Meeting BCE

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BCE: In attesa

Non sono attese sorprese dalla riunione della BCE di giovedì. Durante l’estate, la presidente Christine Lagarde ha chiarito che un nuovo taglio dei tassi non è all’ordine del giorno. Ciò non significa, tuttavia, che il ciclo di allentamento sia terminato. Se nei prossimi mesi l’economia dovesse indebolirsi – ipotesi che non rappresenta il nostro scenario di base – i tassi potrebbero essere ridotti nuovamente di 25 punti base, fino all’1,75%.

Rischio finanziario contenuto

Nel breve periodo, è la politica francese la vera preoccupazione per la BCE. I segnali di tensione e sfiducia da parte degli investitori sono numerosi: una chiara sottoperformance dell’indice azionario francese CAC 40 rispetto agli omologhi europei; un marcato allargamento degli spread, con il rendimento decennale ormai in linea con quello italiano; l’incremento del costo delle coperture contro un default sovrano a 5 anni, oggi comparabile a Italia e Portogallo e ben superiore rispetto alla Spagna.

Panico o downgrade? Al momento, non si osserva alcun atteggiamento di timore. Gli investitori esteri, principali detentori del debito francese, continuano a partecipare al mercato. A fine agosto – pochi giorni dopo l’annuncio del voto di fiducia al governo francese, che con tutta probabilità ne determinerà le dimissioni – gli investitori giapponesi hanno acquistato in misura consistente titoli francesi. L’emissione obbligazionaria di lungo termine del 4 settembre è stata accolta positivamente, con forte domanda sia sul decennale sia sul trentennale. Anche l’euro, tradizionale barometro del rischio sovrano come dimostrato durante la crisi del debito del 2012, appare relativamente stabile: il cambio EUR/USD si mantiene su livelli contenuti.

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È probabile che, nei giorni e nelle settimane successive al voto di fiducia dell’8 settembre, i rendimenti a lungo termine francesi continuino a salire, almeno fino alla nomina di un nuovo primo ministro. Uno scenario analogo si era verificato tra dicembre 2024 e gennaio 2025, dopo la sfiducia al governo Barnier, seguito poi da una leggera discesa dei tassi. Per attenuare la volatilità in questa fase delicata, la BCE monitorerà con attenzione la situazione. Come a fine 2024, potrebbe intervenire marginalmente acquistando più debito francese e meno titoli di altri Paesi dell’Eurozona, modulando la chiave di allocazione, così da contenere i costi di finanziamento. Una strategia sufficiente, con ogni probabilità, a evitare una crisi. Le ipotesi di un intervento dell’FMI a Parigi – menzionate qua e là – o di un “momento Liz Truss” appaiono, per ora, fuori scenario.

Crescita europea dinamica

Con l’eccezione della Francia, dove l’attività dovrebbe rallentare nel terzo e quarto trimestre a causa dell’incertezza politica che frena gli investimenti e favorisce il risparmio, la dinamica resta positiva nel resto dell’Unione – trainata in particolare dalla Spagna. Nel Paese, la produzione cresce a ritmo sostenuto, supportata da bassi costi di finanziamento e da prezzi dell’energia contenuti, confermando il superamento degli anni più difficili. Anche la Germania, reduce da trimestri complessi con crescita nulla nel 2025, dovrebbe tornare a salire nel 2026. Ci si attende una ripresa del settore manifatturiero nei prossimi mesi. Nel complesso, l’attività economica dell’Eurozona rimane resiliente, nonostante la guerra commerciale, i cui effetti negativi su fiducia di imprese e consumatori appaiono tutto sommato limitati.

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Infine, il parametro centrale per la BCE: l’inflazione. Essa dovrebbe stabilizzarsi attorno al 2,1% nel quarto trimestre, per poi scendere ben al di sotto dell’obiettivo della banca centrale, fino all’1,8% nel 2026. In questo contesto, mantenere lo status quo sembra effettivamente l’opzione più appropriata per l’istituzione europea.

 

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