Fabio Mauri, il genio dell’avanguardia che ha previsto il nostro presente politico
Il ritratto di un personaggio attuale da riscoprire continuamente

di Lapo Mazza Fontana —
Nato a Roma nel 1926 da una famiglia profondamente legata al mondo dell’editoria (il padre Umberto diresse le Messaggerie Italiane e lo zio Valentino Bompiani fondò la celebre omonima casa editrice) Fabio Mauri attraversa il Novecento italiano da protagonista assoluto e laterale al tempo stesso.
La formazione
La sua formazione intellettuale si nutre di letteratura, filosofia e di una netta volontà di incidere socialmente e politicamente sul suo tempo, come ad esempio avverrà per i suoi rapporti con Pier Paolo Pasolini, incontrato a Bologna già durante gli anni del Ginnasio al Galvani. Artista certamente definibile come eclettico e di cesura, Fabio Mauri non si è mai limitato alla produzione di oggetti pittorici; sebbene la sua ricerca visiva partisse dai celebri Schermi alla fine degli anni Cinquanta (considerati una straordinaria intuizione sul cinema e sulla televisione come vere e proprie forme simboliche del mondo), la sua cifra distintiva risiedeva e risiede tutt’oggi nell’aver inventato una vera e propria arte saggistica.
Lo schermo televisivo
Fabio Mauri percepì infatti in quegli anni la potenza e l’ambiguità dello schermo televisivo come oggetto chiave della società occidentale e globale. I suoi primi Schermi aggettanti rigorosamente bianchi (in cui poteva comparire la scritta “Fine”/”The End”) sono infatti la cifra del cambiamento della nostra società. Lo schermo verticale o orizzontale, anticipando l’iPhone di 40 anni, avrebbe nella storia dell’uomo determinato un prima e un dopo modificando innumerevoli aspetti delle nostre vite e rappresentando il mezzo principale di comunicazione, propaganda e manipolazione.
In tal modo attraverso performance, installazioni monumentali e libri d’artista, Fabio Mauri ha contribuito alla trasformazione della Storia collettiva, dei suoi traumi e delle sue ideologie nella materia della propria estetica. Si potrebbe dire in tal senso non dissimilmente da altri grandi protagonisti di quell’epoca straordinaria tra la Seconda guerra mondiale ed il dopoguerra (certo il paragone con il panorama odierno risulta spesso sconfortante), ma Fabio Mauri ha non solo ovviamente un suo taglio personale, ma una sua unica complessità di fondo.
Le notizie piu' importanti di finanza, economia e mercati, dritte nella tua inbox.
L’attualità dei messaggi politici e sociali
Rivedere oggi le grandi azioni performative di Fabio Mauri significa compiere una visita disillusa nella radiografia del potere. La sua rappresentazione “Che cosa è il fascismo” che resta una delle sua opere più iconiche, presentata per la prima volta nel 1971 e poi replicata in prestigiosi contesti internazionali, definisce la natura teatrale e seduttiva della propaganda. Gli spettatori vengono posti in un dispositivo scenico che ricrea l’atmosfera e i riti del regime, dimostrando quanto sia sottile il confine tra il consenso di massa e la sospensione brutale e malvagia della coscienza critica.
In un presente internazionale segnato dal non troppo lento disfacimento dell’ordine mondiale imbastito nel secolo scorso, con il ritorno di tensioni centrifughe, di conflitti ideologici e da una pervasiva manipolazione mediatica della realtà, il messaggio di Fabio Mauri torna oggi al centro della scena. Opere come “Ebrea” o le riflessioni sul linguaggio inteso come guerra come “Language is war” ammoniscono sul pericolo costante dell’intolleranza scientifica, del razzismo normalizzato e della superficialità istituzionalizzata. Fabio Mauri usava il corpo e lo spazio per dimostrare che il Fascismo non è solo un reperto storico del passato, ma una potenziale degenerazione sempre in agguato nelle pieghe di ogni democrazia.
Per anni si è fatto molto AL LUPO AL LUPO sui pericoli di ritorno del Fascismo, spesso contemporaneamente sottovalutandone le forme più contemporanee e attualizzate, in modo altrettanto inconsapevole e subdolo. Fabio Mauri anche in questo caso aveva dato un avvertimento non solo figlio del suo tempo, ma anche con uno sguardo avanzato e in tal senso profetico.
La necessità di una rivalutazione nel pantheon europeo
Nonostante sia stato un precursore assoluto, invitato a ripetute edizioni della Biennale di Venezia e protagonista di numerose mostre negli spazi internazionali più importanti, da Parigi a Londra, da Buenos Aires e Vancouver a New York, dove la sua presenza è stata più costante, la figura di Fabio Mauri merita ancora oggi un posto di ben maggiore centralità nel canone ufficiale dei grandi maestri del Novecento italiano ed europeo.
Spesso letto erroneamente come in parte confinato nell’alveo ristretto degli addetti ai lavori o degli storici dell’avanguardia concettuale, il suo nome sconta quel ritardo tutto italiano nel riconoscere appieno i propri giganti intellettuali capaci di dialogare alla pari con i mostri sacri alla Anselm Kiefer, Joseph Beuys, Jannis Kounellis, Mario Schifano, Andy Warhol o Michelangelo Pistoletto.
Ergo risulta nuovamente molto attuale la valorizzazione del patrimonio artistico e concettuale lasciato da Fabio Mauri, custodito e promosso dallo Studio Fabio Mauri/Associazione per l’Arte L’esperimento del mondo e dal suo invero appassionatissimo presidente Santiago Mauri. Le diverse attività quali mostre in musei e gallerie, conferenze, performance teatrali, pubblicazioni ed importanti retrospettive museali, come quella attualmente visibile al Maxxi L’Aquila nelle sale di Palazzo Ardinghelli, curato da Cattelan e Papini (dal 26 settembre 2026 fino al 24 gennaio 2027), sono quindi un atto di intelligenza culturale nei confronti di un autore colto e radicale. Soprattutto in questo frangente storico la più approfondita conoscenza delle opere e della figura storica di Fabio Mauri assume il titolo di una necessità civile per le giovani generazioni di artisti, curatori e in fondo anche di cittadini, comuni e non, chiamati a misurarsi con un’arte che rifiuta il mero ornamento per farsi strumento di resistenza e di concreta vigilanza etica.
E nel centenario della nascita di Fabio Mauri, il Catalogo Ragionato curato da Carolyn Christov-Bakargiev si inserisce in un anno di mostre e progetti dedicati all’artista. Oltre 3.600 opere tra lavori, fotografie e riflessioni teoriche: pubblicato in edizione italiana da Allemandi e in edizione inglese da Hatje Cantz, il volume rappresenta lo studio più completo dedicato all’opera di Fabio Mauri fino a oggi.
Le notizie più lette su LaMiaFinanza












VIDEO INTERVISTE
Motori
REAL ESTATE
LMF crypto
LMF food
LMF private markets
LMF arte
Legal
LMF green