto a seguito di anni di sanzioni e sarà necessario un periodo prolungato di investimenti per aumentare la produzione in modo significativo. Ciò implica che non vi sono prospettive immediate di un forte aumento delle esportazioni venezuelane. A beneficiare della situazione dovrebbero essere invece le esportazioni petrolifere della Guyana, poiché vengono meno i rischi di interventi dal Venezuela, che erano stati motivo di preoccupazione durante il mandato di Maduro.
In termini di esposizione corporate, le aziende già operative in Venezuela o con crediti in essere – come le major petrolifere integrate statunitensi, le raffinerie USA in grado di processare greggio pesante e le raffinerie USA in grado di lavorare il greggio pesante, la cui tecnologia, competenza e attrezzature sono necessarie per rilanciare la produzione – sembrano le meglio posizionate per beneficiare nel medio termine, qualora le condizioni consentissero nuovi investimenti. Al di là del Venezuela, le preoccupazioni si estendono all’intera regione dell’America Latina, che svolge un ruolo cruciale nell’offerta globale di materie prime. Sebbene il Venezuela non disponga di un’industria mineraria significativa in senso stretto, presenta un notevole potenziale per l’estrazione dell’oro. Cile e Perù sono i due maggiori produttori mondiali di rame, mentre il Brasile è un importante esportatore di minerale di ferro e di commodity agricole. L’America Latina è inoltre una delle principali regioni aurifere e il suo principale cliente per le esportazioni di materie prime è la Cina. Catene di approvvigionamento, consumatori e Paesi sono destinati a diventare sempre più attenti all’accesso sicuro ai minerali strategici.
Il risultato è che gli investitori dovrebbero prepararsi alla possibilità di improvvisi rialzi dei prezzi nei comparti dei metalli di base, industriali e dei Platinum Group Metals (PGM). Inoltre, sebbene e sanzioni sulle esportazioni di petrolio restino in vigore, gli investitori prevedono un graduale allentamento attraverso il riconoscimento formale di una nuova amministrazione venezuelana e l’ampliamento delle licenze. Una transizione politica credibile potrebbe contribuire a ripristinare la fiducia nelle istituzioni e consentire il ritorno degli investimenti esteri, sostenendo una graduale ripresa della produzione petrolifera, un miglioramento dei flussi di cassa e, nel tempo, la creazione delle condizioni per una ristrutturazione complessiva del debito.
Tuttavia, le valutazioni obbligazionarie restano altamente incerte e sensibili alle ipotesi relative alla stabilità politica, alla tempistica elettorale, al recupero della produzione, alla continuità delle politiche e al trattamento dei creditori. Nel breve termine, i prezzi dei bond potrebbero continuare a essere sostenuti dall’ottimismo, sebbene sia probabile il persistere di un’elevata volatilità. Gli eventi in Venezuela segnalano inoltre una più ampia disponibilità da parte degli Stati Uniti a perseguire obiettivi strategici legati all’accesso alle risorse e all’allineamento geopolitico
Ciò solleva interrogativi su potenziali pressioni a livello globale, in particolare nei Paesi che combinano alcune o tutte le seguenti caratteristiche: risorse di valore, relazioni tese con Washington e una capacità di deterrenza militare limitata. In questo contesto sono stati recentemente citati Iran, Cuba e Groenlandia, sebbene ciascuno presenti dinamiche politiche, economiche e di sicurezza differenti. L’Iran rimane una fonte potenziale di elevato rischio geopolitico a causa delle sue risorse energetiche strategiche, delle persistenti difficoltà economiche e delle relazioni tese con gli Stati Uniti. Le sanzioni prolungate hanno frenato la crescita, indebolito la valuta e limitato l’accesso ai mercati internazionali, contribuendo alle tensioni interne. Recenti segnali da parte della leadership statunitense indicano una disponibilità ad intensificare le pressioni qualora l’instabilità interna dovesse aumentare, accrescendo il rischio di nuove sanzioni o di azioni mirate. Qualsiasi escalation significativa avrebbe ripercussioni sulla sicurezza regionale e sui mercati energetici, data l’importanza dell’Iran per l’offerta globale di petrolio e per le principali rotte di navigazione
Le prospettive di Cuba sono diventate più incerte dopo il cambiamento politico in Venezuela, che per decenni ha rappresentato una fonte primaria di petrolio sovvenzionato e di sostegno economico. Le interruzioni di questo rapporto rischiano di aggravare la carenza di carburante, i vincoli alla produzione di elettricità e la più ampia fragilità economica. I policymaker a Washington potrebbero ritenere che la sola pressione economica sia sufficiente a favorire un cambiamento nel tempo, aumentando i rischi al ribasso per la stabilità economica di Cuba nel breve termine senza ricorrere a un intervento diretto. La Groenlandia riveste una rilevante importanza strategica per gli Stati Uniti grazie alla sua posizione nell’Artico, al suo valore in termini di sicurezza e al potenziale minerario di lungo periodo. La sua geografia è sempre più cruciale per la difesa missilistica, le nuove rotte di navigazione e l’accesso alle risorse critiche. Sebbene lo sviluppo delle risorse minerarie sia limitato da vincoli ambientali e infrastrutturali, l’interesse degli Stati Uniti ad ampliare la propria presenza militare e a garantire l’accesso alle risorse si è intensificato. Qualsiasi azione unilaterale comporterebbe significativi rischi diplomatici e per l’alleanza NATO, sottolineando la sensibilità della Groenlandia come asset strategico e geopolitico. Gli sviluppi recenti evidenziano un più ampio spostamento verso una maggiore assertività geopolitica, incentrata sulla sicurezza delle risorse, sulla geografia strategica e sull’allineamento politico. Sebbene l’impatto immediato sui mercati resti limitato, i casi di Iran, Cuba e Groenlandia mostrano come la pressione economica, la dipendenza energetica e gli asset strategici stiano incidendo sempre più sulle decisioni politiche e sulle valutazioni del rischio. Per investitori e policymaker, questo contesto richiede una maggiore attenzione ai rischi geopolitici di coda, alle sfide legate alla resilienza delle catene di approvvigionamento e alle dinamiche tra alleanze

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