HSBC Global Trade Pulse Survey – Fiducia nella crescita internazionale: le aziende italiane si adattano all’incertezza su commercio e dazi
Le imprese internazionali si stanno adattando a una nuova realtà del commercio globale, adottando strategie diversificate per affrontare le difficoltà legate all’evoluzione degli scambi e dei dazi, gestendo allo stesso tempo l’aumento dei costi e le pressioni sul capitale circolante. È quanto emerge dall’indagine Global Trade Pulse di HSBC, che raccoglie le opinioni di 6.750 decision maker aziendali in 17 mercati in materia di dazi e commercio internazionale. In Italia, sono state intervistate 250 aziende con un fatturato compreso tra 50 milioni e oltre 2 miliardi di dollari, in diversi settori industriali.
La fiducia alimenta adattabilità e resilienza
Dopo un primo semestre 2025 impegnativo, le imprese stanno ritrovando stabilità e oggi hanno una visione più chiara del contesto commerciale e tariffario rispetto all’inizio dell’anno. In Italia, come nel resto del mondo, la fiducia nelle prospettive di lungo periodo del commercio internazionale rimane solida. Tre aziende italiane su quattro (74% contro una media globale dell’88%) prevedono una crescita dell’attività commerciale internazionale nei prossimi due anni. Allo stesso tempo, il 62% delle aziende italiane (contro il 75% delle imprese a livello globale) afferma come l’incertezza commerciale le abbia spinte a evolversi e a esplorare nuove opportunità – un segnale che i cambiamenti nel commercio stanno diventando un catalizzatore di rinnovamento, non un motivo di abbandono.
Il 53% delle aziende italiane prevede una crescita dei ricavi nei prossimi due anni (contro il 58% della media globale). Osservando i fattori che hanno influenzato i ricavi negli ultimi sei mesi, la survey di HSBC mostra come le imprese italiane risultino meno colpite da variazioni tariffarie (39% contro 49% della media globale), da cambiamenti nei prezzi (38% contro 47%) e dall’aumento della concorrenza nei mercati principali (30% contro 40%) rispetto ai loro omologhi internazionali.
Il 48% delle aziende italiane si aspetta un aumento dei costi nei prossimi due anni, un dato molto inferiore rispetto alla media globale del 68%. Secondo i partecipanti, i principali fattori che hanno inciso sulla struttura dei costi negli ultimi sei mesi sono stati i prezzi dei fornitori (44% contro 42% a livello globale), dazi o imposte doganali (40% contro 50%) e costi delle materie prime/input (38% contro 43%).
Riorientamento e riequilibrio dei flussi commerciali globali
La survey evidenzia alcuni segnali di riorientamento e un riequilibrio selettivo dei flussi commerciali globali. A livello globale, l’Europa (40%) e il Sud-est asiatico (36%) si posizionano come le principali destinazioni per la crescita. Allo stesso tempo, più di un’azienda su cinque (22%) prevede di ridurre la propria dipendenza dal Nord America come parte della strategia commerciale, molto più che rispetto a qualsiasi altra regione.
Le aziende italiane mantengono in larga parte le proprie strategie commerciali attuali: il 32% continua ad aumentare la propria dipendenza dall’Europa, ampliando le vendite verso Germania (17%), Francia (14%) e Spagna (12%). Nel settore Trasporti & Industriali, il 23% delle aziende italiane sta aumentando le vendite in Germania, un dato superiore alla media complessiva italiana (17%) e alla media globale (19%).
Guardando ai mercati extraeuropei, il 39% delle aziende italiane prevede di ridurre la propria dipendenza dal Nord America, ben al di sopra della media globale del 22%. Il 15% delle aziende italiane B2C sta aumentando le vendite nella Cina continentale, leggermente sopra la media italiana complessiva (12%) e in linea con quella globale (13%). Inoltre, il 18% delle aziende italiane del settore TMT sta incrementando le vendite in Giappone, ben sopra la media complessiva italiana del 12%.
Strategie di adattamento e corridoi commerciali sostengono la resilienza
Nel complesso, le aziende stanno attivamente implementando numerose strategie per mitigare i rischi commerciali, salvaguardare la competitività a lungo termine e adattarsi a un ambiente commerciale volatile. Con l’obiettivo di adattarsi alla “nuova normalità”, la diversificazione è il tema centrale. Le principali azioni intraprese o programmate dalle aziende italiane includono:
- entrare in nuovi mercati e regioni meno colpite dalle perturbazioni commerciali (76%);
- adeguamenti dei prezzi per riflettere costi più elevati o cambiamenti di mercato (75%);
- diversificare i fornitori tra diverse regioni (70%);
- diversificare le fonti di ricavo, ad esempio ampliando le vendite online o sviluppando nuove linee di business (70%);
- riequilibrare il mix di prodotti o servizi (65%);
- nearshoring, avvicinando la produzione ai mercati chiave (57%);
- reshoring, riportando la produzione nel proprio paese d’origine (57%).
La liquidità è un fattore determinante
Le pressioni sul capitale circolante si intensificano a livello globale, ma variano a seconda del profilo aziendale e del paese. Quando è stato chiesto come siano cambiate le esigenze di capitale circolante dal 2024 a causa dell’incertezza commerciale e dei dazi, il 39% delle aziende italiane (rispetto al 46% della media globale) ha risposto che sono leggermente aumentate, registrando alcune pressioni, comunque gestibili all’interno delle strutture esistenti; solo il 4% (rispetto al 17% della media globale) ha affrontato pressioni significative di liquidità o flussi di cassa.
“Le aziende italiane stanno dimostrando una notevole agilità nel navigare l’attuale scenario commerciale. Stanno ripensando le catene di approvvigionamento, aprendo nuove rotte commerciali e rafforzando la resilienza finanziaria. Questa mentalità proattiva consente alle aziende italiane non solo di resistere all’incertezza, ma di trasformarla in una piattaforma per la crescita a lungo termine”, ha concluso Silvia Ciucci, Country Sales Head for Global Trade Solutions per Italia. “In un mondo dinamico e in rapido cambiamento, le aziende hanno bisogno di consulenza, soluzioni e connettività per affrontare la complessità e capitalizzare sulle opportunità di crescita. Le aziende italiane sono state meno colpite dalle interruzioni commerciali rispetto ad altri mercati, mantenendo livelli di capitale circolante sostanzialmente stabili”.






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