La produzione industriale italiana mostra segni di debolezza in ottobre

Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING -

I dati della produzione industriale italiana di ottobre segnalano un nuovo indebolimento e ridimensionano le aspettative di una accelerazione dell’attivitità economica nell’ultimo trimestre dell’anno.

Dopo una forte volatilità nei numeri di agosto e settembre, legata all’effetto delle chiusure aziendali di agosto, si aspettavano i dati di ottobre per meglio capire la velocità di crociera dell’attività industriale nell’ultima parte dell’anno. Gli indicatori anticipatori puntavano ad una lieve contrazione, ma la stima ufficiale segnala un calo più deciso dell’indice destagionalizzato.

L’Istat stima per ottobre una contrazione mensile dell’1% per l’indice della produzione destagionalizzato, e dello 0.3% su base annuale per quello corretto per le giornate lavorative. La flessione mensile riguarda beni di consumo (-1.8%), beni di investimento (-1%) e beni intermedi (-0.3%), e solo la produzione di energia registra un incremento (+0.7%).

Il dettaglio settoriale non fornisce indicazioni perticolari e la dinamica tendencziale media relativa ai primi dieci mesi dell’anno conferma una marcata debolezza per il settore dei mezzi di trasporto e per il tessile abbigliamento e una buona performance di farmaceutica e prodotti di elettronica. La contrazione contenuta per macchinari ed attrezzature sottolinea comunque che la ripartenza del ciclo degli investimenti in impianti e macchinari accennata dai dati di contabilità nazione del terzo trimestre non poggi per ora su basi molto solide.

Il dato di oggi stempera un po’ le aspettative di un possibile contributo positivo dell’industria alla crescita economica nel quarto trimestre del 2025. I lievi miglioramenti dell’indice deglio ordinativi ed il lieve calo delle scorte segnalati dall’indagine sulla fiducia delle imprese di novembre dovrebbero tradursi in maggiore produzione nei mesi a venire, ma questo avverrà probabilmente in modo graduale. Per assistere ad una accelerazione più decisa occorrerà verosimilmente attendere che l’ambizioso piano di investimenti tedesco cominci ad essere messo a terra, evento non molto probabile prima della seconda metà del 2026.

Il dato della produzione industriale di oggi non cambia lo scenario, ma conferma come l’uscita dalla stagnazione sia un processo non privo di inciampi. Continuiamo ad attenderci un quarto trimestre di crescita del PIL positiva per l’Italia, ma il rischio è ora più alto che a sopportarne l’onere sia ancora una volta il comparto dei servizi.