Presentata la ricerca 2025 dell’Osservatorio promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano

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Crescono a due cifre in Italia i Family Office, che l’1 giugno 2025  hanno raggiunto quota 244 (+10,4% rispetto a giugno 2024): 126 Single Family Office (SFO), 96 Multi-Family Office (MFO) e 22 organizzazioni di origine bancaria, che aggregano risorse e know-how per servire più famiglie e ottimizzare le economie di scala. I Single Family Office, in forte prevalenza rispetto alle altre tipologie, si sono imposti già nel decennio 2011-2020, trainati da esigenze di gestione patrimoniale sempre più sofisticate: l’aumento del settore riflette sia la continuità di imprese familiari operative sia la nascita di strutture a seguito di eventi di liquidità (56%), con una forte concentrazione nel Nord Italia (90%, se si considera che 9 sono all’estero) a partire dalla Lombardia (61, 48%), seguita da Veneto (17), Piemonte (12) ed Emilia-Romagna (9) che coprono un ulteriore 30% circa del totale. L’analisi dei settori di business da cui derivano i Single Family Office censiti mostra come il manifatturiero faccia la parte del leone: industria dei materiali e meccanica e impiantistica da sole rappresentano 28 casi, poi tessile, moda e abbigliamento (20 casi) e arredamento e design (7 casi).

Sono alcuni dati del censimento aggiornato sui Family Office condotto dall’omonimo Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano e presentato oggi nel Report 2025 insieme ai protagonisti del settore. L’Osservatorio si distingue infatti per il suo approccio di ‘ricerca applicata’, fatta di raccolta di dati e interviste sul campo, dove gli esponenti delle famiglie, i professionisti e le società partner hanno un ruolo cruciale, poiché forniscono i temi di indagine, i contenuti tecnici e professionali e le interpretazioni concrete delle ricadute che le analisi producono sul mondo reale. Una realtà segnata da crescente volatilità macroeconomica e tensioni geopolitiche che obbligano i Family Office a evolversi rapidamente per proteggere e far crescere il patrimonio familiare. Inoltre, la complessità e la frammentarietà della regolamentazione finanziaria e fiscale richiede un’attenta valutazione del rischio normativo e un adeguamento costante delle strategie.

Il Report 2025 mostra come i Family Office in Italia affrontino queste sfide attraverso la professionalizzazione (in particolare i Multi-Family Office) e l’adozione di tecnologie avanzate, servendosi di approcci integrati che combinano piattaforme digitali, analisi predittive e modelli di engagement familiare per migliorare l’efficacia delle decisioni e la trasparenza dei processi. Vengono anche proposti framework normativi e concettuali che aiutano a pensare il processo di investimento dei Family Office, il quale si deve necessariamente integrare con la governance familiare e la continuità del patrimonio e dei valori attraverso le generazioni.

“Il settore sta vivendo una trasformazione profonda legata alla crescente professionalizzazione e sofisticazione delle pratiche di gestione patrimoniale e di investimento – conferma Josip Kotlar, direttore scientifico del Report -. Sia i Single Family Office che i Multi-Family Office si stanno strutturando come organizzazioni complesse e multidisciplinari, in cui competenze finanziarie, legali, fiscali e strategiche si integrano. Un elemento chiave è l’adozione di strumenti digitali avanzati, con l’introduzione di metodologie data-driven basate su algoritmi e intelligenza artificiale che permettono di monitorare in tempo reale l’andamento dei portafogli, di effettuare analisi approfondite di rischio e rendimento e di simulare scenari alternativi, aumentando l’efficienza delle decisioni e la personalizzazione delle strategie di investimento. Non va dimenticato infatti che il Family Office non è solo un gestore finanziario, ma il custode della visione e della cultura familiare, con un ruolo strategico che combina competenze tecniche e sensibilità relazionale”.

