Inflazione italiana stabile all’1,6%_Commento di ING

Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING -

Con tutti i fattori trainanti destinati a rimanere sostanzialmente invariati, prevediamo che l’inflazione in Italia continuerà a muoversi all’interno di una fascia ristretta inferiore al 2% nel quarto trimestre e confermiamo la nostra previsione di un’inflazione media dell’1,7% per il 2025.

Secondo i dati preliminari dell’Istat, l’inflazione italiana è rimasta stabile all’1,6% a settembre, in linea con le nostre previsioni. L’accelerazione dei prezzi dei prodotti alimentari trasformati e dei beni energetici ha compensato il rallentamento dei prezzi dei prodotti alimentari freschi, lasciando invariato il tasso di inflazione complessivo. L’indice armonizzato, che ha risentito dei saldi di fine estate, è salito leggermente all’1,8%.

L’indice core, che esclude i prodotti alimentari freschi e l’energia, è rimasto stabile al 2,1% su base annua. Con il rallentamento dell’inflazione dei servizi e l’aumento dell’inflazione dei beni, il divario tra i due è leggermente diminuito all’1,9% (dal 2,1% di agosto).

La stabilità dell’inflazione sembra la conseguenza naturale di un’economia stagnante, di un euro relativamente forte e della scelta dell’UE di non ricorrere a dazi di ritorsione contro gli Stati Uniti. Poiché non prevediamo un’imminente accelerazione sostanziale dell’attività economica, questi fattori sembrano destinati a rimanere in vigore, almeno nel breve termine. Inoltre, se si trovasse presto una soluzione al conflitto tra Israele e Gaza, il rischio di un aumento del prezzo del petrolio diminuirebbe ulteriormente. Nel frattempo, i prezzi del gas si sono stabilizzati intorno ai 31 €/MWh e, con lo stoccaggio nazionale al 92% della sua capacità, i rischi di un aumento dei prezzi dell’elettricità dovuto a carenze di approvvigionamento sembrano bassi.

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Anche la crescita dei salari, potente motore dell’inflazione dei servizi, si è raffreddata al 2,8% in luglio, nonostante il basso tasso di disoccupazione. Ciò sta rallentando il recupero del divario di potere d’acquisto, che si è notevolmente ampliato nel 2022 e nel 2023 e che deve ancora essere colmato. In un contesto che rimane incerto, sembra improbabile un’imminente accelerazione dei consumi privati che induca un’inflazione da eccesso di domanda. Anche le intenzioni di prezzo emerse dalle indagini sulle imprese segnalano un approccio prudente in materia di prezzi nei prossimi mesi, senza deviazioni rilevanti dalle attuali politiche in nessuna direzione.

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