La Fed e il Tesoro tentano il tutto per tutto

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L’opinione negativa sugli USA si riferisce soprattutto al ritardo nel riconoscere il problema COVID-19, benché i nuovi casi mostrassero lo stesso tasso di crescita esponenziale rilevato altrove. Considerata l’adozione tardiva di misure di sanità pubblica, gli sforzi dovranno superare quelli di Europa e Asia. Mercati del lavoro molto flessibili significano anche che i tassi di disoccupazione saranno particolarmente drammatici. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione hanno già superato i 3 milioni, con molti altri licenziamenti previsti.

L’aspetto positivo, tuttavia, è che non c’è stata risposta monetaria e fiscale più massiccia di quella statunitense. La Federal Reserve (Fed) ha guidato la carica riducendo a zero il suo tasso di riferimento. Ha inoltre tentato il tutto per tutto sul fronte del quantitative easing (QE), annunciando uno strumento a sostegno dei crediti per le piccole e medie imprese (ossia per l’83% dei libri paga non agricoli). Quanto al pacchetto fiscale del Tesoro, è notevole sia in termini di portata che di ampiezza, per non parlare della rapidità con cui è diventato legge. Ai fini di un confronto, il piano Marshall post seconda guerra mondiale prevedeva uno stanziamento di 17 miliardi di dollari, che oggi corrisponderebbero a 1.300 miliardi di dollari. La risposta al COVID-19 è uno sbalorditivo stanziamento di 2.000 miliardi di dollari: lo stimolo fiscale di maggior portata mai adottato negli USA.

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Dal punto di vista qualitativo, molte delle disposizioni previste sono decisamente positive, in particolare i 130 miliardi di dollari per ospedali e altri mezzi per combattere il virus, i 200 miliardi di dollari di agevolazioni fiscali alle aziende (anche se il modo in cui saranno destinati non è ancora chiaro), o i 367 miliardi di dollari per sovvenzioni a piccole attività (amministrati attraverso le banche). I 150 miliardi di dollari assegnati agli stati per combattere il virus, però, probabilmente non saranno sufficienti. Inoltre, se la combinazione tra sussidi di disoccupazione e assegni diretti costituirà un’ancora di salvezza per molte delle famiglie più vulnerabili, preferiamo l’approccio europeo, che prevede la copertura degli stipendi dei lavoratori in congedo, poiché mantiene intatto il rapporto di lavoro.

In conclusione, la portata della recessione dipenderà dall’efficacia della risposta in termini di sanità pubblica e dal tempo necessario affinché gli incentivi economici arrivino nelle mani dei consumatori. Il nostro scenario di base è quello di una brusca contrazione nella prima metà dell’anno (fino ai livelli del 2016), seguita da una ripresa altrettanto decisa, che porterà il PIL dell’intero anno a -2%. Tuttavia non possiamo escludere uno shock di maggiore durata, nel quale le misure di salute pubblica si rivelano inadeguate, con conseguente calo della crescita dell’intero anno di un ben più drammatico 7%.

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