Il risparmio in Italia negli ultimi 10 anni e i provvedimenti per favorirlo a livello privato nel 2026

Massimo Pozzi Chiesa -

Negli ultimi dieci anni il risparmio delle famiglie italiane ha confermato un tratto strutturale del Paese: poca crescita dei redditi, ma una forte propensione ad accantonare e proteggere la ricchezza. I dati Istat mostrano come, dall’inizio degli anni 2010 fino alla vigilia del Covid, la propensione al risparmio sia rimasta stabile attorno all’8-10% del reddito disponibile. La pandemia ha creato una parentesi eccezionale: con consumi compressi e grande incertezza, il tasso di risparmio lordo è schizzato al 15,6% nel 2020 e al 13,2% nel 2021, per poi rientrare, nel 2022, di nuovo intorno ai livelli pre-Covid.

La ricchezza netta delle famiglie

Parallelamente, la ricchezza netta delle famiglie ha continuato a crescere nel lungo periodo, ma con uno shock importante dovuto all’inflazione. Secondo la nota congiunta Istat–Banca d’Italia, alla fine del 2022 la ricchezza netta delle famiglie era pari a 10.421 miliardi di euro, in calo dell’1,7% in termini nominali e del 12,5% in termini reali rispetto al 2021, a causa dell’impennata dei prezzi. Nel 2023 il patrimonio è risalito a 11.286 miliardi (+4,5% nominale), massimo dal 2005, ma ancora al di sotto dei livelli reali pre-inflazione. Sul fronte strettamente finanziario, uno studio FABI stima in 6.030 miliardi di euro il totale dei risparmi detenuti in strumenti finanziari nel 2024 (conti, titoli, fondi, assicurazioni), in crescita del 4,3% in un anno.

FABI è la “Federazione Autonoma Bancari Italiani”, il principale sindacato del settore del credito in Italia. Fondata nel 1948, rappresenta oggi oltre 110.000 lavoratori bancari, con una presenza storicamente forte nelle maggiori banche del Paese (Intesa Sanpaolo, UniCredit, BPM, MPS, BPER, ecc.). È diventata negli ultimi anni una fonte rilevante anche per l’analisi del risparmio delle famiglie italiane: pubblica report periodici basati su dati Banca d’Italia, ABI e istituti di ricerca. I suoi studi sono molto citati dalla stampa economica.

La propensione al risparmio

Nel frattempo, la propensione al risparmio ha iniziato lentamente a ricostruirsi dopo l’erosione del potere d’acquisto legata al biennio inflattivo 2022–2023. Istat certifica che il tasso di risparmio delle famiglie è salito dall’8,2% del 2023 al 9,0% nel 2024, mentre il reddito disponibile è aumentato del 2,7% e il potere d’acquisto dell’1,3%. È un quadro in cui l’Italia resta un Paese di grandi risparmiatori (la ricchezza netta è pari a oltre otto volte il reddito disponibile), ma dove l’alta inflazione ha ridotto il valore reale dei “tesoretti” accumulati.

I provvedimenti del governo

In questo contesto si collocano i provvedimenti del governo che entreranno in vigore nel 2026, pensati più per rafforzare il reddito disponibile e canalizzare il risparmio che per introdurre nuovi contenitori fiscali. La Legge di Bilancio 2026 prevede innanzitutto la riforma dell’IRPEF a tre aliquote: 23% fino a 28.000 euro, 33% tra 28.001 e 50.000 (in luogo del 35%), 43% oltre i 50.000.
Secondo le simulazioni citate dalla stampa specializzata, il taglio dell’aliquota intermedia genererà un risparmio medio di circa 230 euro l’anno per oltre 14 milioni di contribuenti, con un beneficio per le famiglie coinvolte (circa l’44% del totale) stimato in 276 euro medi annui. Sono cifre modeste, ma che vanno lette come spazio aggiuntivo potenziale per risparmio o riduzione dei debiti.

Accanto al fisco, il governo continua a usare il debito pubblico come veicolo privilegiato per intercettare il risparmio privato.
I BTP Valore, collocati a più riprese fino all’autunno 2025, restano il prototipo di titolo pensato per i piccoli risparmiatori: cedole crescenti, premio fedeltà, tassazione agevolata al 12,5%, esenzione da imposta di successione ed esclusione dal calcolo ISEE fino a determinate soglie. Pur non essendo una novità del 2026, la strategia dichiarata dal MEF è di proseguire periodicamente con queste emissioni, consolidando il ruolo dei titoli di Stato come “cassaforte” del risparmio domestico.

Infine, le misure sociali, dal potenziamento del bonus mamme alla conferma della Carta “Dedicata a te” per le spese essenziali, non sono strumenti di risparmio in senso stretto, ma mirano a ridurre la pressione sui bilanci familiari più fragili, liberando una piccola quota di margine finanziario. In sintesi, il 2026 si apre con famiglie ancora molto ricche sulla carta ma provate dall’inflazione, e con una manovra che non rivoluziona l’architettura del risparmio, ma cerca di sostenerlo agendo soprattutto sul reddito disponibile e sull’offerta di strumenti garantiti dallo Stato come i BTP rivolti al retail.