Ecommerce, solo il 9% dei siti espone all’AI tutti i dati chiave

Ecommerce, solo il 9% dei siti espone all’AI tutti i dati chiave

La notizia in sintesi

  • Il 90% dei merchant lavora o si prepara a rendere la propria offerta rintracciabile dagli assistenti AI.
  • Solo il 9% dei mille siti analizzati rende leggibili agli agenti AI quattro informazioni essenziali sull’offerta.
  • Piattaforme e tecnologie innovative raccolgono intenzioni di investimento rispettivamente dal 59% e dal 58% dei merchant.
  • Merchant e fornitori divergono sugli ostacoli all’adozione tecnologica, dal ritorno economico alle competenze interne.

DatamoneyRiassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch

Gli ecommerce italiani si preparano a essere trovati dagli assistenti di intelligenza artificiale, ma la leggibilità delle offerte è ancora limitata. Il 90% dei merchant che operano in Italia dichiara di essere al lavoro su questo fronte o di voler iniziare entro un anno. Tra i mille principali siti della classifica Ecommerce Italia per fatturato, però, soltanto il 9% permette a un agente AI di leggere tutte e quattro le informazioni considerate necessarie per confrontare un acquisto: prezzo, disponibilità, spese di spedizione e condizioni di reso.

Il divario emerge dalla quarta edizione della ricerca Ecommerce Tech Trends 2026, presentata da Casaleggio Associati il 20 ottobre a Milano. Lo studio mette a confronto le scelte di investimento degli operatori e la preparazione tecnica dei siti, in una fase in cui gli assistenti AI possono diventare un intermediario nella ricerca e nella selezione dei prodotti.

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L’indagine combina questionari e interviste a 148 aziende, suddivise tra 53 merchant, 63 fornitori e 32 agenzie e società di consulenza. A questa rilevazione si affianca l’esame di mille siti, valutati su 121 aspetti.

Le informazioni che gli agenti AI non riescono a leggere

Le maggiori lacune riguardano ciò che accade dopo la scelta del prodotto. Il costo della spedizione è disponibile in un formato leggibile dalle macchine nel 18% dei siti esaminati; per le condizioni di reso la quota scende al 15%. Sono questi i due dati meno accessibili agli agenti AI tra quelli necessari al confronto delle offerte.

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Sul versante della GEO, l’ottimizzazione per gli assistenti di intelligenza artificiale, il 54% dei merchant dichiara di avere già avviato attività e un ulteriore 37% prevede di farlo entro l’anno. Le intenzioni degli operatori e le verifiche sui siti descrivono dunque due piani distinti: l’avvio del lavoro di ottimizzazione e la disponibilità effettiva delle informazioni in un formato utilizzabile dagli agenti.

Davide Casaleggio, Presidente di Casaleggio Associati, ha commentato:

«L’intelligenza artificiale introduce un nuovo intermediario tra le aziende e i consumatori. Una parte crescente della navigazione tra i siti, della ricerca di prodotti e del confronto delle offerte potrà essere affidata agli agenti AI. Un’azienda potrà avere un ottimo prodotto e un sito efficace e perdere vendite se gli assistenti AI faticano a comprenderne e confrontarne l’offerta. I dati della ricerca mostrano un mercato che si muove in questa direzione, con una preparazione tecnologica ancora limitata. La prossima competizione dell’Ecommerce sarà anche per entrare nelle decisioni degli algoritmi»

Piattaforme e nuove tecnologie attirano gli investimenti

Le piattaforme raccolgono il livello di soddisfazione più alto, pari all’83%, e il 59% dei merchant prevede nuovi investimenti in quest’area. Per le tecnologie innovative il rapporto si rovescia: la soddisfazione si ferma al 38%, il valore più basso rilevato, mentre il 58% degli operatori intende investire.

Incrociando giudizi e programmi di spesa, la ricerca colloca piattaforme e CRM tra le aree che trainano gli investimenti. Pagamenti e logistica risultano ambiti consolidati, mentre le tecnologie innovative costituiscono il segmento più contendibile per i fornitori. Per catalogo e marketplace emerge una distanza tra il 35% che investe in misura significativa e il 28% che non prevede investimenti.

La logistica presenta una contraddizione specifica: viene indicata come la sfida più urgente, ma un’azienda su quattro non programma spese in questo settore. Anche tra le agenzie cambia la composizione dell’offerta: il 53% dispone di almeno un prodotto o software proprietario, mentre la quota che opera esclusivamente attraverso servizi e consulenza è scesa al 6%.

Clienti e fornitori divergono sugli ostacoli

L’integrazione con i sistemi già in uso è l’unico ostacolo all’adozione tecnologica sul quale merchant e fornitori concordano. Per il resto, le valutazioni si allontanano. Il 58% dei merchant esprime dubbi sul ritorno economico degli investimenti e il 40% segnala difficoltà nel verificare l’affidabilità dei fornitori; questi ultimi riconoscono tale problema soltanto nel 15% dei casi.

La mancanza di competenze interne ai clienti viene invece indicata dal 64% dei fornitori, contro il 10% dei merchant. La distanza riguarda quindi non soltanto quali tecnologie acquistare, ma anche la diagnosi delle difficoltà che ne frenano l’adozione.

I risultati sono stati discussi all’Ecommerce Tech Summit con manager e operatori del settore. Per le decisioni dei prossimi dodici mesi, la ricerca affianca ai dati su soddisfazione e investimenti una mappatura di tecnologie, servizi e agenzie attivi in Italia, distinguendone le specializzazioni.

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Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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