Così i coefficienti tagliano le pensioni

di Walter Quattrocchi -

In vigore dal 1° gennaio i nuovi valori da utilizzare per il calcolo della rendita, aggiornati per tener conto della maggiore speranza di vita

Chi va in pensione nel 2016 avrà liquidata una pensione più bassa rispetto a chi ha lasciato il lavoro l’anno scorso. Questo per effetto dell’introduzione, dal 1° gennaio, dei nuovi “coefficienti di trasformazione” che si applicano ai versamenti per calcolare la pensione con il metodo contributivo.

La riduzione dell’importo dell’assegno è proporzionata all’età di ingresso alla pensione, perché legata all’aspettativa di vita del pensionato: da un minimo dell’1,35% (per chi esce dal lavoro prima) a un massimo del 2,50% (per chi va in pensione più tardi).

I nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo saranno validi per il triennio 2016-2018, mentre dal 2019 la revisione sarà biennale, come stabilito dal decreto “Salva Italia” del 2011.

Lo stesso decreto ha stabilito che il sistema contributivo, per chi aveva 18 anni di contributi entro il 1995, sarebbe stato applicato dal 2012, mentre per gli altri la quota contributiva della pensione viene calcolata dal 1996 in poi.

L’impatto dei nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo sull’importo dell’assegno per chi va in pensione nel 2016, anche se con il sistema misto retributivo-contributivo, come accade ancora per la maggior parte dei nuovi pensionati, non è da sottovalutare.

Un lavoratore medio, con meno di 18 anni di contributi al 1995, che è andato in pensione di vecchiaia a dicembre 2015 a 66 anni e tre mesi, con un montante contributivo (la somma dei suoi contributi) di 200 mila euro, ha un assegno di pensione di 18 euro lordi mensili maggiore di chi, con gli stessi requisiti, andrà in pensione quest’anno

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