Csr di casa per otto imprese italiane su dieci

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Il dato, relativo alle aziende con oltre 80/100 dipendenti, emerge dal settimo Rapporto realizzato dall’Osservatorio Socialis sulla responsabilità sociale

L’80% delle imprese italiane con oltre 80/100 dipendenti dichiara di impegnarsi in iniziative di responsabilità sociale di impresa: un dato in netta crescita rispetto al 73% del 2014, registrato dal settimo Rapporto realizzato dall’Osservatorio Socialis e presentato nei giorni scorsi a Roma.

Complessivamente, nel 2015 le aziende del campione hanno speso la cifra più alta dal 2001 (anno della prima rilevazione): un miliardo e 122 milioni di euro, in aumento del 22%. In media, ogni azienda ha speso 176 mila euro, in crescita dell’11% (investono cifre superiori alla media i settori della finanza, l’industria elettronica e farmaceutica).

La motivazione principale per investire in attività di Csr è il miglioramento d’immagine dell’azienda, calata tuttavia dal 47% al 29%, mentre al secondo posto viene citata l’attenzione per lo sviluppo sostenibile, seguita dal miglioramento del clima interno. La fidelizzazione dei clienti passa dall’8% al 17%.

La mancanza di incentivi fiscali e la mancanza di risorse economiche sono invece i principali freni agli investimenti.

Stabile il numero delle aziende che hanno adottato un codice etico, pari al 77% del totale, mentre raddoppia, al 63%, quello delle imprese che presentano un bilancio ambientale; il 57% redige sia il bilancio ambientale che quello sociale.

Il 44% delle imprese si impegna per migliorare l’efficienza energetica. L’attenzione all’ambiente prevale su quella sociale e di solidarietà.

Secondo le società del campione la spinta principale viene dai consumatori, che premiano le aziende più etiche. Per le istituzioni nazionali il test sarà il recepimento della direttiva europea 95/2014, che deve rendere obbligatoria entro pochi mesi la rendicontazione extra finanziaria delle imprese con più di 500 dipendenti.

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