Non è una trade war, ma una tech war. E uno dei contendenti ha già vinto?

Eoin Murray -

Da molti mesi i titoli dei giornali sono dedicati alla disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina. Ma davvero il nodo sono realmente di acciaio, Jack Daniels e semi di soia? O inceve le attuali tensioni nascondono una tech war, dove uno dei due contendenti è chiaramente in vantaggio?

La settimana scorsa, il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Robert Mnuchin ha annunciato che gli Stati Uniti e la Cina avevano raggiunto un’intesa di massima sull’istituzione di uffici dedicati al rispetto dell’accordo che verrà firmato alla fine dei colloqui.

Credo che la risoluzione a questa guerra tecnologica (camuffata) sarà un modo per guadagnare tempo, in attesa di modeste concessioni cinesi che permetteranno al Presidente Trump di affermare che la seconda economia più grande del mondo si è arresa alla prima. In realtà, non sarà altro che una soluzione temporanea, che tratterà di sfuggita una serie di questioni ancora da risolvere.

Nel suo recente discorso all’Assemblea nazionale del popolo, il premier Li Keqiang ha lasciato cadere ogni riferimento esplicito al programma industriale governativo “Made in China 2025”, forse nel tentativo di placare gli Stati Uniti. Li ha invece dichiarato che il governo promuoverà la “produzione avanzata” – ‘Made in China 2025’ con un altro nome. Anche se con un nome diverso, sarà comunque una fonte di preoccupazioni per il Presidente Trump e per i funzionari statunitensi.

In primo luogo, anche se gli Stati Uniti d’America rimangono molto divisi, sembra invece esservi concordanza sulla minaccia rappresentata dalla tecnologia cinese. Nessuno ha ancora spiegato come ciò sia una questione di sicurezza, ma la legge nazionale cinese sull’intelligence afferma che le organizzazioni “sostengono, cooperano e collaborano nel lavoro di intelligence nazionale”. Ai più alti livelli dei governi occidentali si teme che se le reti 5G saranno interamente realizzate o dipendenti dalla tecnologia cinese, le informazioni di natura sensibile potrebbero essere potenzialmente accessibili ai cinesi. Pechino, inoltre, sarebbe semplicemente in grado di spegnere l’interruttore, qualora decidesse di farlo. In breve, gli Stati Uniti hanno paura del terrorismo tecnologico.

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Il secondo problema è relativo all’arretratezza rispetto ai cinesi, promotori del cambiamento e del progresso in ambito tecnologico. La Cina è decisamente avanti rispetto al resto del mondo con lo sviluppo della tecnologia 5G. Gli Stati Uniti, l’Europa e altre nazioni sviluppate hanno fatto alcune incursioni in questo settore, ma sono troppo indietro e sarebbero necessari miliardi di investimenti per recuperare il ritardo. In Europa, i rapporti affermano che il 30-40% della rete 5G conferma il proprio impegno con Huawei.

Il Presidente Trump, infine, è ancora dubbioso sulla posizione da tenere con il Chief Financial Officer di Huawei (e figlia del fondatore), Meng Wanzhou, arrestata in Canada e in attesa di estradizione negli Stati Uniti. Le conseguenze politiche e giuridiche a lungo termine di qualsiasi azione, o inazione, si faranno sentire sia negli Stati Uniti sia in Cina.

In patria, Trump è consapevole di dover dimostrare ai propri elettori di essere ancora un uomo d’affari e in grado di definire un accordo con la Cina nell’ambito dei negoziati commerciali – soprattutto dopo il disastro del vertice nordcoreano di Hanoi – per assicurarsi la rielezione e, perlomeno, salvare la faccia. Non vi è dubbio che dovrà fare delle concessioni, ma non sappiamo ancora quali saranno.

Da parte sua, la Cina è un caso unico nel suo genere e continuerà la sua avanzata. Si tratta di un mercato isolato, sotto molti punti di vista, e controllato a livello centrale. Vi sono prove che le autorità di regolamentazione stiano cercando di spingere sulla creazione di credito per dare slancio all’economia, come fatto nel 2016, e anche se ciò non dovesse dare i risultati sperati il paese è comunque in una fase di crescita economica e otterrà buoni ritorni.

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La chiave è che, grazie al dominio nello sviluppo della tecnologia 5G, la Cina ha preso in mano il futuro e sta correndo con esso. E anche se la guerra tecnologica può essere nascosta in bella vista con le sembianze di una guerra commerciale, le linee d’azione sono già profondamente definite e una parte sembra aver già superato l’altra.


Eoin Murray – Head of Investment – Hermes Investment Management

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