Il Covid non ha invertito il Bull Market secolare

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Il terzo trimestre del 2021 volge al termine, con alcuni indici azionari che hanno toccato dei valori record. Lo Standard & Poor 500, rappresentativo dell’economia statunitense, realizza quasi il +20% da inizio anno e le perdite subite allo scoppio della pandemia ormai sono solo un lontano ricordo. Infatti, analizzando alcune dinamiche, riteniamo che il contesto attuale possa delinearsi come un bull market secolare, che tipicamente può avere anche una durata di vent’anni.

Le condizioni favorevoli delle politiche fiscali e monetarie, i bassi tassi di interesse ed i robusti utili societari hanno continuato a spingere i prezzi azionari al rialzo, nonostante le valutazioni di mercato siano storicamente elevate. Sulla base delle ultime trimestrali al 30.06.2021, si può osservare come l’87% delle aziende incluse nell’S&P 500 abbiano battuto le aspettative di crescita annuale dei profitti, ovvero il dato percentuale più alto dal 2009. Inoltre, i mercati rialzisti secolari sono guidati da cambiamenti dell’economia di natura strutturale e “disruptive”. Negli Stati Uniti ne abbiamo individuati alcuni: dal 1916 al 1929 guidato dall’utilizzo dell’acciaio e dal 1983 al 2000 grazie allo sviluppo del settore TMT (Tecnologia, Media, Telecomunicazioni). E quello più recente? Stando alle nostre analisi tecniche, quello più recente inizia nel 2013 e si poggia su due driver strutturali: la digitalizzazione e la transizione energetica.

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La parentesi Covid-19, nonostante fosse del tutto inaspettata e mai accaduta, non ha invertito la tendenza del mercato rialzista e ciò è tipico in un bull market secolare. Gli incidenti di percorso, in generale, possono verificarsi e spesso possono avere anche una portata rilevante: nel quarto trimestre del 2018, a causa di un insieme di fattori di rischio (trade war USA-China, Brexit, rallentamento economico), l’S&P 500 aveva subito un calo del -14% circa. E in quel caso il recupero era stato realizzato in tempi relativamente brevi. A causa dei crolli di Marzo 2020, invece, l’indice azionario segnava un -20% al termine del primo trimestre dello scorso anno, ma già a Luglio aveva recuperato le perdite, a cui hanno fatto seguito nuovi rialzi con l’accelerazione dei trend legati al digitale e all’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

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