Oro: cosa sta succedendo sui mercati. Intervista a Nicolas Cracco, CEO di Gold Avenue

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Oro, volatilità improvvisa dopo i record. Cosa è successo tra inizio marzo e gli ultimi giorni del mese

Negli ultimi trenta giorni il mercato dell’oro ha vissuto una dinamica piuttosto netta: prima una fase ancora sostenuta su livelli elevati, poi una correzione brusca e infine un rimbalzo tecnico negli ultimissimi giorni di marzo. Non è un’inversione strutturale, ma un cambio di regime nel breve periodo.

A febbraio 2026 l’oro aveva raggiunto livelli record sopra i 5.000 dollari l’oncia, dopo un rally plurimensile. All’inizio di marzo il prezzo restava ancora molto alto, circa 143–144 €/g a inizio mese con valori che nelle settimane precedenti avevano toccato anche oltre 150 €/g. Su base annua il metallo resta fortissimo (circa +40-50%), segno che il trend di lungo periodo non è in discussione.

Nell’ultimo mese: discesa significativa (ma fisiologica)

Da metà marzo in poi il mercato cambia tono con prezzo intorno a 139–140 €/g e perdita mensile anche a doppia cifra (oltre -10% dai massimi). In dollari il movimento è ancora più evidente: discesa verso area 4.200–4.600 $/oncia.

Negli ultimissimi giorni (intorno al 23–27 marzo) il mercato entra in una fase di forte volatilità: calo intraday fino a -8% / -10%, con minimi vicino a 4.100 $ poi rimbalzo rapido sopra 4.400–4.500 $ Questo tipo di movimento (forte caduta + recupero veloce) è tipico di mercati “tirati”, dove basta un cambio di aspettative per generare vendite a cascata.

Secondo la maggior parte dei commentatori, tre fattori spiegano quasi tutta la dinamica recente.

Tassi USA e dollaro. Il driver principale è la revisione delle aspettative sui tassi della Federal Reserve: meno tagli attesi, rendimenti reali in salita, dollaro più forte. Risultato: l’oro perde appeal nel breve, perché non genera rendimento.

Rotazione degli investitori. Negli ultimi giorni si è vista una vera fuga verso liquidità e dollaro, con vendite sull’oro a causa di prese di profitto dopo il rally e riallocazione verso asset più remunerativi.

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Geopolitica: effetto ambiguo. Il conflitto in Medio Oriente aveva inizialmente sostenuto l’oro (bene rifugio), ma i segnali di tregua o stabilizzazione rendono minore la percezione del rischio immediato rendendo mno sentita la domanda difensiva.

Il punto delicato è che il mercato sembra essere entrato in una fase nuova: non più solo “bene rifugio”, ma asset finanziario fortemente legato alla politica monetaria.

Intervista a Nicolas Cracco, CEO di Gold Avenue

Negli ultimi mesi, l’oro ha registrato un forte rialzo, trainato da incertezze macroeconomiche e tensioni geopolitiche. Quali sono, a suo avviso, i principali fattori alla base di questo trend e quanto ritiene sia sostenibile nel medio termine?

Il recente rally dell’oro è il risultato della convergenza di diversi fattori: incertezza geopolitica, aspettative sui tassi di interesse e una domanda sostenuta sia da parte degli investitori privati sia delle banche centrali. La domanda globale di oro ha superato le 5.000 tonnellate nel 2025, riflettendo forti afflussi negli ETF e un acquisto costante di lingotti e monete.

Particolarmente rilevante è la dinamica dei prezzi: negli ultimi sei mesi l’oro è salito di circa il 18,67% e del 46,71% su base annua. Questo indica che non si tratta di una reazione di breve periodo, ma di un cambiamento più strutturale nel posizionamento degli investitori.

Anche la recente correzione al ribasso dei prezzi è un tema da interpretare: non è legato solo ai movimenti del dollaro USA, ma anche a vendite da parte degli investitori per riequilibrare i portafogli e proteggere altre asset class. In questo senso, si rafforza il ruolo dell’oro come asset liquido e affidabile nei momenti di necessità.

Guardando avanti, il trend appare supportato da fattori strutturali. Questo non significa che i prezzi cresceranno in modo lineare, ma che i driver di fondo restano solidi.

In un contesto di crescente interesse per i beni rifugio, come si posiziona oggi l’oro rispetto ad altri metalli preziosi come argento, platino e palladio?

