Azionario Giappone, il 2019 sarà all’insegna della volatilità

Cédric Le Berre -

Il mercato azionario giapponese ha subito un forte calo nel dicembre 2018, con il Nikkei in ribasso del 10,5% e il TOPIX in discesa del 10,4% rispetto al mese precedente.

In un contesto di tassi d’interesse in rialzo da parte della Fed, crescono i timori di un rallentamento economico globale causato dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, a cui si aggiungono le preoccupazioni per le tensioni politiche negli Stati Uniti, culminate nello shutdown.

Al calo riportato dal mercato azionario USA il 3 gennaio, ha fatto seguito il giorno dopo quello del mercato giapponese sulla scia dei crescenti timori di un rallentamento economico evidenziato dall’indice manifatturiero ISM di dicembre, in peggioramento rispetto alle attese, e dalla revisione al ribasso degli utili di Apple. Considerato che sembra difficile intravedere una soluzione nel breve periodo della disputa tra Stati Uniti e Cina, ci aspettiamo che il mercato azionario giapponese resti volatile. Detto questo, dopo il brusco calo di dicembre dello scorso anno, il livello di PE delle azioni dell’indice TOPIX è sceso a 11x raggiungendo i livelli minimi da febbraio 2016 e pertanto vediamo rischi di ribasso contenuti per il mercato azionario giapponese.

Per quanto riguarda gli utili societari giapponesi, mentre le prospettive sembrano essere leggermente peggiorate rispetto all’inizio dell’anno fiscale nell’aprile dello scorso anno, restano comunque solide e non ci sono segnali di un calo significativo. All’inizio di gennaio lo yen si è rafforzato rispetto al dollaro che veniva scambiato a 107 yen, livelli paragonabili a quelli di aprile 2018. Sebbene il livello attuale sia peggiore di quanto ipotizzato dalle imprese quando hanno formulato le guidance, non ci aspettiamo revisioni al ribasso significative se non ci sarà un ulteriore apprezzamento. Inoltre, vediamo anche i buyback delle imprese e l’acquisto di ETF da parte della BOJ come fattori di supporto quando il mercato crolla.

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Ad oggi, abbiamo sovra-pesato alcuni settori sottovalutati come quello finanziario (banche e società di brokeraggio), dei consumi discrezionali (auto) e dei materiali, mentre siamo sotto-pesati su settori sopravvalutati come quello dei beni di prima necessità, gli industriali e l’IT.

Per quanto riguarda le società finanziarie e del settore automotive su cui siamo attualmente overweight, siamo consapevoli che probabilmente resteranno sottovalutate per i timori crescenti di un rallentamento economico. Tuttavia, dato che le valutazioni sono sufficientemente interessanti, ci aspettiamo che riporteranno una sovraperformance quando le preoccupazioni per il rallentamento si placheranno.


Cédric Le Berre – Investment Specialist and Fund Analyst – Union Bancaire Privée (UBP)

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