Azionario: fine anno in calo dopo banche centrali, in attesa dei risultati annuali

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Le comunicazioni che hanno accompagnato gli ultimi rialzi dell’anno di FED e BCE hanno raffreddato le speranze dei mercati per una politica monetaria meno restrittiva. La Fed ha detto di aspettarsi che i tassi raggiungano un picco di oltre il 5%, più di quanto si aspettavano i mercati, mentre la Bce ha peggiorato le sue prospettive sull’inflazione.

Ancora una volta, quindi, gli investitori sono stati scottati dalla determinazione delle banche centrali a combattere l’inflazione, respingendo la prospettiva della tanto attesa svolta nella politica monetaria. Alla fine del mese, tale prospettiva si è ulteriormente allontanata dopo che la Cina ha annunciato la revoca delle sue misure anti-Covid. Una decisione positiva per la crescita economica globale, ma che rischia di ostacolare il calo dell’inflazione.

A soffrire soprattutto i settori della tecnologia e dei consumi discrezionali, che stanno risentendo dell’aumento dei tassi e della violenta recrudescenza dei casi di Covid-19 in Cina.

Attesa per i risultati societari annuali

Nelle prossime settimane, al di là dell’evoluzione della situazione sanitaria in Cina e in assenza di un messaggio pianificato da parte delle banche centrali, gli investitori potrebbero mostrare un atteggiamento attendista fino alla pubblicazione dei primi risultati annuali, che permetteranno di tastare il polso dell’economia reale.

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Al di là delle indicazioni sull’anno, questi risultati dovrebbero consentire alle aziende di condividere le proprie prospettive in termini di crescita ma soprattutto di redditività, vista l’elevata inflazione registrata. In un contesto di previsto rallentamento della crescita, questi elementi saranno preziosi per determinare quali società possono generare crescita nei loro risultati.

Infatti, se per il mercato azionario europeo nel suo complesso la compressione dei multipli di valutazione registrati lo scorso anno ha permesso di tornare su livelli prossimi alla media di lungo periodo, ciò significa che per il 2023 il principale driver della performance dovrebbe essere legato alla capacità delle aziende di crescere in un contesto ancora molto incerto.

Manca visibilità

L’impatto dei tassi sui multipli di valutazione, per il 2023, sarà minimo. Sarà piuttosto la direzione degli utili ad avere un impatto. Se veramente avremo una recessione, gli utili societari caleranno. Questo dipenderà da una serie di variabili sulle quali abbiamo ancora poca visibilità: per esempio non possiamo prevedere le temperature per la seconda parte dei mesi invernali e dunque le tendenze nella domanda di gas, né come si evolverà la guerra in Ucraina. Al momento ci sono troppe incognite e questo ci porta a mantenere una strategia che punti a investire dove possiamo avere più visibilità o più probabilità di vedere una crescita del fatturato e degli utili.

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Per le prossime settimane ci aspettiamo un po’ di volatilità data la mancanza di visibilità sulla direzione che prenderanno gli utili. E con il rallentamento in atto facciamo fatica a pensare che gli utili aziendali vengano rivisti al rialzo nel 2023. Ma è ancora troppo presto per sapere quale sarà l’ampiezza delle revisioni al ribasso.

Ancora una volta, quindi, pensiamo che sia importante mantenere una buona diversificazione e ci concentriamo su società che combinano la capacità di adeguare i prezzi, avere visibilità e/o prospettive di crescita attraverso l’esposizione a temi di lungo termine, nonché una solida struttura finanziaria, come ad esempio, le banche, che dovrebbero beneficiare dei tassi in rialzo, e le società coinvolte nella transizione energetica o nell’innovazione digitale.

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