La centralità del Trade Finance nell’attuale contesto economico globale

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Nell’attuale contesto storico, permeato a tutti i livelli dall’incertezza, alcuni settori della finanza acquisiscono un ruolo preminente nel favorire transazioni e scambi commerciali tra differenti Paesi. Tra questi rientra il Trade Finance, attività che mira a finanziare operazioni di interscambio commerciale a livello globale. Questa pratica chiama in campo diversi attori. Se da un lato, infatti, troviamo istituzioni nate con l’obiettivo di finanziare l’importazione di beni, dall’altro esiste un sistema volto a garantire l’eventuale mancato pagamento dei debiti contratti nei confronti dei paesi esportatori.

Il livello di globalizzazione raggiunto nel ventunesimo secolo, che ha portato a un aumento senza precedenti degli scambi commerciali tra Paesi, unito all’improvviso cambio di scenario socio-economico generato dalla crisi sanitaria deflagrata quest’anno, hanno portato a un forte incremento delle domande di dilazione dei pagamenti e del generale rischio di credito nelle transazioni commerciali internazionali, con conseguente aumento del supporto finanziario richiesto agli operatori specializzati.

Ciò è tanto più vero nell’ambito di scambi con Paesi emergenti, che già prima della pandemia richiedevano l’adozione di pratiche di mitigazione del rischio maggiormente sofisticate, rese possibili anche grazie al supporto del World Bank Group. È in questi contesti che realtà come CFE Finance affiancano le banche commerciali e le Agenzie di credito all’esportazione, (ECA), finanziando operazioni di interscambio commerciale attraverso veicoli di investimento creati ad hoc.

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Tra i diversi strumenti a disposizione rientrano i buyers’ credit (linee di credito a breve e medio termine concesse a un importatore da una banca o un istituto finanziario, per finanziare l’acquisto di beni strumentali, servizi e altri beni di valore – credito acquirente), i suppliers’ credit (dilazioni di pagamento concesse all’operatore con la controparte estera – credito fornitore), le silent confirmation (accordi tra il beneficiario e la banca “che conferma silenziosamente”) e i credit loan. A seconda del tipo di operazione, la società specializzata in soluzioni di Trade Finance finanzia il Paese esportatore o il Paese importatore, assumendosi dunque sia i rischi di credito diretti o assistiti da garanzie bancarie o assicurative, sia i cosiddetti rischi sovrani.

Tra i diversi attori del settore del Trade Finance globale, il Club de Paris ne ricopre uno di particolare rilevanza. Costituito negli anni Cinquanta, si tratta di un gruppo informale di creditori che raccoglie i 22 Paesi più ricchi al mondo. Scopo del Club de Paris è individuare soluzioni sostenibili per la rinegoziazione del debito di Paesi in via di sviluppo che incontrano difficoltà nei pagamenti. Dalla sua nascita, il Club ha siglato 470 accordi con 99 Paesi debitori, per un totale di 588 miliardi di dollari di debiti rinegoziati.

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Tutte le operazioni di cui si occupa il Club de Paris sono assicurate e come in tutte le assicurazioni esiste un differenziale, pari normalmente al 10-15%, tra l’ammontare del valore del debito che viene coperto dall’assicurazione e il totale dello stesso, la cosiddetta franchigia, a carico dell’esportatore.

CFE Finance finanzia operazioni ristrutturate al Club de Paris fin dal 2001 prendendo parte a consistenti operazioni sul debito sovrano di paesi come l’Algeria, la Russi (ex URSS), il Perù e l’Iraq, diversi paesi africani e asiatici. Più recentemente, la società è intervenuta in contesti quale l’Argentina.

Il ruolo del Trade Finance è dunque oggi quanto mai centrale per sostenere la ripresa dell’economia globale, poiché consente di definire e implementare soluzioni sofisticate a supporto delle esportazioni da e verso Paesi che presentano un elevato profilo di rischio e in cui altre istituzioni finanziarie preferiscono non esporsi.

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