“Il Family Office rappresenta un punto di equilibrio tra due dimensioni cruciali – spiega Alfredo De Massis, co-direttore scientifico e chair dello Scientific advisory board -: da un lato, la gestione finanziaria vera e propria, che comprende la costruzione di portafogli diversificati, l’analisi di nuove opportunità di investimento, l’ottimizzazione dei rendimenti; dall’altro lato, la continua relazione con gli obiettivi di lungo periodo della famiglia, che vanno ben oltre il mero incremento del capitale e possono includere la preservazione del patrimonio attraverso le generazioni, la promozione di valori condivisi, l’investimento in iniziative filantropiche o sociali, il sostegno alla crescita imprenditoriale familiare. Si tratta di mediare tra il desiderio di partecipazione dei membri familiari (willingness) e la necessità di affidare la gestione a professionisti qualificati (ability)”.

Il censimento dei Single Family Office italiani: composizione, obiettivi, collaborazioni

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I Single Family Office impiegano mediamente 9 professionisti ciascuno, con un modello operativo snello, focalizzato sulle funzioni core, e il ricorso a partner esterni per attività specialistiche. Il 56% nasce in seguito a un evento di liquidità e il 24% per professionalizzare la gestione patrimoniale; gli obiettivi prioritari sono il monitoraggio/controllo (42%) e la diversificazione (25%) del patrimonio. Il rapporto con la famiglia è continuativo (nel 46% con incontri settimanali), con uno stretto coinvolgimento della stessa sulle decisioni strategiche e identitarie, come asset allocation, investimenti diretti e governance successoria, mentre servizi fiscali e legali sono prevalentemente esternalizzati.

Solo il 40% dei SFO collabora con altri Family Office, principalmente tramite club deal e partnership di investimento (81% dei casi). Questa chiusura riflette esigenze di riservatezza, ma potrebbe evolvere alla luce della crescente complessità degli investimenti e delle opportunità di co-investimento. La composizione generazionale del patrimonio (46% in mano alla prima generazione, solo 21% alla terza) indica un settore relativamente giovane, chiamato ad affrontare nei prossimi anni sfide cruciali di passaggio generazionale, rafforzamento della governance e apertura a modelli di cooperazione selettiva.

Le strategie di investimento dei Single Family Office, modelli, pratiche e traiettorie evolutive

Le dinamiche di asset allocation mostrano un crescente peso di private equity, venture capital e investimenti alternativi, accanto a una progressiva integrazione di criteri ESG e impact investing. I Single Family Office italiani, pur con dimensioni mediamente inferiori e un approccio ancora prudente, stanno evolvendo verso modelli più sofisticati, avvicinandosi per certi aspetti agli endowment fund statunitensi, che offrono spunti preziosi in termini di governance, disciplina e capacità di generare rendimenti resilienti nel lungo periodo.
Le partecipazioni detenute si concentrano in imprese giovani e dinamiche, con una netta prevalenza di società fondate negli ultimi due decenni.

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Dal punto di vista geografico emerge una preferenza per l’Italia (53%) e in particolare per la Lombardia, poi Veneto, Piemonte e Lazio, pur con aperture selettive verso mercati esteri avanzati come Stati Uniti (12%) e Regno Unito (6%). La composizione settoriale conferma l’interesse per il finance e l’insurtech (16%), le tecnologie ad alta intensità innovativa (12%) e il real estate (10%), a cui si affiancano comparti più tradizionali. Ne deriva un modello ibrido, che combina radicamento territoriale e diversificazione, propenso a sostenere iniziative imprenditoriali ad alto potenziale.

La definizione delle strategie di investimento richiede di integrare fattori finanziari, patrimoniali e relazionali, in un contesto segnato da megatrend globali come il “great wealth transfer”, il cambiamento climatico, la mobilità internazionale e l’intelligenza artificiale. Risulta cruciale bilanciare la complementarietà tra Family Office e family business, favorire l’allineamento intergenerazionale e coniugare volontà e capacità nella gestione del patrimonio. La sostenibilità di lungo periodo dipende da una governance chiara, dal coinvolgimento delle nuove generazioni e dalla capacità di tradurre valori familiari in scelte di investimento resilienti e innovative.

