Federal Reserve verso possibile taglio tassi dopo inflazione USA in rallentamento
Inflazione USA in rallentamento e scenari per la Federal Reserve
L’inflazione negli USA ha rallentato a gennaio al 2,4% annuo dal 2,7% di dicembre, minimo da maggio, con un incremento mensile limitato allo 0,2%. Anche il dato “core”, al netto di alimentari freschi ed energia, è sceso al 2,5% dal 2,6%, ai livelli più bassi da marzo 2021.
Il raffreddamento dei prezzi rafforza l’idea che la Federal Reserve si stia progressivamente avvicinando al target del 2%, pur mantenendo un approccio prudente. I mercati prezzano un primo taglio ai tassi a giugno e altri interventi entro fine anno, con il costo del denaro che potrebbe avvicinarsi area 3% a dicembre, ma senza cambi di rotta affrettati.
Perché il rallentamento dei prezzi è rilevante per la politica monetaria
Un’inflazione al 2,4% offre alla Federal Reserve margini per allentare la stretta senza compromettere la credibilità anti-inflazionistica. Il calo del dato “core” indica che le pressioni interne si stanno riducendo, elemento chiave per le decisioni sui tassi.
La banca centrale, guidata da Jerome Powell, deve tuttavia valutare il rischio che il recente rallentamento sia temporaneo. Per questo il percorso di taglio dei tassi verosimilmente sarà graduale e dipendente dai dati, con attenzione particolare ai prezzi dei servizi e alla dinamica salariale.
Implicazioni per famiglie, imprese e mercati finanziari
Per famiglie e imprese, un’inflazione più bassa combinata con l’attesa di tassi in discesa significa minori costi di finanziamento nel medio periodo, ma non immediatamente.
Il mercato obbligazionario sta già scontando questo scenario, mentre gli investitori azionari guardano al possibile sostegno che un ciclo di tagli prudente potrebbe offrire a utili e valutazioni, soprattutto nei settori più sensibili ai tassi, come tecnologia e real estate quotato.
Dazi, dollaro debole e paradosso dell’inflazione contenuta
Dall’annuncio dei dazi da parte del presidente Donald Trump nell’aprile scorso, i prezzi al consumo sono saliti di meno dell’1,8%, in linea con i nove mesi precedenti.
Questo dato appare controintuitivo: le barriere tariffarie avrebbero dovuto trasferirsi sui prezzi finali, soprattutto nell’import. In parallelo, il dollaro ha perso circa l’11,5% dai massimi di gennaio 2025, movimento che teoricamente avrebbe dovuto rendere più costosi i beni importati, alimentando ulteriore inflazione.
Perché dazi e cambio non hanno spinto i prezzi al consumo
Diversi fattori hanno attenuato l’impatto inflattivo dei dazi e del dollaro debole. Le imprese hanno assorbito parte dei maggiori costi riducendo i margini, mentre le catene globali del valore hanno permesso di sostituire fornitori o riconfigurare la produzione.
La concorrenza interna e online ha limitato la capacità di trasferire integralmente i rincari ai consumatori. Inoltre, il rallentamento della domanda globale e la compressione dei prezzi di alcune materie prime hanno compensato, in parte, gli effetti delle tariffe.
Rischi futuri se le tensioni commerciali dovessero riacutizzarsi
Se la politica dei dazi venisse ampliata o irrigidita, l’effetto sui prezzi potrebbe manifestarsi in modo più marcato nel medio periodo.
Un indebolimento ulteriore del dollaro, combinato con restrizioni al commercio, rischierebbe di innescare pressioni inflazionistiche più persistenti, costringendo la Federal Reserve a un approccio più restrittivo rispetto alle attese attuali e aumentando la volatilità sui mercati globali.
Rendimenti, oro e tempi del cambio di guida alla Federal Reserve
Dopo il dato sull’inflazione USA, i rendimenti a 2 anni sono scesi fino al 3,42%, prezzando un taglio dei tassi nel breve, mentre il decennale è rimasto vicino al 4,06%, minimo degli ultimi due mesi.
L’impatto sul cambio del dollaro è stato limitato, a conferma che lo scenario di politica monetaria era già in buona parte scontato. L’oro è tornato verso quota 5.000 dollari l’oncia, segnalando la crescente aspettativa di un allentamento monetario da parte della Fed.
Oro ai massimi e lettura delle aspettative su inflazione e tassi
Il ritorno dell’oro su livelli record riflette sia la domanda di copertura contro rischi macro e geopolitici sia la percezione che i tassi reali potrebbero scendere.
In un contesto di inflazione in calo ma ancora non del tutto stabile, gli investitori guardano al metallo giallo come strumento di diversificazione e protezione in caso di errori di politica monetaria o di improvvisi shock sul fronte della crescita.
Transizione da Powell a Warsh e tempistica dei tagli
L’ultimo taglio dei tassi risale a dicembre e Jerome Powell potrebbe completare il suo mandato fino a maggio senza nuove mosse, lasciando al successore Kevin Warsh la responsabilità di inaugurare una fase più espansiva, previa conferma del Senato.
Un debutto con annuncio di allentamento monetario darebbe un segnale chiaro di continuità nel sostegno all’economia, ma dovrà essere calibrato per evitare l’impressione di una Fed eccessivamente condizionata dal ciclo politico e dalle pressioni della Casa Bianca.
FAQ
Qual è il livello attuale dell’inflazione negli USA
L’inflazione complessiva è al 2,4% annuo, con un aumento mensile dello 0,2%, mentre il dato “core” è al 2,5%.
Quando è atteso il primo taglio dei tassi della Federal Reserve
I mercati scontano il primo taglio dei tassi a giugno, con ulteriori interventi possibili entro fine anno.
Perché i dazi di Donald Trump non hanno fatto esplodere i prezzi
L’impatto è stato attenuato da margini aziendali compressi, riorganizzazione delle catene di fornitura e forte concorrenza.
Cosa indica il calo dei rendimenti dei titoli di Stato USA
Il calo soprattutto sulla parte a 2 anni segnala aspettative di politica monetaria più accomodante nei prossimi trimestri.
Perché l’oro è salito verso 5.000 dollari l’oncia
Gli investitori prevedono tassi reali più bassi e usano l’oro come copertura contro rischi macro e inflattivi.
Qual è lo stato del mercato del lavoro negli Stati Uniti
La disoccupazione è al 4,3%, con salari orari in crescita dello 0,4% mensile e del 3,8% annuo, sopra l’inflazione.
Che ruolo avranno Jerome Powell e Kevin Warsh nella prossima fase
Jerome Powell potrebbe concludere il mandato senza nuovi tagli, lasciando a Kevin Warsh l’avvio di un ciclo più espansivo.
Qual è la fonte delle informazioni analizzate sull’inflazione USA
I dati e le considerazioni sono rielaborati a partire dall’analisi originale di Giuseppe Timpone pubblicata su InvestireOggi.it.




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