Commento sui dati relativi all’inflazione Usa
Le riaperture, e il forte stimolo fiscale, hanno spinto la domanda, a fronte di un’offerta ancora strozzata. Tre elementi legati alla riapertura rappresentano infatti la metà dell’aumento totale dell’inflazione core: Alloggio (+7% mese su mese), Biglietto aereo (+10%) e auto usate (+10%). Questi tassi di crescita rappresentano livelli insostenibili nel lungo termine. Escludendo queste componenti, possiamo dire che l’inflazione abbia avuto una ripresa solida, ma non troppo preoccupante per la Fed.
È importante notare che nelle 4 settimane trascorse dall’approvazione del piano di stimolo americano il 12 marzo, i consumatori hanno ricevuto 379 miliardi di dollari in pagamenti diretti. Tali pagamenti hanno una propensione marginale al consumo molto alta e quindi hanno sostenuto la spesa. Tuttavia, come benzina versata su un fuoco, questo denaro è ora in gran parte andato (supponendo che non ci siano più rilanci da parte del governo) e la crescita della domanda aggregata in futuro dovrà essere più organica (ovvero legata al reddito da lavoro e alla ricchezza).
Sarà interessante osservare quanto dello slancio inflativo possa essere sostenuto una volta che le voci che hanno sofferto maggiormente della chiusura torneranno ai livelli pre-pandemici. Parafrasando le parole del vicepresidente della Fed, Richard Clarida: è molto più difficile eseguire un’apertura senza intoppi di un’economia da 21 trilioni di dollari che chiuderla.




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