Iran in guerra: gravi rincari sui farmaci equivalenti per il blocco di Hormuz

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Come la guerra in Iran minaccia la catena dei farmaci in Europa

La nuova escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, concentrata sullo Stretto di Hormuz, sta generando un rischio serio per l’approvvigionamento di farmaci equivalenti e principi attivi destinati all’Europa. Il nodo è logistico e industriale: molte materie prime e prodotti intermedi provenienti dall’India transitano proprio da Hormuz, snodo ora parzialmente bloccato o rallentato. Secondo gli operatori della filiera, se il conflitto dovesse protrarsi oltre cinque settimane, la disponibilità di medicinali a basso costo potrebbe ridursi sensibilmente in Italia e nell’Unione europea. Il fenomeno, sottolinea il farmacologo Armando Genazzani, presidente della Società italiana di farmacologia (Sif), si inserisce in una più ampia vulnerabilità strutturale legata alla delocalizzazione produttiva e all’aumento esplosivo dei costi di trasporto e assicurazione.

In sintesi:

  • Lo Stretto di Hormuz è cruciale per principi attivi e componenti farmaceutici diretti in Europa.
  • Un conflitto oltre cinque settimane può generare carenze di medicinali, specie a basso costo.
  • Costi di trasporto aereo aumentati fino al 400%, con rincari anche per vetro e assicurazioni.
  • La dipendenza da India e rotte mediorientali rende fragile l’autonomia farmaceutica europea.

L’impatto su forniture, costi e disponibilità dei medicinali

Le analisi degli esperti confermano che lo Stretto di Hormuz è ormai un collo di bottiglia per l’intera supply chain farmaceutica europea. Il blocco navale e le restrizioni aeree rallentano la spedizione di campioni farmaceutici, ritardando i controlli di qualità e il rilascio dei lotti destinati ai pazienti europei.

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Gli operatori segnalano anche dinamiche speculative: é stato registrato un rincaro del 30% per una singola spedizione aerea, mentre alcune rotte hanno visto i costi crescere fino al 400% in 48 ore, come riportato da ‘Healthcare Digital’. Produttori indiani di primo piano, tra cui Dr. Reddy’s, hanno già lanciato l’allarme su possibili carenze di scorte per l’export, perché le rotte alternative non riescono ad assorbire l’intera domanda di capacità di trasporto.

Alla pressione logistica si aggiunge il rischio di un aumento del prezzo del vetro, energivoro per eccellenza, con impatti diretti su fiale, flaconi e confezionamenti primari e secondari. Le polizze assicurative marittime e aeree, per le aree considerate ad alto rischio, sono già in forte rialzo. Secondo le stime di Linerlytica, circa 450.000 TEU di container sarebbero oggi bloccati nel Golfo, rallentando non solo i farmaci ma anche reagenti, componentistica e materiali ausiliari indispensabili alla produzione.

Carenze, prezzi e la lezione sulla dipendenza dall’estero

Per Armando Genazzani, l’Unione europea e l’Italia hanno iniziato dopo il Covid-19 a mappare i prodotti critici e a predisporre piani di emergenza, ma l’attuale crisi mostra quanto la dipendenza da poche rotte e da pochi hub resti elevata. Il problema non riguarda soltanto i produttori di equivalenti: *anche molte aziende di originator dipendono dagli stessi flussi di principi attivi e componenti*. Le scorte disponibili nei magazzini europei e la durata effettiva del conflitto saranno decisive per limitare le ricadute sui pazienti.

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Le tensioni di prezzo colpiranno in modo particolare i farmaci sotto i 5 euro, dove i margini sono minimi e qualsiasi aumento di trasporto, energia o packaging rischia di rendere la produzione non sostenibile. In situazioni di scarsità, avverte Genazzani, le aziende tenderanno inevitabilmente a privilegiare i mercati più redditizi, pur cercando di non lasciare scoperte le fasce più vulnerabili. Nei prossimi giorni, la verifica delle giacenze e degli ordini in arrivo consentirà di valutare la reale entità delle carenze. Ma per il presidente Sif la lezione è chiara: *la delocalizzazione estrema di beni essenziali come i farmaci può avere un costo sanitario e strategico molto alto*.

FAQ

Perché la guerra in Iran influisce sulla disponibilità dei farmaci?

Influisce perché lo Stretto di Hormuz è un passaggio cruciale per principi attivi e componenti farmaceutici provenienti soprattutto dall’India verso l’Europa.

Quali farmaci rischiano maggiormente la carenza in Europa?

Rischiano soprattutto i farmaci equivalenti e i medicinali a basso costo, in particolare quelli con prezzo inferiore ai 5 euro a confezione.

Quanto deve durare il conflitto per creare un problema serio di scorte?

Secondo gli operatori della filiera, un conflitto oltre cinque settimane renderebbe elevato il rischio di carenze diffuse di medicinali.

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Come possono prepararsi cittadini e strutture sanitarie italiane?

Possono prepararsi verificando con il medico alternative terapeutiche equivalenti, evitando inutili accaparramenti e monitorando le comunicazioni ufficiali di AIFA e Ministero della Salute.

Da quali fonti è derivata l’analisi riportata nell’articolo?

È derivata da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.

 

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Editorial Director PhD, MBA, CPA, MD

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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