Giappone, occhi puntati sull’incognita leadership LPD

Christophe Dumont -

Oltre all’effetto base ridotto, la crescita più lenta delle economie avanzate nel primo trimestre ha colpito anche il Giappone, il cui PIL ha registrato una contrazione per la prima volta dal quarto trimestre del 2015.

Anche se ad inizio anno la crescita è stata inferiore alle attese, rimaniamo moderatamente ottimisti, in quanto l’ammontare delle retribuzioni continua ad aumentare e cresce a un ritmo più rapido rispetto all’inflazione. A maggio il tasso di disoccupazione si attestava al 2,2%. Inoltre, le imprese continuano ad impegnarsi ad investire, come risulta dall’ultimo rapporto economico Tankan, pubblicato il 2 luglio scorso. L’orientamento della politica monetaria non dovrebbe subire cambiamenti dal momento che persino due anni consecutivi di crescita positiva non sono riusciti a spingere l’inflazione al rialzo.

Attualmente, due rischi incombono su questo scenario. Innanzitutto, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina potrebbe peggiorare e indurre le imprese a rinviare i propri piani di investimento e di assunzione. Il conseguente rallentamento globale non risparmierebbe il Giappone. In secondo luogo, l’indice di gradimento del primo ministro, Shinzo Abe, è crollato, principalmente a causa dello scandalo Moritomo. Ciò ha ridotto le sue possibilità di essere rieletto, nella tornata di settembre, alla testa del proprio partito, l’LDP. Se Shinzo Abe non dovesse essere rieletto, il nuovo capo del partito (che sarebbe, di fatto, il nuovo primo ministro) potrebbe modificare l’orientamento economico e fiscale del Giappone.

Secondo l’Asian Nikkei Review, l’LDP dovrebbe decidere formalmente a fine agosto in merito al calendario della corsa per la leadership del partito. Una data possibile potrebbe essere il 20 settembre, con l’inizio ufficiale della campagna il 7 settembre. Sebbene non ci siano ancora candidati ufficiali, circolano vari nomi. Tra questi, l’ex segretario generale dell’LDP Shigeru Ishiba, il responsabile delle politiche del partito Fumio Kishida e il ministro degli Affari interni e delle comunicazioni Seiko Noda.

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Tutti i candidati sembrano preoccupati per gli effetti collaterali della politica monetaria e per le dinamiche di uscita dalla stessa (in termini di tempistica, strategia, ecc.) mentre per quanto riguarda la politica fiscale, sottolineano, anche se con sfumature diverse, l’importanza del risanamento del bilancio, con la maggior parte di essi favorevole all’aumento delle aliquote IVA previsto per ottobre 2019.

Dopo essere stati costruttivi sull’azionario giapponese a partire dalla scorsa estate, a giugno siamo tornati ad essere prudenti. Come già detto, il voto per la leadership del partito LDP a settembre rappresenta un rischio per il primo ministro Abe e potrebbe esercitare pressioni sull’Abenomics: una combinazione di politica monetaria, economica e fiscale di supporto. Questo mix di politiche accomodanti rimane essenziale per l’economia giapponese. Inoltre, i rischi legati alla guerra commerciale inciderebbero negativamente su un mercato azionario orientato all’esportazione.

Di conseguenza, lo yen giapponese sta mostrando la sua attrattività come bene rifugio, controbilanciando il divario dei tassi d’interesse. Pertanto, le aziende non possono più fare affidamento sulla debolezza della valuta per alimentare i ricavi provenienti dall’estero. I titoli azionari nipponici mostrano un indebolimento del momentum degli utili e attualmente faticano a guadagnare terreno, mentre altri Paesi dovrebbero registrare una crescita più solida.


Christophe Dumont – Macro Economist – Candriam Investors Group

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