Le logiche d’investimento dei Multi-Family Office italiani: struttura del mercato e priorità operative

Il panorama dei Multi-Family Office italiani conta 96 operatori al 1° giugno 2025, con una netta concentrazione nel Nord Italia e in particolare in Lombardia, che da sola ne ospita 58 (60%), seguita da Veneto (11), Emilia- Romagna (7) e Lazio. Altre regioni ne hanno tra 1 e 3, il Sud ne è quasi totalmente sprovvisto, 5 sono all’estero.

Oltre la metà degli operatori adotta forme societarie regolate (fiduciarie, SCF, SIM, SGR), mentre il resto mantiene assetti meno formalizzati, a riprova di un mercato che oscilla tra modelli di governance altamente strutturati e approcci più flessibili. La forma fiduciaria è scelta da 27 MFO (44% delle forme strutturate), le Società di Consulenza Finanziaria da 15 (25%), le Società di Intermediazione Mobiliare da 17 (28%), le Società di Gestione del Risparmio solo da 2 (3%). La clientela dei Multi-Family Office italiani si concentra nella fascia tra i 50 e i 100 milioni di euro di patrimonio (circa il 30%), seguita da chi ne possiede meno di 50 (24%) e tra 100 e 250 milioni (22%): famiglie “mid-wealth”, mentre le ultra-high-net-worth restano appannaggio dei SFO.

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Gli MFO italiani non costituiscono una categoria omogenea, ma un insieme di realtà differenti per servizi, competenze, governance e posizionamento competitivo. Per orientarsi, l’Osservatorio propone un modello di classificazione basato su sei dimensioni chiave: investimenti indiretti, investimenti diretti, servizi tecnico-legali e fiscali, servizi alla famiglia, servizi lifestyle e allineamento economico. L’analisi incrociata di queste dimensioni consente di identificare archetipi ricorrenti – dalla piattaforma olistica Family Power House al modello più specializzato Deal Club & Co-Invest Office – offrendo un linguaggio comune e strumenti comparativi utili a famiglie, operatori e advisor.

Dall’analisi emerge una crescente istituzionalizzazione del settore, guidato da logiche di potenziamento organizzativo, ampliamento dei servizi e professionalizzazione della gestione patrimoniale. I MFO si stanno configurando come hub di competenze capaci di integrare architetture di investimento sofisticate, governance familiare e servizi a valore aggiunto, con una selettiva internalizzazione delle attività core e il ricorso a partnership esterne per le aree specialistiche. Il framework proposto consente non solo di leggere e comparare i diversi modelli esistenti, ma anche di costruire roadmap dinamiche che orientino le scelte regolamentari, organizzative e strategiche in coerenza con le aspettative delle famiglie servite e le sfide del mercato futuro.

Oltre ai dati e alle interviste raccolti nel corso del progetto, l’Osservatorio si arricchisce delle prospettive degli Institutional Partner: Moltiply Group, GSA Tax&Tech, Banca Patrimoni Sella & C., Sella Fiduciaria, Vontobel, BNL BNP Paribas e Intesa Sanpaolo Private Banking; dei Professional Partners: Alma LED, Cleary Gottlieb Steen & Hamilton, Dentons, Di Tanno Associati, Gatti Pavesi Bianchi Ludovici (GPBL) Studio Legale Associato, Legance Avvocati Associati, Loconte&Partners, Maisto e Associati, PedersoliGattai, Studio Notarile Bevilacqua Simoncini, Tavecchio & Associati, Tremonti Partners, e Studio Legale Withers; degli Executive Partners: ABC Company, Giotto Cellino SIM, Alvarium Tiedemann, ATAI SCF, Corporate Family Office (CFO) SIM, EOS IM, Equinox, Family Next, Fleap, Four Partners Advisory SCF, Mondo Institutional, McKinsey & Company, Nexta, Once Capital Management LLC, Solutions Capital Management (SCM) SIM, Valeur. A questo si aggiunge il supporto dei Patrocinatori AIDAF, AIPB, Assofiduciaria, Assoholding, FA.B.R.I. e STEP Italy e la Media Partnership di WeWealth.

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