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L’oro rimane il punto di riferimento quando si parla di sicurezza e stabilità. Il suo ruolo in portafoglio è chiaro: liquidità, resilienza e diversificazione, soprattutto nei periodi di stress di mercato.

Gli altri metalli preziosi si comportano in modo diverso. L’argento, ad esempio, si colloca a metà tra bene rifugio e metallo industriale. Può beneficiare della domanda degli investitori, ma è anche più volatile a causa della forte esposizione al ciclo economico. Allo stesso tempo, il mercato dell’argento continua a registrare deficit strutturali di offerta, il che ne sostiene le prospettive nel lungo termine.

Platino e palladio sono invece più ciclici: la loro performance è strettamente legata alla domanda industriale, in particolare nel settore automotive, rendendoli più sensibili ai cicli economici e ai cambiamenti tecnologici.

In sintesi, l’oro resta l’asset difensivo per eccellenza. L’argento può rappresentare un complemento più dinamico, mentre platino e palladio sono esposizioni più tattiche che veri beni rifugio.

Le tensioni internazionali stanno nuovamente influenzando i mercati. Quanto pesa oggi il fattore geopolitico sulla performance dell’oro e sulla domanda degli investitori?

Ancora oggi la geopolitica è uno dei principali fattori che influenzano l’andamento dell’oro, ma il meccanismo varia leggermente a seconda della situazione.

Le tensioni legate all’Iran ne sono un esempio: a differenza del conflitto in Ucraina, dove l’oro reagì immediatamente con un aumento del 10–15% nelle settimane successive all’invasione, oggi la dinamica è più complessa perché tiene conto anche del ruolo del petrolio.

Il prezzo del petrolio influisce sulle aspettative relative all’inflazione e sul dollaro USA. I dati recenti mostrano che la relazione tra petrolio e dollaro non è fissa e dipende dal tipo di shock che colpisce il mercato. Con gli Stati Uniti sempre più esportatori di energia, questa relazione può persino diventare positiva.

A seguito dell’escalation della tensione in Iran, il dollaro statunitense si è rafforzato in modo significativo, con l’indice del dollaro (US Dollar Index) che ha superato quota 100 e si è attestato intorno a 99,7 all’inizio di marzo 2026. Un dollaro più forte tende a esercitare pressione sui prezzi dell’oro, il che spiega in parte perché la reazione dell’oro sia stata più contenuta.

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In sintesi, i fattori geopolitici continuano a sostenere la domanda, ma nel contesto attuale anche i mercati valutari ed energetici concorrono all’andamento dell’oro, rendendo la risposta dei prezzi più complessa e meno immediata.

La Svizzera è un hub globale per l’oro. Come funziona questo ecosistema e quale valore aggiunto offre agli investitori?

La Svizzera occupa un ruolo centrale nel mercato globale dell’oro grazie alla combinazione di competenze nella raffinazione, standard normativi elevati e una lunga tradizione di qualità.

Un attore chiave è PAMP, una delle principali raffinerie al mondo. I prodotti di queste raffinerie rispettano standard internazionali rigorosi, garantendo purezza costante e riconoscibilità globale.

Per gli investitori, il valore aggiunto è evidente: prodotti di alta qualità, elevata tracciabilità e un livello di fiducia che rende semplice acquistare, custodire e rivendere oro. L’ecosistema svizzero garantisce affidabilità in ogni fase, dalla produzione allo stoccaggio.

Guardando alla crescita di GOLD AVENUE, come si riflette il rally dell’oro sui numeri della piattaforma? E in particolare, che ruolo gioca l’Italia rispetto agli altri mercati europei?

Il recente rally si è tradotto chiaramente in un aumento dell’attività degli investitori sulla piattaforma di GOLD AVENUE. Nelle ultime due settimane, gli acquisti di oro da parte degli investitori italiani sono cresciuti di oltre il 60% in termini di volumi di ordini.

Questo riflette un trend più ampio: gli investitori non stanno solo reagendo ai movimenti di prezzo, ma stanno riposizionando attivamente i propri portafogli verso asset fisici.

Più in generale, osserviamo un cambiamento nel comportamento di investimento: l’oro viene sempre più utilizzato non come operazione di breve periodo, ma come elemento stabile e di lungo termine all’interno del portafoglio — un asset tangibile, solido e immediatamente disponibile quando necessario.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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