ATTACCO ALL’IRAN: un nemico militarmente in bilico tra forza e debolezza, strutturale e tecnologica

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— di Lapo Mazza Fontana

Lo stato delle Forze Armate iraniane nel 2026

Il panorama militare dell’Iran nel 2026 riflette una dottrina basata sulla condizione politica e sociale del paese, sulla deterrenza asimmetrica e sul costante aggiornamento delle capacità missilistiche, a fronte di gravi carenze negli altri settori militari nazionali.


Nonostante anni di sanzioni, Teheran mantiene oggi una delle forze armate più numerose del Medioriente, divise tra l’Esercito regolare (Artesh) e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran).
La vera forza militare del Paese risiede quindi nel suo arsenale di missili balistici e di droni, considerato il più vasto e diversificato della regione. Nel corso dell’ultimo anno, l’Iran ha accelerato la produzione di droni kamikaze della famiglia Shahed, perfezionando modelli a lungo raggio come lo Shahed-149 “Gaza”, capace di volare a quote elevate con carichi bellici significativi. La difesa aerea rimane tuttavia il punto vulnerabile, motivo per cui Teheran sta concentrando ogni sforzo nell’acquisizione di tecnologie esterne per proteggere i propri siti sensibili.

L’asse militare con la Russia e il nodo dei caccia Su-35

Il rapporto con Mosca ha subito una trasformazione radicale passando da una collaborazione tattica a una vera alleanza strategica. Dopo aver fornito migliaia di droni per il conflitto in Ucraina, l’Iran sta ora incassando il pagamento in termini di tecnologia avanzata.
Un accordo siglato a fine 2025 prevede la consegna di sistemi di difesa aerea portatili Verba e, secondo indiscrezioni diplomatiche, l’integrazione di componenti russe nei sistemi missilistici iraniani. Il pilastro di questa cooperazione resta però la fornitura dei caccia multiruolo Su-35. Le prime unità sono attese entro la metà del 2026 e rappresentano il primo vero salto di qualità per l’aviazione iraniana dagli anni Novanta. Questa mossa è destinata a cambiare gli equilibri nei cieli del Golfo Persico, offrendo a Teheran una capacità di intercettazione che finora le mancava.

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Il supporto tecnologico della Cina e i missili supersonici

Se la Russia fornisce l’hardware pesante, la Cina si sta confermando come il partner fondamentale per l’Intelligence e la sovranità digitale. Pechino ha esteso la cooperazione fornendo dati satellitari per il monitoraggio dei movimenti navali statunitensi nell’Oceano Indiano e nel Golfo di Oman.
Sul piano degli armamenti le trattative per l’acquisto dei missili antinave supersonici cinesi CM-302 sono in fase di completamento. Questi vettori sono estremamente difficili da intercettare e potrebbero raddoppiare la capacità di minaccia dell’Iran contro le unità navali nemiche nello Stretto di Hormuz. Inoltre, la Cina sta supportando attivamente Teheran nella cybersicurezza, sostituendo software occidentali con sistemi protetti cinesi per prevenire sabotaggi informatici alle infrastrutture critiche e nucleari.

Le esercitazioni trilaterali e il nuovo ordine marittimo

Il consolidamento di questo blocco è visibile nelle esercitazioni navali congiunte che sono diventate ormai un appuntamento fisso. Nel febbraio 2026, l’operazione “Maritime Security Belt” ha visto navi russe, cinesi e iraniane operare insieme nello Stretto di Hormuz.
Codeste manovre non sono solo dei test tecnici ma anche messaggi politici molto chiari. Per Mosca e Pechino sostenere militarmente l’Iran significa garantire la stabilità di un fornitore energetico chiave e allo stesso tempo sfidare la presenza militare degli Stati Uniti in Medioriente. L’Iran dal canto suo utilizza queste partnership per uscire dall’isolamento internazionale e dimostrare che qualsiasi azione militare contro il suo territorio troverebbe una risposta supportata indirettamente dalle due superpotenze eurasiatiche.

Un risultato militare in bilico tra possibilità e opportunità

Gli attacchi odierni di America e Israele avranno ragione del sistema difensivo e di reazione persiana in misura maggiore delle rappresaglie su Israele seguite alla scorsa ondata di attacchi firmati da Trump? Difficile valutazione, in gran parte legata anche a fattori politici e sociali interni sia alla Persia che agli stessi USA. Sicuramente una campagna di bombardamenti massicci è, per quanto tecnicamente agevole, molto difficile da sostenere dal punto di vista mediatico, a cagione del numero eccessivo di vittime trai civili iraniani che ne deriverebbero. L’Iran non è Gaza, ma questo è un ulteriore problema, militare e soprattutto di immagine.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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